Leone XIV: in un mondo complesso, le invocazioni alla pace assumono un valore morale e politico, di Nuccio Fava

Sempre più complicata e pericolosa la crisi feroce che stiamo vivendo, senza intravedere una possibile soluzione, mentre entriamo nel quinto anno di conflitto. La guerra in Ucraina può essere considerata come la principale questione geopolitica del nostro
tempo, la sfida più grande in assenza di un equilibrio internazionale pacifico. Non è soltanto un conflitto regionale ma il punto di frattura attorno a cui si ridefiniscono rapporti di forza, alleanze, strategie economiche e militari a livello globale.
Ciò che colpisce non è solo la durata, ma l’assenza di una prospettiva di risoluzione. Il conflitto si prolunga in una condizione di stallo logorante, senza un negoziato credibile, senza una svolta militare decisiva e con il tragico dato dell’aumento giornaliero delle vittime.
Emblematico, in questo senso, è un elemento che assume quasi un valore simbolico: il presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, non ha mai incontrato personalmente il presidente ucraino Volodymyr Zelensky dall’inizio dell’invasione su larga scala (febbraio 2022). I contatti sono avvenuti esclusivamente attraverso rappresentanti, mediatori, delegazioni. In una guerra che ridefinisce gli equilibri globali, l’assenza di un confronto diretto tra i due leader è un segnale che indica la distanza politica, ma anche la mancanza di una reale volontà e/o capacità di costruire un canale negoziale strutturato.

In questo scenario appare paradossale che molte speranze di soluzione vengano ciclicamente affidate al presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, che si presenta come l’uomo capace di chiudere i conflitti attraverso la forza della propria leadership. Tuttavia, al di là dei proclami, sul dossier ucraino non si registrano avanzamenti concreti verso un processo negoziale stabile e credibile.
Parallelamente, le tensioni interne agli Stati Uniti complicano ulteriormente il quadro internazionale. Le recenti decisioni della Corte Suprema degli Stati Uniti in materia di politiche commerciali hanno aperto un fronte istituzionale delicato, mostrando come anche la potenza che
ambisce a guidare la soluzione dei conflitti globali sia attraversata da forti contraddizioni e resistenze interne.
Tutto questo non facilita un vero avvio di pace. La storia insegna che i conflitti prolungati, se non accompagnati da una volontà politica chiara e da un riconoscimento reciproco tra le parti, tendono a irrigidirsi. Già ai tempi della Magna Grecia le guerre tra polis si protraevano quando mancava un’autorità o una mediazione capace di imporre un equilibrio condiviso.
Oggi, in un mondo infinitamente più complesso, le invocazioni alla pace assumono un valore insieme morale e politico. Durante il rito delle Ceneri, nel tempo della Quaresima, anche Papa Leone XIV ha implorato nuovamente la fine dei conflitti e un rinnovato impegno per la riconciliazione. Alle parole autorevoli di cessazione del conflitto, dovrebbero far seguito scelte concrete e un’assunzione di responsabilità da parte dei protagonisti e leader della scena internazionale. Senza dunque un salto di qualità nella leadership politica globale, senza un dialogo diretto tra le parti in conflitto e senza una strategia condivisa, la pace rischia di restare una chimera.

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PRESENTANDOCI

Cercasi un fine è “insieme” un periodico e un sito web dal 2005; un’associazione di promozione sociale, fondata nel 2008 (con attività che risalgono a partire dal 2002), iscritta al RUNTS e dotata di personalità giuridica. E’ anche una rete di scuole di formazione politica e un gruppo di accoglienza e formazione linguistica per cittadini stranieri, gruppo I CARE. A Cercasi un fine vi partecipano credenti cristiani e donne e uomini di diverse culture e religioni, accomunati dall’impegno per una società più giusta, pacifica e bella.


 REFERENDUM COSTITUZIONALE DEL 22-23 MARZO 2026 

Come Direttivo e Redazione di CuF abbiamo deciso di prendere posizione sul Referendum, esprimendoci per un NO meditato e convinto, ribadendo il diritto/dovere di recarsi alle urne (art. 48 della Costituzione e n. 75 della Gaudium et Spes) e rispettando scelte personali diverse, fatte in coscienza.  

La nostra associazione è “apartitica, cioè rigorosamente autonoma e indipendente da partiti e movimenti politici” (art. 3 del nostro statuto). Ciò non significa che è “apolitica”, anzi! Il referendum non è una questione partitica o di coalizione, è, invece, questione meramente politica perché tocca uno dei poteri della Repubblica, cioè quello giudiziario, e apre possibili scenari che minano l’indipendenza e l’autonomia della magistratura. Ne abbiamo parlato diffusamente nel nuovo numero cartaceo di Cercasi un fine (che trovate anche qui ), cercando di spiegare i rischi futuri della nostra democrazia.

 Di seguito i link ad altro materiale che potrebbe essere utile, in particolare la SCHEDA ESPLICATIVA e un VIDEO ESPLICATIVO.
 

 – la spiegazione del quesito con alcune domande che trovi nella SCHEDA ESPLICATIVA e un VIDEO ESPLICATIVO

 – il documento del Direttivo e della Redazione sulle ragioni del NO alla Riforma che trovi in LE RAGIONI DEL NO

  Articoli e video: 

 – Un articolo di Rocco D’Ambrosio su  REFERENDUM, RIFORMA ED ETICA COSTITUZIONALE 

 – Un video di Alessandro Barbero in BARBERO SPIEGA LE RAGIONI DEL NO

 – Altri articoli di Rocco D’Ambrosio su:

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