L’enigma visivo del Vangelo, di Matteo Losapio

Is 55,6-9; Sal 144; Fil 1,20c-24.27a; Mt 20,1-16

Basterebbe guardare uno dei tanti enigmi visivi di Escher per riconoscere e comprendere la paradossalità del Vangelo di oggi. Scale che si intrecciano su piani prospettici differenti, ribaltamenti del punto di osservazione, rompicapi incredibili solo per capire da che punto mettersi a guardare un’opera. Mescolanza di fantasia e rigore scientifico, questo è Escher. Pensare di star osservando un soggetto e, mentre lo si osserva, ecco che quel soggetto cambia, che tutto intorno cambia, che noi siamo riversi in una sfera al contrario pur rimanendo con i piedi per terra. Il tutto misurato con una precisione geometrica che rende l’arte un paradosso sfuggente. E se questa è l’opera di Escher, le sue litografie in bianco e nero, il Vangelo è esattamente questo assurdo rompicapo per cui il Regno è simile ad un padrone della vigna che da a tutti la stessa paga, invertendo la prospettiva, per cui gli ultimi saranno primi e i primi, ultimi. Secondo quale punto di vista? Secondo quale direzione? Secondo quale idea? Tutto si ribalta e tutto viene ribaltato nella logica del Vangelo, un po’ come in Escher, con una precisione aritmetica e geometrica. Per cui le vie del Signore, oltre che ad essere certamente infinite, tuttavia non sono le nostre vie, non sono le nostre prospettive. Quanto il cielo sovrasta la terra, tanto le mie vie sovrastano le vostre vie, i miei pensieri sovrastano i vostri pensieri. Così ricorda Isaia, nella prima lettura, e così avviene anche nella nostra vita, soprattutto quando pensiamo di essere giusti e irreprensibili. Proprio nel momento in cui crediamo di non sbagliare mai, di aver compreso le regole del gioco, di star salendo la scala della perfezione, ecco che in realtà ci stiamo trovando ribaltati nuovamente, in un’altra direzione e spinti a guardare in un’altra prospettiva. La vita cristiana, la vita nella fede, è anche in questa paradossalità dei piani, per cui ogni prospettiva che abbiamo è, in realtà, una combinazione momentanea, alla ricerca del Dio Vivente, di un Dio che è vicino. È questa vicinanza di Dio che già scombina tutti i nostri piani, perché noi pensiamo che Dio è lì, nella sua tranquillità celeste. E invece ecco che ribalta il piano, per cui è qui vicino, come ricorda lo stesso Isaia: Cercate il Signore, mentre si fa trovare, invocatelo, mentre è vicino. Ed è vicino nella misura in cui lo cerchiamo con sincerità, come invece ricorda il Salmo. Giusto è il Signore in tutte le sue vie, e buono in tutte le sue opere. Il Signore è vicino a chiunque lo invoca, a quanti lo invocano con sincerità. Cercare sinceramente Dio significa essere disposti a questo continuo ribaltamento del piano visuale ed esistenziale, un ribaltamento spirituale per cui quando pensiamo di aver compreso Dio, ecco che ribalta la nostra stessa prospettiva, spingendoci alla paradossalità. Quella stessa paradossalità a cui giunge Paolo, quasi al finire della sua vita, per cui vorrebbe morire per essere con Cristo, ma è più conveniente per la comunità di Filippi che egli rimanga in vita per annunciare il Vangelo. Per me infatti il vivere è Cristo e il morire un guadagno. Ma se il vivere nel corpo significa lavorare con frutto, non so davvero che cosa scegliere. Sono stretto infatti fra queste due cose: ho il desiderio di lasciare questa vita per essere con Cristo, il che sarebbe assai meglio; ma per voi è più necessario che io rimanga nel corpo. Vita e morte si ribaltano in Cristo Gesù, per cui non si sa davvero cosa scegliere, fino ad aprire ad una prospettiva nuova, ad un inatteso che spalanca la novità di Cristo. Quella novità di un padrone della vigna che non solo paga tutti allo stesso modo, ma che non smette di chiamare, anche all’ultim’ora. Non si tratta solo di un problema di paga, ma un ribaltamento che dice come Dio chiami anche all’ultima ora, anche alla fine, anche quando sembra non esserci più speranza. Una chiamata sempre e comunque, sempre e continua. Una chiamata che rovescia tutti i nostri piani per farci guardare, nuovamente, a Cristo Risorto, alla sua bellezza.

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