La denuncia di Mattarella: “I salari reali sono bassi. Ma i manager strapagati”, di Veronica Passeri

Senza salari dignitosi non solo non c’è crescita vera, ma viene messa a rischio anche la coesione sociale del Paese perché proprio il lavoro è stato “il motore” dello sviluppo economico, sociale e civile dell’Italia. Lavoro, dunque – e lavoro pagato in modo proporzionato, come prevede l’articolo 36 della Costituzione – fa rima non solo con dignità, ma anche con libertà e diritti. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella tocca con parole inequivocabili uno dei nodi scoperti dell’economia italiana: la questione salariale. Non è la prima volta che il Capo dello Stato ne parla ma le sue parole, pronunciate ieri al Quirinale durante l’incontro con i Maestri del lavoro, suonano forti nel giorno in cui il governo licenzia dal Consiglio dei ministri la manovra di bilancio. La questione salariale, dice Mattarella, “non si può eludere“, i salari devono tornare ad essere “lo strumento principe per ridurre le disuguaglianze“.
Certo, osserva, i dati che misurano lo stato di salute dell’economia italiana sono incoraggianti e “il trend positivo dell’occupazione mostra una società italiana in movimento dove non mancano risorse e creatività”. Ciononostante si manifestano anche “aspetti problematici ed elementi critici che vanno “regolati”. Dopo l’epidemia da Covid-19 “alla robusta crescita dell’economia non è corrisposta la difesa e l’incremento dei salari reali” mentre “risultati positivi sono stati conseguiti dagli azionisti e robusti premi hanno riguardato taluni tra i dirigenti“. Uno squilibrio che fa male a tutto il paese e che non si può ignorare. Mattarella guarda al Paese reale e vede tante famiglie cherischiano di essere sospinte sotto la soglia della povertà nonostante il lavoro di almeno uno dei componentimentre, magari nella stessa azienda, “super manager godono di remunerazioni centinaia, o perfino migliaia di volte, superiori a quelle dei dipendenti delle imprese“.
Il lavoro, certo, sta cambiando, ma, avverte Mattarella, “occorre inserirsi nei cambiamenti per governarli e orientarli“. L’analisi del presidente è lucida e non fa sconti: il lavorooggi procede a velocità diverse“, “si creano diaframmi tra categorie, tra generazioni, tra lavoratori e lavoratrici, tra italiani e stranieri, tra territori“. Bisogna prenderne atto e farsi carico di ricucire ingiustizie e divisioni. Cita l’esempio dei contratti pirata che contemplanovere e proprie forme di dumping contrattuale” con l’effetto “di ridurre i diritti e le tutele dei lavoratori“. E anche il lavoro da remoto, il cosiddetto smart working, vive di estremi: ai piani alti “lavoro prestigioso, appagante, ben remunerato“, ai piani bassi “forme di precarietà non desiderate, subite, talvolta oltre il limite dello sfruttamento, e di dumping contrattuale” con l’effetto “di ridurre i diritti e le tutele dei lavoratori“. E anche il lavoro da remoto, il cosiddetto smart working, vive di estremi: ai piani altilavoro prestigioso, appagante, ben remunerato“, ai piani bassiforme di precarietà non desiderate, subite, talvolta oltre il limite dello sfruttamento“.
Non ci sono ricette facili per un mondo del lavoro condizionato da mercati sempre più interdipendenti” ma per sanare le disparità la soluzione non è “inseguire politiche assistenziali quanto, piuttosto, fare una scelta di sviluppo e, quindi, di lungimirante coesione sociale“.

https://www.quotidiano.net/politica/la-denuncia-di-mattarella-i-673a68ac

PRESENTANDOCI

Cercasi un fine è “insieme” un periodico e un sito web dal 2005; un’associazione di promozione sociale, fondata nel 2008 (con attività che risalgono a partire dal 2002), iscritta al RUNTS e dotata di personalità giuridica. E’ anche una rete di scuole di formazione politica e un gruppo di accoglienza e formazione linguistica per cittadini stranieri, gruppo I CARE. A Cercasi un fine vi partecipano credenti cristiani e donne e uomini di diverse culture e religioni, accomunati dall’impegno per una società più giusta, pacifica e bella.


 REFERENDUM COSTITUZIONALE DEL 22-23 MARZO 2026 

Come Direttivo e Redazione di CuF abbiamo deciso di prendere posizione sul Referendum, esprimendoci per un NO meditato e convinto, ribadendo il diritto/dovere di recarsi alle urne (art. 48 della Costituzione e n. 75 della Gaudium et Spes) e rispettando scelte personali diverse, fatte in coscienza.  

La nostra associazione è “apartitica, cioè rigorosamente autonoma e indipendente da partiti e movimenti politici” (art. 3 del nostro statuto). Ciò non significa che è “apolitica”, anzi! Il referendum non è una questione partitica o di coalizione, è, invece, questione meramente politica perché tocca uno dei poteri della Repubblica, cioè quello giudiziario, e apre possibili scenari che minano l’indipendenza e l’autonomia della magistratura. Ne abbiamo parlato diffusamente nel nuovo numero cartaceo di Cercasi un fine (che trovate anche qui ), cercando di spiegare i rischi futuri della nostra democrazia.

 Di seguito i link ad altro materiale che potrebbe essere utile, in particolare la SCHEDA ESPLICATIVA e un VIDEO ESPLICATIVO.
 

 – la spiegazione del quesito con alcune domande che trovi nella SCHEDA ESPLICATIVA e un VIDEO ESPLICATIVO

 – il documento del Direttivo e della Redazione sulle ragioni del NO alla Riforma che trovi in LE RAGIONI DEL NO

  Articoli e video: 

 – Un articolo di Rocco D’Ambrosio su  REFERENDUM, RIFORMA ED ETICA COSTITUZIONALE 

 – Un video di Alessandro Barbero in BARBERO SPIEGA LE RAGIONI DEL NO

 – Altri articoli di Rocco D’Ambrosio su:

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