Tu sei qui: Home / Interagendo / Recensendo / Recensendo 2016 / Le espulsioni tra brutalità e complessità, di Massimo Serio

Le espulsioni tra brutalità e complessità, di Massimo Serio

creato da Rocco D'Ambrosio ultima modifica 09/08/2016 09:01
Massimo Serio recensisce per noi un saggio di Saskia Sassen sul problema delle espulsioni di immigrati...
Titolo

Espulsioni. Brutalità e complessità nell’economia globale.

Autori Saskia Sassen
Editore il Mulino
Dati
ISBN

 


 

Espulsioni. Brutalità e complessità nell’economia globale: un saggio di Saskia Sassen, di Massimo Serio

Una volta le chiamavamo disuguaglianze. E questo fenomeno sociale voleva indicare la differenza tra i ceti a seguito della diversa condizione economica. Ma erano tempi in cui l’ascensore sociale funzionava ancora mentre oggi siamo approdati ad una nuova fase della storia, quella delle “espulsioni” che ci porta decisamente «sempre più lontano dalla precedente epoca di inclusione e crescita delle classi medie».

È la tesi argomentata da Saskia Sassen, docente di Sociologia alla Columbia University, nel suo ultimo saggio Espulsioni. Brutalità e complessità nell’economia globale, per le stampe de il Mulino (2015) all’interno del quale l’A. mira all’individuazione delle cause col lo scopo di «rendere visibile il cammino che porta allo spazio dell’espulsione, fissarne il momento e il luogo, prima che cada nell’oblio».

Povertà, disuguaglianza dunque sono diventati termini anacronistici appartenenti ad una logica di inclusione che non c’è più perché non spiegano la frattura storica oggi sotto i nostri occhi. E così già nell’Introduzione l’A. non lascia scampo a incomprensioni ravvisando come «più ancora che nella familiare esperienza della crescita della disuguaglianza, è nell’idea dell’espulsione che si riflettono le patologie dell’attuale capitalismo globale».

Questa ambiguità svela la vera caratteristica della nuova era globalizzata che è rappresentata dal paradosso in quanto vede coesistere la crescita economica con «l’immiserimento e l’esclusione di masse crescenti di persone che non hanno più valore» e nemmeno più la forza di resistere e opporsi.

E questo si rende possibile per due motivi.

Innanzitutto perché «l’oppressore è sempre più un sistema complesso che combina persone, reti, macchine, ed è privo di un centro ben definito».

E poi perché «oggi gli oppressi sono stati per lo più espulsi e vivono in luoghi molto lontani dai loro oppressori». E qui, chiarificandosi il titolo del volume, emerge tutta la tragicità della nuova realtà.

Questo è il “punto di indagine” del volume: individuare questo luogo «in cui si estrinseca la dinamica chiave dell’espulsione dai diversi sistemi in gioco: l’economia, la biosfera, il sociale».

E che definisce margine sistemico per delineare come il fenomeno è di natura sistemica (globale) perché ha infranto le barriere del sud globale e superando le frontiere, è penetrato nei confini dei Paesi del nord globale. Difatti stiamo assistendo sia alla “cacciata” di milioni di piccoli contadini da oltre 220 milioni di ettari di terra dai paesi poveri, che all’impoverimento dei ceti medi nei paesi ricchi così che tale margine sistemico si popola di «masse crescenti di persone … attori economici un tempo cruciali per lo sviluppo del capitalismo, come la piccola borghesia e le borghesie nazionali tradizionali che non sono più di alcun valore per il sistema generale».

I quattro capitoli di cui si compone il volume (più l’Introduzione e la Conclusione) esaminano casi eterogenei per descrivere la feroce selezione sistemica dell’economia politica globale che sta provocando forme di pura e semplice brutalità.

Il primo capitolo parte descrivendo la contrazione dello spazio dell’economia dei Paesi sviluppati in cui per «giungere a un’economia in ordine … in ossequio alle richieste dell’UE di ridurre il debito pubblico» si assiste a masse di dipendenti che vengono estromessi dai loro posti di lavoro per finire disoccupati dunque «espulsi dai progetti di vita, dall’accesso ai mezzi di sussistenza, dal contratto sociale, cardine delle democrazie liberali». Perché si tende a rafforzare le “formazioni predatorie” piuttosto che “massimizzare l’occupazione e la produzione”.

