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Bari accoglie il papa pellegrino, di Rocco D'Ambrosio

creato da Rocco D'Ambrosio ultima modifica 07/07/2018 08:55
Il nostro direttore, Rocco D'Ambrosio, su Repubblica-Bari, interviene sul senso del pellegrinaggio di papa Francesco a Bari, oggi 7 luglio

 

Di papi pellegrini l’epoca moderna ne ha visti molti. Dal Concilio ad oggi, da Giovanni XXIII a Francesco, i papi hanno visitato luoghi come Lourdes, Fatima, Gerusalemme, Loreto, Częstochowa (Polonia), Nostra Signora di Guadalupe (Messico), Aparecida (Brasile), per citare i maggiori. Oggi il papa è a Bari, sulla tomba di san Nicola. E’ la terza volta in Puglia, nel giro di pochi mesi: coincidenza rarissima, un dono alla terra pugliese che custodisce le spoglie di tre campioni della fede: Nicola di Myra, Tonino Bello e Pio da Pietrelcina. Tre modi, anche, di vivere la fede incarnata in un territorio. Tre vite emblematiche nel coniugare tradizione storica e impegno di fede nel mondo.

Ma, forse, il dato storico più rilevante è che il papa pellegrino è… in compagnia! Lo accompagnano 19 tra patriarchi, vescovi e leader delle varie Chiese del Medio Oriente. E’ un pellegrinaggio comunitario, non personale. Anche se mediaticamente l’attenzione è focalizzata su papa Francesco e il patriarca Bartolomeo, per volontà di tutti, il gruppo è un solum e insieme vengono a incontrarsi e pregare sulla tomba di san Nicola, specie per chiedere pace per le terre martoriate dalla guerra e dal sottosviluppo.

Il promotore è certamente papa Francesco e questo ci riporta immediatamente a un dato del suo magistero: la sinodalità. E’ un termine solenne e antico: richiama uno stile di Chiesa dove il vertice non è tutto e può far tutto, prescindendo dagli altri; ma il capo è tutto e può far tutto perché è in comunione e dialogo costanti con tutti i membri della comunità ecclesiale. In ogni istituzione non esiste solo il leader, che ricopre – diremmo in termini teatrali - il ruolo di attore principale; attorno a lui diverse figure entrano ed escononella scena. Mi riferisco sia alla molteplicità delle relazioni  che un leader può intessere, sia a quelle persone, che recitanouna parteinsieme a lui, cioè ai suoi più stretti collaboratori.

Il potere – anche quello religioso - nella sua intima essenza, è relazionale (politikon, direbbe Aristotele), cioè nasce tra le relazioni umane e per esse. La Arendt attribuisce questa natura relazionale allo stesso suo sorgere. Infatti il potere emerge ogni volta che la gente “si unisce e agisce di concerto”. E altrove afferma che la sfera politica sorgedirettamente dall’agire insieme, dal “condividere parole e azioni”. La relazionalità vale anche per le degenerazioni del potere. Infatti anche in esse -  dittature, sistemi totalitari, criminalità organizzata e così via – i capi hanno aggregato per una finalità e condiviso il potere con un gruppo, fosse pure in maniera minima.

Sin dall’inizio del suo pontificato, con espliciti riferimenti nei suoi discorsi e scritti, papa Francesco sta indirizzando, con maggior forza, la Chiesa verso uno stile sinodale. Si pensi anche alle sue scelte di governo, come l’istituzione di un gruppo di cardinali consiglieri (cosiddetto C9), la preparazione e conduzione degli stessi sinodi, le varie commissioni e consigli.

Nel pellegrinaggio odierno la sinodalità è applicata in termini ecumenici: l’impegno per la pace nel modo, specie nelle zone di guerra, è impegno di tutte le Chiese, di tutti i membri di esse, pastori e fedeli laici. Da questo punto di vista non si può trascurare il coraggio di papa Bergoglio: già la sinodalità è un elemento difficile all’interno delle Chiese, figuriamoci nel cammino ecumenico! Ma è un papa che di coraggio ne mostra tanto, non solo in questo campo ma anche in altri della vita ecclesiale e civile.

Credo che la sinodalità dell’incontro odierno sia ben sintetizzata in un passo dell’enciclica “Laudato si’”: “Occorre sentire nuovamente - scrive Francesco - che abbiamo bisogno gli uni degli altri, che abbiamo una responsabilità verso gli altri e verso il mondo, che vale la pena di essere buoni e onesti. Già troppo a lungo siamo stati nel degrado morale, prendendoci gioco dell’etica, della bontà, della fede, dell’onestà, ed è arrivato il momento di riconoscere che questa allegra superficialità ci è servita a poco” (n. 229).

I cristiani di ogni Chiesa locale – ortodossa, cattolica e protestante - e di ogni luogo del villaggio globale hanno bisogno gli uni degli altri per essere più fedeli al Cristo e per essere più luce e sale evangelici nelle sfide che il mondo pone. Ognuno conosce la realtà delle proprie Chiese e sa bene come mille tensioni e tradimenti rendono il percorso di autenticità una difficile salita, colma di ostacoli.

La leggenda più famosa su san Nicola riguarda il suo intervento per sal­vare tre innocenti dalla decapitazione, fermando la spada del carnefice. Ci sono molti carnefici nel mondo e molti innocenti uccisi, nel corpo come nello spirito. Da Bari si può ripartire, con più coraggio e forza, per salvare ancor più innocenti e opporsi pacificamente ai tanti carnefici del nostro tempo.

Rocco D'Ambrosio

 

 

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