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Itinerari di ricerca della comparazione educativa

creato da Rocco D'Ambrosio ultima modifica 14/03/2019 17:58
Il libro di Luca Gallo
Titolo

Itinerari di ricerca della comparazione educativa

Autore Luca Gallo
Editore Progedit
Edizione:  2018, pp. 236
ISBN/ISSN

978-88-6194-397-1

 


INTRODUZIONE

Ulteriori e significative ragioni sollecitano e sostengono oggi l’opportunità e la legittimità di una maggiore presenza della comparazione nell’ambito degli studi sull’educazione.

Da una parte, certamente, le esigenze poste dai crescenti cambiamenti socio-economici, politici e culturali della realtà locale e mondiale; dall’altra le peculiarità di una situazione connotata da sempre più fitti e continui rapporti internazionali e interculturali, che richiede aperture ad altre pratiche e modelli educativi, a storie antropologiche di altri Paesi e che necessita di strumenti di ricerca che siano in grado di attivare confronti, di analizzare e approfondire le diversità e le differenze, evidenziandone gli aspetti e gli elementi caratterizzanti, così come gli eventuali punti di contatto (somiglianze)[1]. I confronti sono ormai diventati sistematici e l’educazione comparata è considerata parte essenziale e imprescindibile degli studi storico-pedagogici ed educativi ed è sotto il “fuoco dell’attenzione” degli organismi di programmazione e quindi della politica scolastica[2].

Tutto questo presuppone il bisogno di effettuare uno sforzo di chiarimento e approfondimento sulle origini, sui significati e sulle finalità degli studi comparati in educazione, sulle questioni metodologiche e sulle indicazioni contenutistiche che di volta in volta assumono rilevanza, sulle relazioni e connessioni con alcune problematiche di ricerca affini e convergenti (si pensi tra le altre alla dimensione educativa europea e globale, all’educazione multi e interculturale). E, pertanto, su alcuni di questi attuali settori di sviluppo e “itinerari di ricerca”, che avvalorano l’importanza della presenza degli studi pedagogico-comparati e che attestano il loro rinnovato e crescente interesse anche nel futuro della ricerca educativa, soffermeremo la nostra attenzione e analisi e cercheremo di puntualizzarne taluni aspetti ed elementi essenziali del dibattito in corso.

La ricerca delle somiglianze e delle analogie, delle diversità e delle differenze poi, oltre che nello stesso tempo (sincronia), può anche attivarsi entro unità di tempi diversi. La comparazione può benissimo essere diacronica, per rintracciare con chiarezza le fasi di trasformazione ed evoluzione di un oggetto, di una persona, di un sistema o altro[3].  M. Todeschini e C. Ziglio, infatti, ricorrono all’esempio della ricerca storiografica che può essere legittimamente considerata una forma di comparazione tra diversi momenti della storia degli uomini e in questo caso di comparazione della storia educativa[4].

A proposito della dimensione temporale, la ricerca storica dell’educazione comparata è un settore di studi che si è andato delineando e definendo in maniera sempre più chiara, dal punto di vista epistemologico e metodologico, ad iniziare dagli anni ’60 del Novecento. E “a proporre oggi una storia della pedagogia anche in chiave comparativa, mettendo in evidenza luoghi e tempi diversi dal nostro e lontani tra loro, significa quindi rivitalizzare modelli storiografici conosciuti proponendo nuove euristiche ed ermeneutiche nel tentativo di costruire una storia mondiale dell’educazione che disveli ed interpreti il passato nella sua complessità e nei suoi intrecci culturali nascosti”[5]. Occuparsi di teorie, metodologie, pratiche educative e formative in una prospettiva storico-comparata nazionale, europea e mondiale può sollecitare a prendere in considerazione sviluppi diversi da quelli conosciuti, percorsi interrotti dal fluire storico che possono essere ripresi e recuperati nel presente.

 Oltre che conoscenza dei modelli del passato la storia della pedagogia comparata si configura anche come scoperta di alterità antropologica che indaga il concetto di educazione, lo mostra complesso, problematico, polimorfo, mai concluso. Essa così diviene educazione al pluralismo e alla cooperazione alla quale attingere per progettare un futuro umano che, riprendendo percorsi culturali minoritari nascosti dalla Storia mondiale, possano costituire il punto di partenza per una pacifica convivenza tra gli uomini[6].