Nel secondo capitolo l’A. passa poi a descrivere il fenomeno dell’accaparramento delle terre sempre più nelle mani di poche persone per cui abitanti di interi villaggi vengono cacciati dalle loro terre (land grabbing) e costretti nelle bidonville delle megalopoli cadono nelle reti criminali e dei trafficanti di esseri umani.

Il capitolo terzo descrive la deriva della finanza che oggi assume un volto antropofagico: l’idolo su cui sacrificare vite umane. Perché mentre «l’attività bancaria tradizionale consiste nel vendere del denaro che la banca ha, la finanza vende qualcosa che la banca non ha». Motivo per cui le banche devono mercificare ogni tipo di cosa (edifici, beni, debiti, etc.) e questa finanziarizzazione onnivora, attraverso sistemi complessi, cartolarizza quantità enormi di entità e processi fino alla saturazione. Per fare questo si serve di derivati «il cui valore contabile del volume nel 2005 ammontava a 630 mila miliardi di dollari, quattordici volte il prodotto interno lordo globale».

Il capitolo quarto si sofferma sulla «descrizione delle distese di terre morte, avvelenate da emissioni tossiche di fabbriche e miniere, non più coltivabili». In tal modo si vuole descrivere non solo l’effetto nefasto del continuo impatto dell’uomo sull’ambiente (Antropocene) ma anche e soprattutto come «tali distruzioni della qualità della terra, dell’acqua e dell’aria hanno colpito più duramente le comunità povere, provocando una massa stimata di 800 milioni di sfollati in tutto il mondo».

Ciò che emerge da questi capitoli è l’instaurazione di un sistema volutamente complesso perché «quanto più complesso è il sistema, tanto più difficile è risalire alle responsabilità e tanto più difficile è che qualcuno si senta responsabile».

Per tale motivo la soluzione non è semplice perché sembra siamo giunti ad un punto di non ritorno. La realtà è intricata e non si può affrontare con qualunquismo e superficialità. È la stessa A. a sottolineare come «gli strumenti di cui disponiamo per interpretarle non sono aggiornati, cosicché ripieghiamo su categorie familiari: parliamo di governi fiscalmente irresponsabili, di famiglie che si indebitano oltre il dovuto, dell’eccesso di regolamentazioni che impedisce l’efficiente allocazione delle risorse».

Tutto drammaticamente vero ma ciò non toglie che per anni ci si era illusi di poter gestire le disuguaglianze sociali attraverso miopi interventi di contenimento a breve termine, così da tenere sempre sotto controllo il sistema iniquo. Ora la questione si rende urgente perché sembra ingestibile. Flussi oceanici di persone, ad ogni latitudine del pianeta, si muovono in nuovo esodo perché ai profughi di guerra si aggiungono i profughi ambientali (come li ebbe a definire Benedetto XVI) che emigrano verso nuove terre alla ricerca di una nuova riqualificazione.

Benedetto XVI nel Messaggio per la XLIII Giornata della pace, 1 Gennaio del 2010, Se vuoi coltivare la pace, custodisci il creato, così scriveva: «Come trascurare il crescente fenomeno dei cosiddetti profughi ambientali: persone che, a causa del degrado dell’ambiente in cui vivono, lo devono lasciare – spesso insieme ai loro beni – per affrontare i pericoli e le incognite di uno spostamento forzato?» (n. 4).

Un monito che anche Papa Francesco dall’inizio del suo Pontificato non ha mai mancato di sottolineare e riflettendo sull’assurdità della cultura dello scarto, nell’esortazione apostolica post sinodale Evangelii Gaudium così scrive: «Non si tratta più semplicemente del fenomeno dello sfruttamento e dell’oppressione, ma di qualcosa di nuovo: con l’esclusione resta colpita, nella sua stessa radice, l’appartenenza alla società in cui si vive, dal momento che in essa non si sta nei bassifondi, nella periferia, o senza potere, bensì si sta fuori. Gli esclusi non sono sfruttati ma rifiuti, avanzi» (n.53).

Complessivamente il testo si sofferma molto sulle cause della crisi economica attuale con dovizia di dati statistici con l’intento di far emergere come ormai questo fenomeno sia trasversale senza risparmiare nessun Paese.

