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Abitare l’ambiente: impatto, sostenibilità, compatibilità di Matteo Losapio

creato da webmaster ultima modifica 26/08/2019 10:43
La questione ambientale occupa sempre più lo scenario politico nazionale e internazionale. Partendo da esperienze abitative pugliesi come anche dalle leggi regionali e locali, desideriamo riflettere sulle idee di impatto ambientale, sostenibilità e compatibilità.

“Case di luce” é il nome di uno spazio abitativo residenziale costruito, nel Comune di Bisceglie, dalla ditta “Pedone working”. Tuttavia, “Case di luce” non é solo il nome di un edificio, ma anche il nome di un progetto che compendia in sé un modo altro di costruire, tanto da vincere il “Casaclima awards 2017”, come complesso più grande d’Europa in canapa e calce. Infatti, il primato dell’edificio “Case di luce”, é quello di essere eco-compatibile o, meglio, di soddisfare abbondantemente i criteri di impatto, sostenibilità e compatibilità ambientale nell’utilizzo dei materiali da costruzione, nell’isolamento termico, nell’utilizzo energetico di fonti alternative, come anche nella modificabilità dell’ambiente abitativo a seconda delle stagioni, dal momento che il territorio in cui lo stabile é costruito, é attraversato da notevoli escursioni termiche nel passaggio dall’inverno all’estate. “Case di luce”, dunque, non é solo il nome di un edificio, ma anche il nome di un progetto che ha investito sulla compatibilità ambientale degli elementi, sulla lotta alla dispersione del calore, sulle fonti di energia rinnovabili. Ma se questo é il progetto, dietro c’é tutta una nuova filosofia dell’architettura, un nuovo modo di pensare e di costruire che risente maggiormente della sensibilità ambientale. Infatti, “Case di luce” é la punta di un iceberg molto profondo che, in Puglia, ha inizio con la Legge Regionale 13/2008 dove si parla della sostenibilità ambientale degli edifici. Nella legge, infatti, viene detto che gli edifici eco-compatibili sono quelli che rispecchiano i materiali, la storia locale, il corso solare, il benessere di un territorio. La Puglia é stata una delle prime regioni italiane a parlare di sostenibilità ambientale, mentre il Comune di Bisceglie, nella fattispecie, con la delibera 33/2010, ha iniziato ad introdurre il tema della sostenibilità ambientale nel proprio territorio. Tutto questo ci occorre per parlare non solo di un progetto architettonico o urbano, ma di un modo altro di abitare che rispecchi maggiormente il territorio in cui l’essere umano vive. 

Per la prima volta nella storia, l’essere umano diviene quell’unico essere realmente in grado di estinguere se stesso. L’utilizzo delle risorse del pianeta, come ben sappiamo, ha acquisito ritmi sempre più vertiginosi tanto da mettere in allarme molti studiosi. La questione climatica, l’utilizzo delle risorse energetiche, l’inquinamento, la sovrapproduzione dinanzi ad una economia sempre più ingiusta, spingono l’uomo e la donna di oggi dinanzi ad un problema non solo esistenziale ma di sopravvivenza. Paradossalmente, siamo giunti all’esatto opposto di quella scala evolutiva che ci ha visti partecipi fin dalla notte dei tempi. Infatti, se l’uomo primitivo aveva bisogno di lottare per sopravvivere data la scarsità delle risorse o il loro accaparramento da parte di gruppi etnici o sociali, oggi siamo giunti al problema della sopravvivenza in senso opposto. La produzione eccessiva delle risorse sta inesorabilmente deteriorando il nostro ambiente. La nostra riflessione, dunque, vuole situarsi qui: fra la distruzione che l’essere umano ha prodotto sul suo pianeta e le soluzioni che qui e lì si cercano di trovare per uscire da questo empasse dove ne va di mezzo la sopravvivenza della specie umana in sé. Per motivi espositivi, cerchiamo di ripartire dall’uso dei termini che, nella relazione uomo-ambiente, vengono messi in gioco. 

Il primo termine che riprendiamo é quello di impatto ambientale. L’idea di impatto ambientale non é nuova, anzi, potrebbe essere addirittura banale. Infatti l’impatto ambientale riguarda quell’insieme di azioni messe in atto dall’essere umano che hanno una conseguenza, diretta o indiretta, sull’ecosistema in cui vive. Allargando l’orizzonte dall’architettura, possiamo affermare che ogni azione umana ha un suo impatto sull’ambiente, anche quando ciascuno di noi non se ne accorge. Dal gettare una carta per terra al versare residui chimici nelle acque fluviali, passando per l’utilizzo delle automobili, tutto ha un impatto sull’ambiente. E questo ci spinge a riflettere come l’ambiente non sia qualcosa di statico, ma di modificabile, di trasformabile. E se l’ambiente può essere trasformato dall’essere umano, significa che esso non é statico, ma continuamente alla ricerca di un suo equilibrio in cui l’essere umano ne é dentro. La causa di quell’ampio fenomeno che chiamiamo inquinamento é data proprio dalla mancanza di questa consapevolezza, dall’idea che l’essere umano non faccia parte di un ecosistema fatto di relazioni fra gli esseri viventi, piuttosto che di un ordine che riproduce continuamente se stesso all’infinito. Per molto tempo, l’essere umano si é pensato come fuori dall’ordine della natura e, al tempo stesso, ha pensato la natura come un ordine inferiore a lui che seguiva leggi che egli poteva dominare e liberarsene. L’idea di impatto ambientale, dunque, richiama il passaggio dal pensare alla natura come un ordine a ripensarla come sistema, eco-sistema. 