Ma tornando al comparare, esso è una modalità conoscitiva, un atteggiamento mentale universale comune e diffuso; la comparazione è una fra le attività cognitive più comuni: “Il n’y a rien que l’esprit humaine fasse si souvent que des comparaisons” si leggeva nella grande Encyclopedie, vanto della cultura francese. In modo consapevole o inconsapevole molte delle azioni della nostra quotidianità implicano qualche forma di comparazione: confrontiamo appunto l’aspetto fisico o la personalità di familiari, amici e colleghi di lavoro; rileviamo diversità o somiglianze nei loro comportamenti e nelle loro opinioni, nei momenti di autoriflessione possiamo anche comparare fasi diverse della nostra esistenza. Non ci limitiamo a confrontare fra loro solo gli esseri umani, ma compariamo anche gli oggetti (o gli eventi) del mondo naturale e i prodotti (materiali e simbolici) dell’attività umana.  

Bisogna però distinguere la comparazione come attività mentale universale, da un lato, e come consapevole strumento di conoscenza e attività scientifica, dall’altra; le pratiche della comparazione che fanno parte dell’esperienza quotidiana degli esseri umani e l’elaborazione di un pensiero comparativo che ha come obiettivo l’approfondimento sistematico di conoscenze scientifiche. Questa distinzione é essenziale, nella misura in cui occorre intendere la comparazione non più come operazione semplice, ma piuttosto come una concettualizzazione che implica il ricorso a questioni teoriche e metodologiche del comparare.

Vi è allora una procedura, un metodo conoscitivo scientifico utilizzato in vari ambiti disciplinari, fra cui anche quello pedagogico-educativo : un comparare applicato a temi e problemi dell’educazione che può legittimamente definirsi “comparazione educativa”. Più chiaramente: le questioni che si riferiscono all’educazione, siano esse idee, problemi, esperienze, pratiche, fatti, istituzioni e altro, tra le diverse modalità con cui possono essere affrontate, individuano anche quella comparativa. E’ possibile, in altri termini, definire un’area della ricerca educativa che utilizza tale approccio come strumento di conoscenza, lettura, descrizione, interpretazione, previsione, valutazione e controllo dei fatti educativi che possiamo chiamare “educazione comparata”, il cui contributo è stato e continua ad essere di estrema importanza per l’approfondimento del discorso pedagogico ed educativo[7].

                                                                                     Luca Gallo



[1] Cfr. D. GROUX, N. TUTIAUX-GUILLON (dir.), Les échanges internationaux et la comparaison en éducation. Pratiques et enjeux, L’Harmattan, Paris 2000, pp.7-8.

[2] Cfr. M. LAENG, G. BALLANTI, Pedagogia, La Scuola, Brescia 2000, p.90.

[3] Cfr. C. CRIVELLARI, Educazione e comparazione oggi, Edizioni Scientifiche Italiane, Napoli 2012, pp. 127.

[4] Cfr. M. TODESCHINI, C. ZIGLIO, Comparazione educativa. Studiare l’educazione attraverso la comparazione, La

Nuova Italia, Firenze 1992, pp.19-20.                                             

I

[5] C. CALLEGARI, La storia della pedagogia. Tra ricerca e didattica, Pensa MultiMedia, Lecce 2012, pp.76-77.

Si veda anche: B. ORIZIO, Storia e comparazione dell’educazione in Europa, Libreria Universitaria, Verona 2000 e M. CHIARANDA (a cura di), Storia comparata dell’educazione. Problemi ed esperienze tra Otto e Novecento, Franco Angeli, Milano 2010.

[6] C. CALLEGARI, cit., p.72. 

II

[7] Sempre a tale proposito M. LAENG sottolinea come “l’uso del metodo comparativo è talmente universale, che l’attribuzione esplicita di esso a un qualsiasi tipo di ricerca può sembrare pleonastica” (Prefazione al testo di F. HILKER, Pedagogia comparata, tr.it., Armando, Roma 1967, p. 9).

III

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