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Turoldo un Lazzaro dell'Amore di Paolo Bertezzolo

creato da Eleonora Bellini ultima modifica 09/03/2022 13:37
Prendendo in considerazione la straordinaria produzione in prosa e poesia, le opere di teatro e cinema, la presenza in TV e sulla stampa, Bertezzolo scandaglia del sacerdote, conosciuto anche personalmente, l'inquieta «biografia del pensiero», inseguita nel suo percorso a spirale. Emergono così vita, pensiero, sfide, ancora straordinariamente irrompenti, a trent'anni dalla scomparsa di un testimone unico.
Titolo

Turoldo 

un Lazzaro dell'Amore

Autore: Paolo Bertezzolo
Presentazione di Mariangela Maraviglia
Editore Mazziana
Anno 2022
Formato (cm)  21 x 2.1 x 15 cm
Peso (g) 350 g
ISBN International Standard Book Number 9788897243397

Descrizione

Il servita Davide Maria Turoldo (1916-1992) ha attraversato, spesso da protagonista, numerosi e significativi episodi civili, sociali ed ecclesiali del secolo scorso: la Resistenza a Milano negli anni Quaranta, la scommessa di una società radicalmente rinnovata nel dopoguerra, la rigogliosa «germinazione» della Firenze di Giorgio La Pira, il superamento delle barriere tra Chiesa e mondo promosso dal Concilio Vaticano II, le battaglie civili iniziate nel Settantotto; l'America Latina e la sua teologia della liberazione. In sintesi un'«utopia che porta avanti il mondo». Non gli sono mancati periodi di contrarietà e di esilio forzato. Prendendo in considerazione la straordinaria produzione in prosa e poesia, le opere di teatro e cinema, la presenza in TV e sulla stampa, Bertezzolo scandaglia del sacerdote, conosciuto anche personalmente, l'inquieta «biografia del pensiero», inseguita nel suo percorso a spirale. Emergono così vita, pensiero, sfide, ancora straordinariamente irrompenti, a trent'anni dalla scomparsa di un testimone unico.

Presentazione di Mariangela Maraviglia

La vita di padre David Maria Turoldo si dipana come una grande avventura nel corso della storia del Novecento. Dal 1916 al 1992, gli anni che ne delimitano la vicenda terrena, il suo contributo di parola e di azione lo ascrive di diritto al pantheon delle voci amate e seguite di una generazione che, Vangelo alla mano, ha nutrito la fiducia immensa di poter rinnovare la società, la Chiesa, la cultura del proprio tempo.

Non vi è impegno che non abbia desiderato promuovere e cantare nei tanti differenti generi in cui si è espressa la sua eloquenza di oratore e la sua penna di poligrafo. L’amico scrittore Luigi Santucci ne ricordava il «dilapidarsi senza risparmio» puntando «tutto sul Vangelo»; l’arcivescovo Carlo Maria Martini lo celebrava come «poeta, profeta, disturbatore delle coscienze, uomo di fede, uomo di Dio, amico di tutti gli uomini»1.

Non pochi – studiosi, letterati, biblisti, studenti alla loro prima ricerca – si sono addentrati nell’analisi della sua opera, riconoscendo a padre David la capacità di intercettare e narrare quanto stava al cuore dell’umanità e della storia del suo tempo. Paolo Bertezzolo offre con questo libro un ulteriore ampio contributo, testimoniando che l’onda lunga del fascino da lui esercitato non si è esaurita in quanti ne conservano memoria viva e ancora lo incrociano attraverso i suoi scritti. A favorire l’incontro è stato, in questo caso, la frequentazione di don Luigi Adami, grande amico di Turoldo che più volte lo invitava a parlare nella bellissima chiesa di San Zeno di Colognola ai Colli (Verona). Con lui Paolo ha scritto un intenso libro dal sapore e dal titolo turoldiano, La fede nuda2.

