La compassione e la cura (a Natale), di Elvira Serra

Checco Zalone torna al cinema il 25 dicembre. E già immagino le sale piene di pubblico satollo del pranzo di Natale, che riscatta la sua meritata dose di leggerezza e risate, guardando il suo Buen camino davanti al maxi schermo. A chi, però, volesse fare una scelta cinematografica più meditativa, suggerisco i Cinque secondi di Paolo Virzì.
È la storia di un avvocato di successo che dopo un evento drammatico opta per una solitaria reclusione in campagna, dove le sue buone intenzioni di isolamento si infrangeranno sulla vivacità di un gruppo di ragazzi che decide di occupare un casale abbandonato accanto a dove vive lui. Non è soltanto la straordinaria prova di attore di Valerio Mastandrea, a valere il biglietto. Non è solo la nascita presente nel film (innocuo spoiler) che ci farà calare in qualche modo nello spirito natalizio. Ma è una lezione che ci riguarda tutti: nessuno si salva da solo. 
Soprattutto: nessuno è esente da errori, più o meno grandi. E talvolta, come nel film, irrimediabili. Se c’è una cosa che mi sono portata a casa, uscendo dal cinema, è la certezza che il bene fatto, voluto, anche calpestato, non è mai perso. Arriva un momento in cui, superati la rabbia e il dolore, resta solo il bello condiviso.
Proviamo a ricordarcelo durante queste feste, che spesso per insondabili motivi diventano i detonatori di furie incontenibili. Non dimentichiamoci che oggi ci siamo, domani chissà. E indietro non potremo tornare. Adriano Sereni (Mastandrea) ripercorrerà ogni giorno i cinque secondi che gli hanno cambiato la vita. Ma cosa è successo, per davvero, in quello spazio di tempo brevissimo e lunghissimo?
Far pace con quell’esitazione è la chiave per continuare a vivere. La risposta, forse, non è nella paura che ha provato, ma nella compassione. La gentilezza sarà l’antidoto. La cura, l’ingrediente segreto. Se ci pensiamo, dovrebbero essere le nostre alleate quotidiane. E se ce lo siamo scordate, ricordiamocelo in questi giorni, con le persone che amiamo. Non per diventare banalmente più buoni. Ma consapevoli di quello (del tanto) che abbiamo. Buon Natale.

corriere.it/opinioni/25_dicembre_21/la-compassione-e-la-cura-a-natale-f89e39d6-48ed-48c9-b536-ca4d82286xlk.shtml

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