Tu sei qui: Home / Interagendo / Recensendo / Recensendo 2015 / Paolo Bertezzolo, Padroni a Chiesa nostra

Paolo Bertezzolo, Padroni a Chiesa nostra

creato da Rocco D'Ambrosio ultima modifica 03/10/2015 07:23
Un accurato libro su Chiesa e Lega (EMI editrice), così attuale in questi giorni...

L’attacco all’unità nazionale e il rifiuto del diverso. In 20 anni la posizione della Lega è rimasta costante. E la strategia nei confronti della chiesa è chiara: aggressioni a gerarchie e associazioni impegnate nell’accoglienza. Ma anche prese di posizione in favore di «valori non negoziabili». Il cattolicesimo della Lega è pre-conciliare, tradizionalista e strumentale. In antitesi all’«essere cristiano» di oggi. 
Ce lo racconta Paolo Bertezzolo autore di un interessante saggio sul tema.

«Lega Nord per l’indipendenza della Padania» recita il sito Internet del movimento politico fondato da Umberto Bossi. 
Vi navighiamo allo scopo di trovare lo statuto del partito citato nell’ultimo libro di Paolo Bertezzolo, «Padroni a Chiesa nostra. Vent’anni di strategia religiosa della Lega Nord», edito dalla Emi. Leggiamo nell’articolo 1 del testo attualmente in vigore, approvato nel marzo 2002: «Il Movimento politico denominato “Lega Nord per l’Indipendenza della Padania” […], ha per finalità il conseguimento dell’indipendenza della Padania attraverso metodi democratici e il suo riconoscimento internazionale quale Repubblica Federale indipendente e sovrana».
L’attacco all’unità nazionale, dichiarato dal movimento leghista a chiare lettere, costituisce uno dei principali motivi di contrasto tra la Lega e la Chiesa cattolica fin dalla fine degli anni ‘80, insieme al rifiuto xenofobo del «diverso», straniero, meridionale, rom, extracomunitario o islamico che sia.
Paolo Bertezzolo nel suo volume che ripercorre la storia del più longevo partito politico italiano presente oggi in parlamento, scrive anche di questo. E ne scrive perché la tesi del suo lavoro, ampiamente dimostrata, è proprio quella che negli ultimi 20 anni ci sia stata, e ci sia, una strategia leghista molto precisa nei riguardi della Chiesa. Attacchi alle gerarchie e ad alcune organizzazioni cattoliche schierate per l’unità nazionale e impegnate nell’accoglienza degli stranieri, ma anche ammiccamenti, espliciti corteggiamenti e forti prese di posizione in favore di alcuni «valori non negoziabili»: la famiglia tradizionale, l’obiezione all’aborto, le radici cristiane dell’Italia e dell’Europa, la difesa del crocifisso.
Fatto di attacchi, a volte molto violenti e spesso irriverenti, ma anche di dichiarazioni e atti di fedeltà alla «cristianità», l’atteggiamento leghista verso la Chiesa è lontano dall’essere contraddittorio: la Lega si fa amica della Chiesa e allo stesso tempo sua oppositrice al fine di mostrarsi come autentica detentrice della tradizione cristiana più della Chiesa stessa. Le apparenti contraddizioni trovano la loro coerenza nella volontà «totalizzante» della Lega di assorbire in sé tutte le caratteristiche identitarie delle comunità che vuole rappresentare, quindi anche quella religiosa. I valori religiosi ed etici diventano meri valori culturali con il fine di costruire l’identità «padana», di avere un sempre maggiore potere simbolico e consenso elettorale. In questa strategia, efficace nell’intercettare il sentimento «popolare», anche grazie ad un forte radicamento della Lega sul territorio, la Chiesa è costantemente sotto l’attacco di una pericolosa strumentalizzazione politica. 
Bertezzolo con il suo ampio lavoro, oltre ad indicare in modo chiaro l’esistenza di una strategia leghista volta a conquistare il «terreno» della Chiesa, sembra volerla invitare a vegliare per non lasciarsi sopraffare. Ma anche a non lasciarsi vincere dalla tentazione di strumentalizzare a sua volta le posizioni leghiste più vicine alle proprie, al fine di promuovere a livello politico e istituzionale ciò che le sta a cuore, con rischi sul piano della fede e della fedeltà al Concilio Vaticano II. Se per un partito politico come quello «bossiano» infatti il fine (il consenso elettorale, il potere) giustifica i mezzi (invettiva anticlericale e vezzeggiamento «ultracattolico»), per la Chiesa, sembra dirci Bertezzolo, il fine (l’annuncio di Dio amore e salvatore del mondo) e i mezzi devono essere coerenti, pena il tradimento del Vangelo.