Qui presenta il suo «lungo viaggio» attraverso l’opera edita di Turoldo, offrendo la «biografia del pensiero» di un eterno cercatore del volto di Dio: «Lazzaro dell’Amore», «maniaco di Dio», come si definiva lui stesso, inquieto mendicante di un amore sempre desiderato e sempre sfuggente, perché, scriveva ancora nelle sue ultime carte: «La vera domanda che sta all’inizio di ogni discorso è Dio stesso. Dio non è la riposta è la domanda»3.

Questa ininterrotta domanda è individuata da Bertezzolo come leitmotiv degli scritti turoldiani in prosa e in poesia: dalla tesi di laurea in filosofia, discussa nel 1946, fino agli ultimi lavori, in particolare Il dramma è Dio, a suo dire, e anche a dire di padre David, testo ricapitolativo di un intero cammino spirituale4.

È una domanda che riceve la sua risposta fino dal giovanile lavoro di tesi. Già in quello studio, dal taglio propriamente filosofico, Turoldo, proponendosi di indagare con le armi della ragione «l’abisso» che separa l’uomo da Dio, individuato con la categoria classica dell’«Essere», concludeva nello scacco della speculazione razionale. La ragione filosofica, scriveva, non può che fermarsi, impotente a colmare una distanza incolmabile, affidandosi alla «religione-rivelazione» e all’«arte» come approdi da cui «elemosinare» qualche luce: fermarsi e «stendere la mano semmai alcuno la stringa», annotava con immagine suggestiva5.

Il suo cammino filosofico poteva dirsi di fatto compiuto, con la resa del discorso umano alla realtà della «Grazia», unica possibile «comunicazione di Dio», nell’«atto di fede», come si legge in quelle pagine. Non era conclusa invece la sua necessità di «ragionare», l’urgenza di inseguire, incalzare, affrontare Dio, in un perenne “corpo a corpo”, una «teomachia», che Turoldo riproponeva, moderno Giacobbe, nella sua intera produzione letteraria6

Pagine non più filosofiche ma di scavo e commento ai testi biblici, per primi Giobbe e i Salmi, interpretati e tradotti più volte nel corso della sua vita; pagine di teatro, narrativa, giornalismo, soprattutto di poesia, scaturita da una inesauribile vena, vero e proprio «rendiconto» dell’esperienza religiosa di un autore per cui: «Cantare e pregare sono la stessa cosa»7.

Paolo Bertezzolo conduce il lettore a immergersi nella multiforme produzione turoldiana con amorosa dedizione, scandagliando il continuo dibattersi di padre David, il suo avanzare da un’opera all’altra in un procedimento che definisce «a spirale», riconoscendovi le «tappe di un percorso unico» in cui le ripetizioni aprono a significati e interpretazioni nuove8.

In densi capitoli si dispiegano tutte le questioni che stanno al cuore della riflessione di Turoldo, corollario della domanda su Dio: il male, la morte, il senso del tutto, l’impegno nella storia, avvertito come ineludibile mandato. Si ritrovano categorie, culture, autori religiosi e laici intercettati e originalmente restituiti da una sensibilità straordinariamente ricettiva quale fu quella di padre David: l’esistenzialismo e Leopardi, la «scelta dei poveri» e gli umori della Chiesa latinoamericana, Gandhi e i teologi della speranza. E, su tutto, il «grande codice» della Bibbia, chiave di lettura della storia dell’umanità come storia di liberazione; rivelazione definitiva, nella figura di Gesù Cristo, dell’immagine di Dio, non l’«Essere» lontano e chiuso nella sua indifferente perfezione della filosofia greca ma «un Dio che pena nel cuore dell’uomo»9. Un Dio che, nello scandaloso scendere dalle sue altezze inattingibili, si è saldato alla sorte dell’umanità, regalando all’uomo lo «scandalo della speranza», il compito esigente di rendere accogliente per ogni creatura il mondo, la storia, la Chiesa.

