Se i sistemi di navigazione GPS hanno gradualmente atrofizzato il nostro istinto naturale per l’orientamento fisico, oggi l’Intelligenza Artificiale (IA) presenta un rischio più profondo: quello di sostituirsi alla nostra capacità umana di ragionare autonomamente, minando lo sviluppo di competenze fondamentali come il pensiero logico, la comunicazione, la lettura e la scrittura. Come scrive Papa Leone nel recente Messaggio per la Giornata mondiale delle comunicazioni sociali: «Tutto ciò può logorare ulteriormente la nostra capacità di pensare in modo analitico e creativo, di comprendere i significati, di distinguere tra sintassi e semantica». È imperativo agire oggi per limitare l’impatto negativo, non si tratta solo di insegnare ai bambini e agli adulti, come usare l’IA, ma soprattutto di insegnare a non farsi usare dall’IA. L’obiettivo è creare pensatori, non ripetitori. Creatori e non consumatori.
Per servire i cittadini e proteggere i nostri valori democratici, dobbiamo sostenere la crescita educativa delle nuove generazioni fornendo loro molteplici fonti di informazione affidabili, stimolandone il pensiero critico. È necessario unire le forze per creare un nuovo ecosistema che mantenga l’uomo al centro e l’IA come strumento. L’alfabetizzazione IA dovrà iniziare dall’«età della curiosità» (7-11 anni), sviluppando la capacità di analizzare e criticare le informazioni; anche i genitori dovranno essere coinvolti, nutrendo una nuova generazione di pensatori autonomi, costruttori del proprio futuro.
Così come un giovane che avrà appreso a suonare uno strumento saprà meglio apprezzare il valore e la qualità di un’interpretazione musicale, allo stesso modo dobbiamo stimolare i giovani, insieme agli insegnanti, a formulare la loro visione creando contenuti propri, esplorando temi sociali, scientifici, storici e filosofici, pubblicandoli attraverso piattaforme collaborative, favorendo un ambiente di apprendimento partecipativo dove altri studenti possano interagire. Sapranno così apprezzare, con spirito critico, le informazioni che li bombardano e sviluppare il proprio punto di vista indipendente.
L’IA può essere usata per creare processi che facilitino la generazione e la valutazione delle idee, ridurre il tempo necessario per l’esplorazione, generando più alternative a una prima intuizione, chiedendo costantemente «C’è un altro modo?» e individuando difetti, rischi e assunzioni nascoste. Attraverso cicli di generazione, critica e miglioramento, la maggior parte delle idee sarà scartata. Le poche idee che sopravviveranno saranno più solide, realistiche, quelle che vale probabilmente la pena perseguire.
La necessaria protezione legata alle interdizioni legali è condizione necessaria ma non sufficiente a difenderci dallo sviluppo esponenziale dell’IA e dei suoi prodotti. Dobbiamo imparare ad usare l’Intelligenza Artificiale per valorizzare il nostro ruolo nella società e le nostre capacità umane nel dialogo, nell’apprendimento e nello sviluppo di culture comuni, creando comunità intorno a idee condivise.
Un altro rischio che merita attenzione si trova nel cyber-razzismo: l’esclusione sistematica di culture, lingue e prospettive non mainstream dai dataset che alimentano gli algoritmi. L’IA rischia di marginalizzare ulteriormente comunità già vulnerabili, di fatto “cancellandole” dal mondo online, compromettendo la pluralità culturale. I chatbot sostituiranno in buona parte e nel tempo le fonti di informazione tradizionali, con “personalità virtuali”: saranno i nostri nuovi interlocutori quotidiani. Ogni cittadino potrà avere un tutor, un assistente personale: il rischio è di essere nuovamente dominati da pochi grandi attori come succede con i social networks.
Solo sfruttando le stesse tecnologie IA e combinando intelligentemente le nostre forze possiamo difendere la nostra cultura e qualità di vita democratica. Dobbiamo privilegiare i vantaggi umani nativi, combinando mondo fisico e digitale. Ancora con Papa Leone, sempre nel messaggio ai comunicatori, la questione principale è: «Cosa possiamo e potremo fare noi, crescendo in umanità e conoscenza, con un uso sapiente di strumenti così potenti a nostro servizio».
I cittadini, partendo dalle nuove generazioni, necessitano di fonti diversificate d’informazione, di rafforzare le proprie capacità analitiche scientifiche, di sviluppare lo spirito creativo e di capacità per interpretare e difendersi da prospettive distorte. Per sostenere democrazia e libertà, dobbiamo stimolare i cittadini coinvolgendoli in un processo d’educazione continua, rendendoli attori più consapevoli. Questo richiede la costruzione di competenze in tutta la popolazione, stimolandone lo spirito critico.
L’IA rappresenta sicuramente un’opportunità. La chiave sta nell’educare le generazioni presenti e future a utilizzarla come strumento di potenziamento delle capacità umane, non come sostituto del pensiero critico. Solo così potremo preservare la nostra umanità, i nostri valori democratici, la nostra libertà e la nostra autonomia intellettuale.
*Direttore per la Tecnologia e l’Innovazione della “European Broadcasting Union”
osservatoreromano.va/it/news/2026-02/quo-027/l-uomo-e-l-intelligenza-artificiale-una-sfida educativa.html