Innanzitutto ci dica qualcosa 
di lei.
«Attualmente sono pensionato. Il mio lavoro è stato, prima di insegnante di storia e filosofia nei licei, poi di preside: ho diretto un liceo a Verona per una ventina d’anni. Mi sono sempre impegnato nel campo sociale, civile. Alla fine degli anni ‘70 sono stato presidente provinciale delle Acli (Associazioni cristiane lavoratori italiani) a Verona; sono stato impegnato in Pax Christi; ho avuto anche una fase di impegno politico che mi ha portato in parlamento per una legislatura a inizio anni ‘90.
Ho sempre cercato di conciliare l’attività professionale con quella dell’impegno civile».

Come nasce l’idea d’indagare  la strategia religiosa della Lega?
«È stata un’idea della casa editrice. Una proposta del direttore editoriale, Pier Maria Mazzola, che ho accolto con entusiasmo. Questo libro mi è stato molto utile, perché mi ha dato l’occasione di riflettere a fondo su più di vent’anni della storia civile, politica e religiosa del nostro paese». 

Lei vive vicino a Verona. Come vede relazionarsi la Lega con la Chiesa locale?
«La Lega si sta diffondendo sul territorio a macchia di leopardo. Ci sono alcune realtà ecclesiali in cui è particolarmente presente e ascoltata, alcune in cui è assente, altre in cui vive situazioni di conflitto col parroco, coi laici impegnati. Però in generale assisto ad una sua progressiva espansione all’interno delle comunità parrocchiali, sia in Veneto che in Lombardia: le due regioni in cui la Lega è storicamente più presente».

Qual è la concezione religiosa della Lega Nord?
«Il leghismo è portatore di una visione cristiana tradizionalista, di tipo lefebvriano e, direi, anticonciliare, che si rifà al modello di cattolicesimo di Pio V, il papa della Lega Santa che nel 1571 batté l’impero ottomano nella battaglia di Lepanto. Questo a mio avviso crea un problema molto serio per la Chiesa, perché ritengo, come sostengono il vaticanista del Tg1 Aldo Maria Valli, e un dossier pubblicato da «Missione Oggi», che le posizioni del cattolicesimo leghista siano assolutamente inconciliabili con il cattolicesimo del Vaticano II. La Chiesa oggi si trova di fronte ad un bivio: far prevalere i cosiddetti valori non negoziabili, quelli connessi al grande tema della vita, oppure i valori della solidarietà, dell’accoglienza, dell’attenzione all’ultimo, quelli legati alla carità cristiana. Far prevalere le tendenze che portano verso un accordo con la Lega, o no?
Io credo che si sia espresso molto bene monsignor Luigi Bettazzi (vescovo emerito di Ivrea, ndr), il quale dice che la difesa della vita, l’attenzione alle tematiche bioetiche, non possono essere disgiunte dalla caritas. L’una non può stare senza l’altra. Prendendo solo uno dei due aspetti si tradisce il Vangelo. 
La Lega è disponibile a difendere le tematiche del primo ambito, ma non le seconde».

