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Siria. L'ultimo genocidio

creato da webmaster ultima modifica 10/05/2017 18:33
di Riccardo Cristiano
Titolo

Siria. L'ultimo genocidio

Autore Riccardo Cristiano
Editore Castelvecchi
Dati Marzo 2017, 192 pagine
EAN

9788869449338

Nel mondo occidentale è in atto una profonda e costante negazione di quanto sta accadendo in Medio Oriente. Si è negata dapprima la “rivoluzione siriana”, e ora si nega quello che sotto ogni aspetto è il genocidio di un popolo. Un’indifferenza figlia dell’emergenza-terrorismo, dell’ideologia rossobruna che accomuna nell’antiamericanismo le radicalità di destra e sinistra, della “teologia della geopolitica sovietica” secondo cui Mosca e i suoi alleati arabi, nasseriani ma soprattutto baathisti, hanno sempre ragione. Si è arrivati così a non vedere i massacri “genocidiari” di Saddam Hussein e di Hafiz al-Assad in passato e quelli di Bashar al-Assad oggi, dietro i quali si nasconde l’esportazione della rivoluzione iraniana fino alle coste del Mediterraneo, a mezzo della più feroce operazione di pulizia etnica della storia recente. Contro tutto questo si è levata nuovamente profetica la voce di papa Francesco, che con coerenza ha cercato di riaccendere i riflettori su una tragedia che rischia di avere enormi conseguenze non solo sulla geopolitica ma anche sul dialogo interreligioso.


 

Prima pagina del primo capitolo, "Perché non siamo tutti Aleppo"

La cittadina siriana di Daraa è al capo opposto del paese rispetto ad Aleppo. Ma quanto accadde a Daraa nel 2011 può aiutarci a farci un’idea di quanto è accaduto  lassù, ad Aleppo, quando la città è caduta in mano ai lealisti di Assad, sul finire del 2016. Daraa non è stata un’eccezione, ma una regola: “All’inizio di maggio del 2011 i militari e gli shabiha (i fantasmi), i miliziani filogovernativi, circondano la città. Mentre gli elicotteri sorvolano i quartieri, i soldati perquisiscono le case per scovare i “terroristi”. Tra questi Karim, il marito di Fatima, accusato di aver aiutato i feriti colpiti dai proiettili durante le manifestazioni di piazza. Quella sera lui non c’è. I soldati ordinano alla moglie di contattarlo. Fatima continua a ripetere che sono “quasi divorziati”, ma loro non le danno ascolto. Un ufficiale posa gli occhi sui due bambini presenti nella stanza. Fatima è presa dal panico. Per proteggerli, nega di essere la madre di Nora e del suo fratellino di cinque anni. Ma la bambina, terrorizzata, grida: “Mamma!”. “Prendiamo sua figlia in ostaggio finché il padre non si consegna”, annuncia l’ufficiale. Afferra Nora, per poi portarla in una base militare di Daraa, di cui non possiamo fare il nome per motivi di sicurezza. La notte stessa, il padre di Nora si presenterà alla sede dell’intelligence militare per costituirsi. Ma sua figlia rimarrà prigioniera per quarantacinque giorni, e Karim non farà mai ritorno.”
Questo è l’inizio dell’articolo di Cécile Andrzajieski e di Leila Minano, il miglior viatico che abbia trovato alla storia in cui dobbiamo entrare. Infatti secondo l’Unicef era fondato il timore che in Siria già nel 2013 fossero morti circa 11mila bambini. Secondo le stime pubblicate dall’organizzazione per la difesa dei diritti umani I am Syria , dall’inizio del conflitto siriano sono morti 470mila persone, delle quali 55mila sono bambini. Delle  16.913 vittime civili  identificate  soltanto nel corso del 2016 -e l’identificazione non è impresa da poco in quel mattatoio che è la Siria-, 8.736 sono state uccise dall’esercito regolare siriano,  3.967 dall’aviazione russa, 1.528 dai jihadisti dell’ISIS e della sigla che aveva dato la propria fedeltà ad al-Qaida (l’ex al-Nusra), 1.048 dai gruppi armati dell’opposizione siriana, 951 da varie formazioni armate, 537 dalle forze della coalizione internazionale guidata dagli Stati Uniti, 146 dai gruppi armati curdi. Difficile capire chi parla di Assad come di un “male minore”. Eppure bisogna provarci: questa idea, assai poco compatibile con la realtà siriana, si è diffusa, anche per via di un’azione a tenaglia: da una parte l’aggressione planetaria del terrorismo internazionale dell’ISIS e dei gruppi dell’estremismo salafita che hanno conquistato con un golpe militare ampi territori della rivoluzione siriana, violentandone finalità e attivisti. Dall’altra l’aggressione contro i siriani da parte del regime, che li ha presentati tutti come terroristi, milioni di terroristi, e ha negato la possibilità di accesso alla stampa indipendente, se non ponendola, come sempre ha fatto, sotto il proprio controllo. E così la Siria non è rimasta soltanto nascosta, ma la sua agonia di massa è divenuta persino una “liberazione”.
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