Di guerra si parla, si parla tanto soprattutto dove il frastuono o l’onda grigia non ha ancora lambito la propria spiaggia.
Si parla dove ancora non si spara, dove si discute di teatro, di tempo libero e di vacanze ,si parla per esorcizzare il brivido che nasce dalle foto sparse nel mondo, con gli occhi vuoti senza speranze e con tende rotonde, polverose, grandi e non accoglienti.
Si parla da intellettuali sovrappeso e soporosi tra un appuntamento dal chirurgo estetico e una manicure dal parrucchiere.
Si parla dove non si fugge nella polvere o con il sangue fermato con pezzi di stoffa di fortuna.
Si parla nelle chiese a Natale, allentando la cinta dei pantaloni troppo stretta e recitando un mantra imposto: “preghiamo per la pace nel mondo”.
Ma è possibile che ancora si parli solo di minacce di guerra e che non ci siamo resi conto – o meglio fingiamo di non vedere – che almeno da 20 anni é in atto la regina delle guerre mondiali, la tombola delle spartizioni a livello economico, finanziario, commerciale ed industriale in tutti i paesi del mondo?
E’ ammissibile che nessuno voglia guardare dietro i minuetti francesi e tedeschi che tentano di riacquistare con disperazione ostinata un briciolo di dignità nazionale o della grandeur ammuffita?
Nessuno vede sugli oceani inquinati quattro piattaforme decorate con filo spinato e intorno altri sudditi distratti o sbadati o peggio atarassici.
In Italia l’atarassia si veste di conformismo e indossa pizzi da chierichetto .
Siamo tutti così bravi, tolleranti, woke cantiamo in coro con il nostro curato di città istituzionale che ha fatto il suo corso e il suo percorso .
Avvolti nel torpore di un tricolore stinto affidiamo a pseudo intellettuali ben pagati del cinema qualche sopita velleità in decomposizione, blateriamo con un certo brividino di intolleranza di quei cattivacci di maranza cui andrebbe insegnata l’educazione come maternamente esercitavano le maestre elementari negli anni ‘60 .
E di scappellotti non è mai morto nessuno, di coltellate si .
Il termine normalità – a volte arrotolato nel birignao di meraviglia o con una smorfia di fastidio come l’odore di un frutto andato a male – non esiste più .
Sepolto tra ciò che é gender, cosmico, spaziale, innovativo , divertente o orribilmente stupido
Affidiamo squarci di pseudo normalità a professionisti dell’anormale che a loro volta aprono sipari stinti su istinti, ricatti, gestualità e opinioni da latrina e non solo in senso figurato
L’Italia produce poco, esporta poco, guadagna legalmente poco, sogna poco, scrive con originalità poco, costruisce poco, prolifica poco, arresta poco, vivacchia poco.
Ma parla tanto.
Un oceano di parole ripetitive e superflue.
Buone per costruire quella logistica piattaforma strategica nel mediterraneo che i quattro veri giganti del mondo si divideranno con torpore e delicatezza
Lato per lato, senza troppo rumore.
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