Nel suo libro questo risulta molto chiaro: da un lato la Lega attacca, anche violentemente, la Chiesa quando essa è a favore dell’unità solidale dell’Italia e per l’accoglienza degli ultimi, immigrati. Dall’altro fiancheggia la Chiesa, ne prende le parti quando si tratta di difendere le radici cristiane, la famiglia tradizionale, di rifiutare l’aborto e così via. 
«Certo. Su questo si rende evidente l’inconciliabilità della Lega con la Chiesa. La Lega non è assolutamente disponibile ad aprirsi alla caritas. Per essa è costitutivo il rifiuto del diverso e il richiamo all’identità dei popoli “padani”, anche se questi sono un’entità di difficile identificazione territoriale ed etnica. 
Non per niente la Lega rimpiange Lepanto, perché ha una visione crociata del rapporto con la realtà territoriale, con le diversità culturali, con gli islamici. Per la Lega “gli infedeli” sono da combattere. 
Da un punto di vista cristiano, invece, io non posso combattere l’infedele. Per fortuna questo l’abbiamo capito. Lo sancisce il Concilio, ma ce lo dice tutta la Parola di Dio: questo deve creare dei problemi con le posizioni leghiste».

C’è nella Lega una strategia precisa, una strumentalizzazione delle tematiche etiche, religiose, cristiane, a fini politici. Secondo lei c’è consapevolezza di questo nella Chiesa?
«In parte questa consapevolezza c’è. Faccio riferimento alle posizioni dei due grandi arcivescovi di Milano, che non a caso sono il primo e grande bersaglio - il cardinal Tettamanzi lo è tutt’ora - degli strali della Lega.
Sia Martini, sia Tettamanzi, hanno mostrato con lucida chiarezza e grandissima coerenza cristiana, l’inconciliabilità delle posizioni leghiste con l’essenza dell’annuncio cristiano, che è un annuncio di accoglienza. Dello straniero, del diverso. Questa non è nient’altro che la parola di Dio, il messaggio biblico: “Ricordati che tu sei stato straniero”. L’esodo ci appartiene come credenti.
Secondo me, invece, un’altra parte di Chiesa, compresi alcuni esponenti della gerarchia, vede con attenzione, anche se forse non con condivisione, le posizioni leghiste, perché funzionali a una difesa dei valori cristiani “più tradizionali”, e di quelli legati alle grandi questioni della bioetica.
Il segno di contraddizione passa da qui: noi possiamo sostenere la difesa intransigente dei valori della vita fino ad allearci con chi costituisce l’antitesi del messaggio cristiano dell’accoglienza? 
Secondo me la grande sfida che la Chiesa ha presente oggi è: qual è il rapporto che deve avere con la realtà storica, temporale, quindi anche politica?  Come declinare i suoi valori dal punto di vista politico?
Su questo punto credo che vada fatta una grande opera: io vorrei il coraggio evangelico del confronto con la parola di Dio. Che cosa ci dice essa a questo proposito? È più importante una legge che, nel versante delicatissimo del “fine vita”, corrisponda all’interpretazione che la Chiesa dà di esso, o il fatto che il messaggio dirompente del Vangelo arrivi alle coscienze, lasciando che esse animate, vivificate dalla parola di Dio, si muovano con la libertà che spetta ai figli di Dio e che tutta la Bibbia riconosce loro?
Fino a che punto la testimonianza, il messaggio cristiano può e deve identificarsi con la legislazione dello stato, di uno stato che è pluralista?
La Chiesa che crede nell’utilizzo della legge, dell’istituzione, per far passare il proprio messaggio può arrivare ad un accordo con la Lega. Ma il messaggio che passa attraverso le leggi è il messaggio cristiano? 
Io sinceramente temo di no.
Queste sono sfide grandissime oggi. Mi piacerebbe che i nostri vescovi, i nostri preti e noi laici ci confrontassimo su queste tematiche che sono quelle dell’annuncio del Vangelo».

