Is 56,1.6-7; Sal 66; Rm 1,13-15.29-32; Mt 15,21-28
Una delle opere maggiori e più autobiografiche di Jean-Luc Nancy si intitola L’intruso. Una riflessione sul tema dello straniero che sorge dalla sua esperienza di trapianto di cuore. Infatti Nancy, oltre a differenti operazioni mediche per motivi di salute, ha ricevuto anche un cuore nuovo, di una giovane donna africana. La persona più differente da lui, uomo, anziano e bianco. Un cuore nuovo che ha iniziato a battere non senza qualche paura di rigetto. Eppure quel cuore nuovo è il simbolo di un Intruso, di uno straniero che entra dentro di noi e che ci cambia. Molte delle politiche anti migratorie, sulla scorta del pensiero di Nancy, sono provocate proprio da questo rigetto del cambiamento, perché lo straniero è un intruso che entra nel nostro corpo, fisico, territoriale e sociale e provoca un cambiamento. Un cambiamento che, forse, serve a vivere, a ricevere nuova linfa, a cambiare anche prospettiva e per chi non vuole tutto questo, risulta facile parlare di remigrazione o chiusura dei porti. Invece, la liturgia della Parola di oggi ci parla proprio di stranieri che diventano intrusi nel corpo di Israele, fino al Corpo di Cristo, fino alla Chiesa. I primi intrusi sono quegli stranieri di cui parla Isaia. Gli stranieri, che hanno aderito al Signore per servirlo e per amare il nome del Signore, e per essere suoi servi, quanti si guardano dal profanare il sabato e restano fermi nella mia alleanza, li condurrò sul mio monte santo e li colmerò di gioia nella mia casa di preghiera. Sono stranieri che non dice si adeguino alle tradizioni ma che praticano la fede in maniera retta e onesta. Sono quegli stranieri che, da intrusi, sembrano essere più osservanti degli osservanti, tanto da suscitare l’ammirazione e la denuncia di Isaia. Ammirazione perché la casa del Signore diviene casa di preghiera per tutti, denuncia per coloro che, invece, sono nati nella fede e che sembrano viverla in maniera molto più blanda e disinteressata. Lo straniero è anche colui che si introduce dentro il nostro corpo sociale e politico per farci apprezzare ciò che noi stessi avevamo perduto. Sono quegli stranieri che anche Gesù incontra e che si introducono nel suo stesso Corpo, nella sua stessa vita. Paradossale ciò che avviene alla donna siro-fenicia dinanzi a cui Gesù sembra comportarsi male, tanto da non rivolgerle la parola o addirittura da dirle che è come una cagna. Parole dure che non vengono smorzate neanche dai suoi discepoli che gli chiedono di prestarle ascolto. Eppure, la genialità di quella donna straniera, siro-fenicia e in alcuni testi anche di lingua greca, è proprio quella di introdursi nella narrazione di Gesù: Ed egli rispose: «Non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini». «È vero, Signore – disse la donna –, eppure i cagnolini mangiano le briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni». Ed è lì che Gesù si accorge che quella donna è una intrusa nella sua vita, che si introduce sbarrandogli la strada, mettendosi dinanzi a lui, gridando quando gli viene incontro, fino a ribaltare completamente la sua narrazione e far esclamare a Gesù: «Donna, grande è la tua fede! Avvenga per te come desideri». E sono quegli stessi intrusi che entrano nel Corpo della Chiesa e che cambiano addirittura l’idea di un singolo popolo eletto, come ricorda Paolo. Non più solo gli israeliti che hanno rifiutato l’annuncio del Vangelo, ma tutti possono entrare nella Chiesa. Come voi un tempo siete stati disobbedienti a Dio e ora avete ottenuto misericordia a motivo della loro disobbedienza, così anch’essi ora sono diventati disobbedienti a motivo della misericordia da voi ricevuta, perché anch’essi ottengano misericordia. Dio infatti ha rinchiuso tutti nella disobbedienza, per essere misericordioso verso tutti! Nella disobbedienza di Israele sono emersi nuovi intrusi, stranieri che hanno permesso a Paolo di annunciare il Vangelo ben oltre il recinto, ben oltre i confini chiusi e sigillati di un popolo fortezza. Perché ogni straniero è un intruso che viene dentro di noi e ci cambia. E forse, ogni tanto, quell’intruso/straniero è Cristo stesso che, come ricorda il Salmo, ha misericordia di noi e ci benedice, su di noi fa splendere il suo volto.