Sta particolarmente a cuore a Bertezzolo questa “saldatura” che rende l’uomo responsabile del suo futuro, proiettato in un orizzonte escatologico che ne motiva lo spendersi in una politica di giustizia e liberazione nel proprio tempo. Vi riconosce una «inattualità» a fronte di tanto vuoto e cinismo presente, ma anche una vicinanza alla «Chiesa in uscita» di papa Francesco: vicinanza indirettamente confermata dallo stesso pontefice nel corso della geografia di incontri con protagonisti del Novecento ecclesiale, non a caso amici e collaboratori di padre David: Primo Mazzolari, Lorenzo Milani, Zeno Saltini, Tonino Bello10.

L’autore, nel ripercorrere e restituire i temi con cui si è misurato il pensiero di Turoldo, non teme neppure di arrischiarsi in categorie ardue della sua produzione: come il «Nulla», da intendersi come «spoliazione» da ogni «possesso», da ogni «falsa immagine», «per mettere radicalmente in pratica la Parola che chiede di non avere altro dio oltre Lui»; come i «doppi pensieri», mutuati da Dostoevskij per penetrare le ambivalenze dell’uomo e il «dramma di Dio», che non può alleviare le sofferenze della sua creatura in nome della libertà che le ha accordato11. Temi enormi, sui quali si è interrogato molta riflessione del Novecento e sui quali ci si continuerà a interrogare, intorno e oltre gli scritti turoldiani.

Nel contributo di Bertezzolo si respira l’immensa gratitudine per un lascito che offre snodi di senso anche per l’oggi. Lo straordinario patrimonio di vita, pensiero, canto, frutto dell’esperienza di padre David, rivive in queste pagine. E con quello la convinzione che la «questione di Dio» non è scindibile dalla «questione dell’uomo». Insondabile e affidata al Mistero e al silenzio dell’attitudine mistica, ma insieme rintracciabile nella ricchezza e nella pluralità di frammenti di vita: nell’espressione di un amore, in un gesto di giustizia, in un verso di poesia. Come quella che nasceva dal desiderio, dalla fiducia, dalla speranza di padre David: «Il canto colmerà l’abisso»12.

Note 

1 Citazioni da un articolo di Santucci del 1948 e dalla omelia funebre di Martini alla celebrazione dei funerali. Cfr. M. Maraviglia, David Maria Turoldo (1916-1992). La vita, la testimonianza, Morcelliana, Brescia 2016, pp.121 e 417.

2 L. Adami-P. Bertezzolo, La fede nuda. Dialogo sul credere e dubitare, Prefazione di A. Barbi, Gabrielli, San Pietro in Cariano 2019.

3 D. M. Turoldo, Nel lucido buio, a cura di G. Luzzi, Rizzoli, Milano 2002, p. 154; ora in D. M. Turoldo, Luminoso vuoto. Ultimi scritti, a cura di G. Luzzi, Servitium, Milano 2016, p. 57.

4 Il lavoro di tesi, dal titolo La fatica della ragione, lievemente rivisto per una pubblicazione poi non avvenuta, e conservato nel Fondo Turoldo di Fontanella di Sotto il Monte, è citato più volte in questo libro, come pure Il dramma è Dio, Rizzoli, Milano 1992.

5 Turoldo, La fatica della ragione, p. 225.

Fu l’amico L. Santucci a utilizzare per primo questa espressione poi di larga fortuna presso i lettori turoldiani.

Cfr. D. M. Turoldo, Poesia e profezia nella mia esperienza, San Zeno di Colognola ai Colli 2004, p. 2.

Cfr. alla p. ……. di questo libro.

D. M. Turoldo, Vivi di noi, in Id., O sensi miei... Poesie 1948-1988, Rizzoli, Milano 2002, p. 53.

10 Riferimento alle visite alle tombe e ai luoghi di esperienza di queste figure effettuate da papa Francesco nel 2017 e 2018.

11 Cfr. alle pp. ……. di questo libro.

12 D.M. Turoldo, E dunqueCanti ultimi, Garzanti, Milano 1991, p. 181.

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