Potrebbe, in poche battute, indicarci qual è la sostanza del suo libro? 
«Ho voluto dimostrare che c’è un cammino storico, documentato a partire dalla fine degli anni Ottanta fino al dicembre del 2010, in cui la Lega non ha mai mutato le proprie posizioni, i suoi principi non negoziabili: come quello dell’affermazione di una realtà territoriale, chiamata a volte Padania, a volte Nord, da separare dal resto del paese e costituire come stato indipendente riconosciuto a livello internazionale, come dice l’articolo 1 dello statuto della Lega. E ho voluto mettere in luce come la Chiesa, nelle sue varie articolazioni, si è proposta nei confronti di questa sfida dirompente che rischia di squassare l’assetto istituzionale, politico, sociale, culturale, religioso, del nostro paese. 
La Chiesa ha modificato il suo percorso, la Lega no. C’è una prima fase in cui la Chiesa si è opposta radicalmente e in toto alla Lega, seguita da una lenta evoluzione in cui, alla sua opposizione sempre intransigente e chiara sulle questioni dell’unità nazionale e dell’accoglienza dello straniero, si è affiancato un atteggiamento di attenzione, non dico consonante, e neanche simpatetico, se non in alcune frange della Chiesa, ma favorevole nei confronti della Lega, vista come baluardo della tradizione cattolica, e in particolare come forza politica utilizzabile nella battaglia sulle questioni bioetiche».

Verso la conclusione del libro scrive: «In gioco è la fedeltà al concilio». 
«Se la Lega diventasse sul serio un interlocutore della Chiesa, questo avverrebbe a scapito del concilio: la Lega è infatti una forza esplicitamente anticonciliare. 
Oggi l’essere cristiano è radicalmente messo in discussione. Il Concilio è l’annuncio della parola di Dio nel ventesimo e nel ventunesimo secolo: oggi non si può pensare all’annuncio di una fede cristiana, cattolica, che prescinda dal concilio. 
La Lega mette in discussione proprio questo. Essa è a favore di un cattolicesimo tradizionalista, identitario. Concepisce il cattolicesimo come mera componente dell’identità territoriale che vuole costruire, il Nord, la Padania, con un carattere di forte esclusione del diverso, l’immigrato, l’uomo, la donna che proviene dal terzo mondo, l’islamico in particolare».

È impressionante la mole di dichiarazioni da parte di esponenti leghisti volte ad affermare il ruolo della Lega di autentica custode della tradizione cristiana, in contrapposizione ad una Chiesa invece spesso incolpata di tradire quella stessa tradizione. 
«La Lega è un partito totalizzante. Su questo io non ho dubbi. 
Ciò significa che si propone come soggetto che dà vita, in se stessa, a tutte le possibili espressioni del territorio, quindi la cultura - nella sua accezione identitaria, ricercata a volte in aspetti piuttosto grossolani - , ma anche la religione in quanto parte di un’identità etnica tutta da inventare. In questo senso quindi la Lega non è affatto pluralista né laica, e punta ad assorbire in sé anche l’espressione religiosa cattolica. 
Quando la Lega si dice “cattolica”, lo fa in questo senso. Non per niente lo fa in chiave anticonciliare, perché il concilio è il trionfo della visione laica, pluralista, del rispetto delle altre confessioni religiose e dei non credenti». 

Lei come vede il futuro del movimento leghista?
«La Lega in questo ultimo anno a livello istituzionale sta dimostrando una moderazione che non è propria della sua storia. Bisognerebbe capire che cosa questo significhi: se siamo in presenza di un’evoluzione moderata, cioè di una Lega che pur rimanendo una forza politica territoriale accetta di far parte di uno stato costituzionale, accettando la Costituzione italiana ed i principi che sono presenti in essa, compresi quelli della laicità e del pluralismo, o se, per l’ennesima volta, siamo in presenza di una scelta tattica. Oggi la Lega vive un momento politicamente molto debole, dovuto alla crisi del modello berlusconiano, e fà proprio un moderatismo tattico per attraversare il guado di questa difficile fase politica in cui deve comunque portare a casa dei risultati, come le norme sul federalismo. 
Io mi auguro fortemente che sia in corso un’evoluzione del primo tipo, cioè la trasformazione della Lega, pur lenta e difficile, in una forza territoriale moderata, un po’ sull’esempio della democrazia cristiana bavarese: forza regionale, ma costituzionale e democratica. Però c’è ancora molto cammino da fare. Qualche segnale - io sono sempre ottimista - che possa farci pensare ad una evoluzione democratica della Lega non nego che ci sia. Ma viviamo una fase complessa, di transizione molto difficile, drammatica, del nostro paese».

