Un mazzo di fiori, due fedi ordinate con una consapevolezza diversa e una promessa che non serve a progettare il futuro, ma a rendere ancora più solido il presente. Nelle sale comunali e nelle chiese italiane, accanto alle coppie, poche ormai, che si giurano amore eterno a trent’anni, c’è una presenza nuova, ma sempre più numerosa: quella dei matrimoni over 65. Come dire: nel Paese dove non si nasce più, una parte della popolazione più numerosa, si sta adattando e sta riscrivendo le regole della longevità.
Matrimoni over 65 in crescita, la tendenza
A confermare questa tendenza sono, i numeri che arrivano dall’ultimo rapporto del Censis: negli ultimi vent’anni, infatti, le nozze in cui almeno uno dei due sposi ha superato i 65 anni sono più che triplicate, per non parlare dei matrimoni celebrati tra coetanei ultrasessantacinquenni, dove il balzo è quintuplicato.
Un quadro che si muove, decisamente, in netta controtendenza rispetto all’andamento generale del Paese, dove i matrimoni complessivi sono calati del 30%. Sposarsi sembra, paradossalmente, essere diventato il progetto di chi ha già alle spalle una parte importante della propria esistenza e non più di chi la sta costruendo.
Quando si diventa davvero vecchi?
Capire questa inversione di rotta non è difficile: basta guardare a come le persone percepiscono il tempo che passa. Spegnere 65 candeline non coincide quasi mai con la sensazione di essere vecchio ormai. Il pensionamento è un punto di arrivo utile per la previdenza sociale, ma dice pochissimo della quotidianità. In media, infatti, gli italiani collocano l’inizio della terza età molto più in là, intorno ai 76 anni e il confine non è legato al fatto di diventare nonni, ma alla perdita dell’autosufficienza. Finché c’è autonomia, la vita resta un territorio aperto alle decisioni, anche a quella di legarsi formalmente a qualcuno.
Oltre il romanticismo: complicità e vita pratica
Un matrimonio celebrato in questa fase della vita, porta con sé significati diversi rispetto a quello dei vent’anni. La scelta di unire le vite risponde a bisogni profondi in cui il sentimento si intreccia inevitabilmente con la quotidianità. Con l’età aumentano le piccole fragilità, quelle legate alle commissioni di ogni giorno, alla gestione di una pratica burocratica o alla prenotazione di una visita medica. Avere un compagno significa anche una presenza costante con cui ci si aiuta a mantenere la propria indipendenza. Ma non solo.
Insieme per allontanare la solitudine
Decidere di formalizzare una relazione dai 65 anni in su, diventa un atto di resistenza e di vitalità. Sposarsi di nuovo o avviare una convivenza permette di uscire dagli schemi rigidi che spesso la società cuce addosso a chi invecchia, confinato nel ruolo di nonno, di pensionato o di soggetto da accudire. Diventare un partner restituisce la dimensione dello scambio di cura alla pari, dove si riceve cura ma la si offre anche. È chiaro che la paura del domani e della dipendenza dagli altri non scompaia, ma almeno smette di essere un pensiero fisso da affrontare in solitudine.
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