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Bella Ciao 2.0: verso un nuovo Rinascimento? di Matteo Losapio

creato da Matteo L. ultima modifica 29/11/2019 13:49
Un Rinascimento fatto di idee, di pensiero, di cultura in circolo, al suono di un canto Made in Italy divenuto espressione di nuove forme di protesta
Bella Ciao 2.0: verso un nuovo Rinascimento? di Matteo Losapio

Maschera di Salvador Dalì, divenuta celebre grazie alla serie televisiva "La casa di carta""

Un canto si aggira per il mondo e solo chi non vuole ascoltare ne è sordo. Parafrasando il celebre inizio del Manifesto del Partito Comunista, la canzone di cui stiamo parlando è, certamente, Bella ciao. Nato come canto popolare prima ancora della Seconda Guerra Mondiale è celeberrimo in tutto il mondo per essere stato il canto partigiano per eccellenza. Diffuso subito dopo la Liberazione dell’Italia dal Fascismo, Bella Ciao è divenuto il simbolo della protesta, della resistenza e della lotta contro il fascismo e ogni forma di autorità oppressiva e dittatoriale. Tuttavia, ascoltando Bella ciao oggi e leggendo un po’ di notizie che arrivano da tutto il mondo, possiamo notare che questo canto non è più solo espressione di una resistenza al fascismo ma ha ampliato il suo orizzonte, divenendo il canto della resistenza contro ogni forma di oppressione e di negazione dei diritti. Eppure, se qualcuno pensa di ritrovare in Bella ciao ancora qualche riferimento al Partito Comunista o a generali movimenti di sinistra si sbaglia. Infatti, la Bella ciao che si diffonde a macchia d’olio in tutto il mondo non si rifà ad un partito né ad una nazionalità ben precisa. Se nelle intenzioni di chi canta Bella ciao ci fosse stata la difesa patriottica dell’Italia, allora avremmo avuto l’Inno Nazionale, mentre se avesse voluto fare preciso riferimento al Comunismo come teoria o come ideologia, allora si sarebbe cantata l’Internazionale socialista. Invece, Bella ciao non si rifà né ad un movimento nazionalista né internazionalista.

Da una parte, dunque, Bella Ciao non è espressione di un movimento nazionale in quanto chi la canta ha, spesso, poca o nessuna fiducia nelle istituzioni. Anzi, sono proprio le istituzioni che vengono osteggiate e accusate in nome di diritti e di libertà socio-politiche. Dall’altra parte, non è un movimento internazionale di stampo comunista sia perché non esiste più una ideologia di sinistra come un partito in grado di farsene carico, sia perché i giovani e le giovani che cantano Bella Ciao, molto spesso, non si sentono appartenenti ad un partito di sinistra e, molto, probabilmente, non hanno neanche mai letto Marx, Lenin, Mao come neanche Gramsci. Quindi, per capire di cosa sia espressione Bella Ciao, ci occorre prima liberarla da questi due stereotipi: che sia solo cantato in Italia e che sia un chiaro riferimento all’Ideologia comunista o alla sinistra in generale. Allora, tornando all’origine del canto ne ritroviamo tutta la valenza simbolica.

All’origine Bella Ciao era un canto popolare, senza un dichiarato intento politico, come si evince anche dal testo. Si parla semplicemente di un invasore, di un nemico, della lotta partigiana che, nella sua complessità, non può essere riferita solo a Partiti di Sinistra. All’origine già di Bella Ciao, dunque, c’è una certa spontaneità, caratteristica dei movimenti più che dei partiti. Una spontaneità accomunata non tanto dalla strategia e dalla gerarchia ma da un’idea comune, quale può essere quella della resistenza. Tuttavia, Bella Ciao è simbolica in quanto eccede il suo stesso contesto storico e le sue origini. Da essere il canto della resistenza partigiana è divenuto il simbolo di ogni resistenza, di una resistenza globale. Una resistenza che richiede solidarietà con le altre persone in giro per il mondo, che accomuna le persone al di là dell’appartenenza ad una nazione, ad una etnia, ad una lingua o ad una religione.

A tutto questo si aggiunge che Bella Ciao è diventata famosa in tutto il mondo, oltre che per la resistenza partigiana nella Seconda Guerra Mondiale, anche perché è stata la colonna sonora cult della serie televisiva spagnola La Casa de Papel, trasmessa anche in Italia con il titolo La Casa di Carta. In questa serie i protagonisti cantano Bella Ciao come espressione della resistenza contro il potere dell’economia e della finanza, rappresentato dalla Zecca di Stato. Una resistenza che permette loro di acquisire consenso nel loro operato, spingendo l’opinione pubblica contro le istituzioni stesse come la Polizia. In questo modo, Bella Ciao è stata riconosciuta dalle giovani e dai giovani di tutto il mondo come il canto simbolico di una libertà contro la repressione delle istituzioni e come metodo di consenso attorno ad un movimento.

Per questo motivo, Bella Ciao è canto simbolico di una resistenza globale che porta con se il suo Made in Italy, non tanto come canto prettamente italiano ma che ha le sue origini in Italia e in un preciso contesto storico. Infatti, ripensare a Bella Ciao significa ripensarne le origini tutte italiane ma, al tempo stesso, guardare a questo canto come espressione di una resistenza globale. Una resistenza che vaga qui e lì incrementata dall’ausilio dei social e non dei partiti tradizionali. Eppure se i movimenti che cantano Bella Ciao sono sempre più fondati su una resistenza contro qualcuno, la vera spinta rivoluzionaria espressa da questo canto avrebbe bisogno di portare con sé un pensiero, una proposta, un orizzonte nuovo. Perché non basta fare protesta contro qualcuno, ma occorre mettere in gioco le idee, il desiderio di cambiare insieme agli altri, di creare un consenso fatto di dialogo e di pensieri plurali che non si arrendano allo slogan o al leader di turno. Insomma, creare un Bella Ciao 2.0 dove oltre le note e le parole della canzone, vengano portate avanti idee, ideali, prospettive, pluralità. Dove nessuno possa sentirsi detentore di una verità assoluta ma collabori alla ricerca di una Verità complessa, insieme agli altri. Una resistenza fatta di idee e di cultura, come lo è stato il Rinascimento, anch’esso di origine italiana, ed esportato in tutta Europa attraverso la libera circolazione di persone che hanno avuto il coraggio di pensare. In questo modo Bella Ciao diventerà il simbolo non di una resistenza contro qualcuno ma di un mondo migliore, un mondo più bello nella sua autenticità e complessità, un mondo dove ciò che circola liberamente non sono solo le merci ma le idee, le culture, i pensieri. Un mondo dove l’antifascismo potrà essere dichiarato Patrimonio dell’Umanità.

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