di Luca Lorusso
- See more at: http://www.rivistamissioniconsolata.it/new/articolo.php?id=2970#sthash.G3DEUpdI.dpuf

Terza pagina Analisi Paolo Bertezzolo ricostruisce la strategia di Umberto Bossi verso il Vaticano e la Chiesa

Tutte le conversioni della Lega

Dal «Wojtyla imperialista» all' uso identitario del cattolicesimo

San Paolo, raccontano gli Atti degli apostoli, si convertì in un baleno: era partito per «fare strage» dei discepoli del Signore e sulla via di Damasco «all' improvviso lo avvolse una luce dal cielo». Non molto più lente furono le scoperte della fede di fra Cristoforo e san Francesco e san Martino di Tours e tanti altri. Anche se assai più accidentata e meno cristallina, però, la «conversione» di Umberto Bossi merita uno spazio tra quelle più spettacolari. Dopo Giuseppe Garibaldi, che in una lettera dell' 8 dicembre 1869 aveva osato irridere al Concilio che si apriva per sancire «l' infallibilità di quel metro cubo di letame che si chiama Pio IX», e Benito Mussolini, che aveva messo nel programma fascista lo «svaticanamento» dell' Italia e il sequestro di tutti i beni delle congregazioni religiose, nessuno, probabilmente, si era mai avventurato negli attacchi al Papa quanto il Senatur. Tuonava: «Ohè, Vaticano: la Padania non ha interesse a cambiar religione, ma l' indipendenza non è in vendita. T' è capì?». Minacciava: «Se perdiamo la pazienza possiamo anche voltarle le spalle e guardare alle Chiese del Nord Europa. E magari fondare una Consulta protestante». Ce l' aveva, in particolare, con Giovanni Paolo II, «il Papa extracomunitario»: «Alla gente del Nord non piace questo Papa polacco, era molto meglio il Gran Lumbard Giovanni XXIII»; «I viaggi del Papa non sono un gesto di apertura democratica ai popoli, ma un' esibizione di forza, il gesto imperiale di un Vaticano potentissimo. (...) La Chiesa di Wojtyla somiglia sempre più al Sacro Romano Impero»; «Il Papa è il re di Roma Oltretevere: si mangiò una banca per finanziare Solidarnosc e ha molta gente disposta a piegare il culo tutte le mattine verso la Mecca romana». Finché un giorno sfondò la barriera del suono della volgarità: «I serpenti comunisti, fascisti e teocratici, cioè quelli di Santa Romana Chiesa, si sono aggrovigliati insieme per non essere eliminati attraverso il water della storia. Vorrà dire che la Lega sarà costretta a prendere la ventosa». Giacomo Biffi, il vescovo di Bologna, che pure era diffidente se non ostile verso l' immigrazione islamica e dunque avrebbe potuto essere classificato dai leghisti tra gli «amici», se ne uscì con un giudizio tagliente: «Sono impressionato dalla cultura teologica di Bossi. Ha detto che Dio è federalista, perché c' è il Padre, il Figlio, lo Spirito Santo. In 2000 anni, nessuno era arrivato a questo...». Dà quindi il capogiro rileggere il «contrordine, padani» via via concretizzatosi con l' affermazione che «la Chiesa non ha da temere nulla dalla Lega. Noi siamo aperti a trattare sulle scuole cattoliche, sulla solidarietà. La Chiesa non avrebbe nulla da lamentarsi». Rassicurazioni seguite dalla tesi che la Lega guida «il Polo dello spiritualismo contro il Polo del materialismo capitalista». Fino al cesello finale espresso da un fedelissimo del Senatur, il governatore veneto Luca Zaia, al meeting di Rimini di Comunione e Liberazione di un anno e mezzo fa: «Ci riteniamo gli avamposti nella trincea della Chiesa. Potremmo dire di essere i nuovi crociati». Al lungo cammino percorso dal partito del Carroccio dai matrimoni celtici fino all' accanita difesa del crocefisso nelle aule scolastiche, è