Il saggio rappresenta un valido strumento per comprendere la situazione attuale ma va completato di una pars costruens, perché la pars destruens deve essere il grimaldello, lo spazio necessario per avviarsi verso la direzione del cambiamento.

Per concludere: i popoli chiedono un cambiamento. Non solo in Europa, ma ormai nel mondo intero soffia il vento non del populismo ingenuo ma di quello generato della stanchezza sfiancante di chi vede «i benefici della globalizzazione distribuiti in maniera drammaticamente ineguale aumentando le disuguaglianze» (Leonardo Becchetti). Il cambiamento pertanto è urgente.

Per giustizia e per interesse, come ha titolato il noto economista su un editoriale apparso su Avvenire il 28 Luglio scorso in cui tiene a precisare come «i perdenti non hanno voce ma aspettano al varco i governi al potere nelle tornate elettorali ed esprimono la loro protesta votando “contro”, talvolta anche cedendo alla lusinga di populismi improbabili e aggressivi».

E la storia su questo ha davvero molto da insegnarci.

[Massimo Serio, presbitero, Barletta, Bt]

Azioni sul documento
  • Stampa
archiviato sotto: ,
Pubblicando, i testi di Cercasi un fine

Potere e partecipazione. Un'esperienza locale di amministrazione condivisa, di S. Di Liso, D. Lomazzo

Sesto libro della collana di Cercasi un fine

 


La salute nella e oltre la leggeLa salute nella e oltre la legge. Sfide odierne, di F. Anelli e G. Ferrara

 

Quinto libro della collana di Cercasi un fine


Attrezzarsi per la città

Attrezzarsi per la città. Laboratori di formAZIONE socio-politica, di M. Natale

Questo libro, quarto della collana di Cercasi un fine, racconta un’idea, diventata poi una esperienza, basata sulla convinzione che si possa, anzi si debba, progettare...


 

Meditando in video
Papa Francesco ha inviato domenica 23 aprile 2017 un video messaggio dedicato a don Lorenzo Milani, il priore di Barbiana, alla manifestazione “Tempo di Libri”, a Milano, dove nel pomeriggio è stata presentata l’edizione completa di “Tutte le Opere” del sacerdote, con alcuni inediti, curata dallo storico Alberto Melloni per la collana dei Meridiani Mondadori...
Videomessaggio del Santo Padre per Don Milani
Politica in weekend - 2 e 3 luglio 2016
Guida alla riforma costituzionale
Di più…
I nostri amici stranieri

Cercasi un fine organizza degli incontri settimanali di dialogo tra culture e insegnamento della lingua italiana per stranieri.

Maggiori info >>>

centro di ascolto.jpg

Associandoci

logo-barchetta.jpg
Cercasi un fine
è insieme un periodico, un’associazione onlus, di promozione sociale, iscritta all’albo regionale della Puglia, fondata nel 2008, con attività che risalgono a partire dal 2002 e una rete di scuole di formazione politica. Vi partecipano credenti cristiani e donne e uomini di diverse culture e religioni, accomunati dall’impegno per una società più giusta, pacifica e bella.

e ancora...

presentandoci
cercasi una casa
sostenendoci

con carta di credito o PayPal

Leggendo il giornale

Cercasiunfine_115_Pagina_01.jpg

E' in distribuzione Cercasi un fine n. 115
(2019 - Anno XIV)

quadratino rosso Tema: Ambiente

Scrivendo per il giornale

Se volete scrivere per il giornale:
direttore@cercasiunfine.it


  Il 116 è sulla COPPIA (cosa vuol dire oggi essere "coppia"? Quali i ruoli nella coppia? Cos è la fedeltà nella coppia?) in preparazione.

 listing Il 117 è sul RAZZISMO (Dove nasce il razzismo? Cosa di fa diventare razzisti? C' il razzismo nella Chiesa?) .

 listing Il 118 è sull'ECONOMIA CIVILE (Cosa è l'economia civile? Pro e contro di questo modello? Dove è applicato e come?)  testi da inviare entro il 31 ottobre 2019.


Se avete qualcosa da proporci su qualcuno di questi temi siamo ben lieti di accoglierlo. Accettiamo anche contributi in altre lingue.