Dove l’eco-sistema indica che l’essere umano fa parte della natura, in quanto essere razionale. Pensare in termini di eco-sistema, significa dunque non solo pensare la natura non più come ordine ma come insieme di relazioni, ma pensare anche l’essere umano all’interno di queste relazioni. L’eco-sistema, dunque, porterebbe a ri-conoscere l’essere umano come dato di una ragione in grado di guardare alla natura come una fitta rete vitale di relazioni, dove egli non se ne pone fuori, ma se ne pone all’interno custodendole. In altre parole, l’essere umano é tale in quanto é dentro il suo ambiente e può non solo dominarlo, ma custodirlo. L’essere parte di un eco-sistema ambientale, dunque, non priverebbe l’essere umano di una sua trascendenza, ma lo aiuterebbe a comprenderla meglio, dal momento che egli é il solo essere vivente in grado di rendersi conto delle miriadi di relazioni che interessano ed intessono tutti gli esseri viventi, dalla pianta al cavalluccio marino. L’essere custodi, quindi, non richiamerebbe soltanto ad un compito dato da Dio ad Adamo, ma sarebbe iscritto nell’essere umano stesso, come essere vivente in grado di sos-tenere l’ambiente. La sostenibilità ambientale, dunque, riguarderebbe questa specifica dell’essere umano, il suo lato più proprio, il suo umanizzarsi. La sostenibilità ambientale richiama dunque al decentramento dell’essere umano a favore delle relazioni che egli intesse con il suo ambiente. Ed é la forma di queste relazioni che fa dell’essere umano, un essere culturale, generatore di cultura. In ambito cristiano, parleremmo in questo senso di creaturalità e culturalità dell’essere umano in relazione al suo ambiente.

Ed é questa cultura creaturale, dove l’essere umano si riconosce appartenente ad un eco-sistema di creature, che possiamo parlare di compatibilità ambientale. La dimensione creaturale dell’essere umano non ci dice, primariamente, una serie di dottrine teologiche e antropologiche, ma ci dice che l’essere umano é, in qualche modo, creato, fatto. Questa dimensione dell’esser fatto, tradotta, significa che l’essere umano ha anche una dimensione di pathos, di modellamento di sé attraverso le relazioni con l’ambiente e nell’ambiente in cui vive. Essere creati, dunque, significa prima di tutto essere fatti in relazione patica a tutte le altre creature. Ed é il fare umano che non solo modifica l’ambiente, non solo ha un impatto ambientale, ma anche una sua compatibilità ambientale, dove compatibileha questa radice di comunicazione con le altre creature. Dove la compatibilità ambientale significa che l’essere umano fa qualcosa non solo per se stesso, non solo per trasformare l’ambiente in cui vive, ma anche per lasciarlo meglio di come l’ha trovato. Infatti, la trasformazione indica sempre un passaggio da uno stato ad un altro, ma non é detto che lo stato di arrivo sia sempre migliore dello stato di partenza. Per questo, se nella sostenibilità ambientale si parla di una custodia dell’eco-sistema, nella compatibilità ambientale la trasformazione umana assume i tratti di un creare dentro un eco-sistema. In altre parole, significa riscoprire non solo che siamo custodi dell’eco-sistema, ma che possiamo migliorarlo, che le risorse possono essere rigenerate, che l’energia può arrivare da altre fonti in grado di non danneggiare l’ambiente. Primariamente, significa riconoscere che abitare significa abitare in un ecosistema e non esserne tagliati fuori. E per fare questo, la cultura umana ha bisogno di riscoprire il linguaggio dell’ambiente in cui l’essere umano vive, l’eco-logia. Per cui la compatibilità ambientale non é solo il rispetto delle regole e delle norme che una Regione o un Comune formulano, ma si tratta di costruire e pensare con la consapevolezza che abitare non significa semplicemente edificare qualcosa per se stessi, quasi tagliati fuori dall’ambiente, ma comunicare con esso. Parlare un linguaggio ambientale e territoriale che ci faccia riconoscere parti di un tutto in cui e con cui attendiamo il compimento.

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