dedicato un libro dell' Editrice Missionaria Italiana. L' ha scritto Paolo Bertezzolo, veronese, docente di storia e filosofia, ha in copertina una Chiesa col rosone occupato da un grande sole delle Alpi e s' intitola, con un gioco di parole, Padroni a Chiesa nostra. Vent' anni di strategia religiosa della Lega Nord. Non è indulgente, Bertezzolo, con il partito di Umberto Bossi. Ma cerca di capire. Ripercorrendo la storia dall' inizio. Da quando, nel lontano 1989, «all' Hotel Jolly di Segrate, durante il primo congresso "nazionale" leghista della Lombardia, Bossi, pieno di diffidenza e sospetti, dichiarò: "Attenti. Presto la Chiesa avrà sacerdoti che vengono dall' Africa. C' è la crisi delle vocazioni e li fanno venire da laggiù"». Ed ecco via via le polemiche contro il cardinale Carlo Maria Martini, accusato di accelerare il «processo di protestantizzazione della Chiesa», l' espulsione della cattolica «vandeana», ma non secessionista, Irene Pivetti («è caduta come una stella cadente, l' altra notte, e io ero in auto, che tornavo da Cortina, e l' ho vista - disse Bossi -. Ha fatto frrr, nemmeno uno sfrigolio decente. Politicamente è morta. La terranno in piedi loro, il Vaticano e la Dc»), la copertina dedicata da «Famiglia Cristiana» al sindaco di Monza Marco Mariani col titolo «Sono cattolico e voto Lega», la svolta della Chiesa diventata «paladina dell' Unità d' Italia», la minaccia di Mario Borghezio (presto smentito da Bossi) di istituire un nuovo Natale padano, non il 25 ma il 17 dicembre, la minaccia di abolire l' 8 per mille alla Chiesa e addirittura, parola di Roberto Calderoli, «una revisione di Concordato e Patti Lateranensi»... E via così. Tra attacchi e aperture, divisioni profonde (ad esempio sull' immigrazione) e profonde convergenze, come sui temi cosiddetti «etici» e le questioni «non negoziabili». «Quale delle due dimensioni prevarrà? - si chiede Bertezzolo -. Lo scontro o l' incontro? Molto dipende dalle priorità che, nella scala dei "valori", saranno scelte, soprattutto dalla Chiesa. Non si può comunque eludere la domanda: è possibile un "incontro" che non renda subalterna la Chiesa alla Lega?» L' accusa principale: «Il partito di Bossi è dichiaratamente anticonciliare e vicino alle posizioni lefebvriane. Ha deciso di utilizzare il Cattolicesimo, fornendone un' interpretazione etnica e identitaria. È conciliabile questo con il Vangelo?». RIPRODUZIONE RISERVATA **** Il libro S' intitola «Padroni a Chiesa nostra» (Emi, pagine 272, 13) il libro di Paolo Bertezzolo dedicato alla strategia religiosa della Lega. Nella foto: alcuni militanti si rivolgono a Bossi con il motto pontificale di Papa Wojtyla, «Totus tuus»

Stella Gian Antonio

Pagina 31
(21 marzo 2011) - Corriere della Sera

Azioni sul documento
  • Stampa
archiviato sotto:
I nostri amici stranieri

Cercasi un fine organizza degli incontri settimanali di dialogo tra culture e insegnamento della lingua italiana per stranieri.

Maggiori info >>>

centro di ascolto.jpg

Associandoci

logo-barchetta.jpg
Cercasi un fine
è insieme un periodico, un’associazione onlus, di promozione sociale, iscritta all’albo regionale della Puglia, fondata nel 2008, con attività che risalgono a partire dal 2002 e una rete di scuole di formazione politica. Vi partecipano credenti cristiani e donne e uomini di diverse culture e religioni, accomunati dall’impegno per una società più giusta, pacifica e bella.

e ancora...

presentandoci
cercasi una casa
sostenendoci

con carta di credito o PayPal

Leggendo il giornale

Copertina114

E' in distribuzione Cercasi un fine n. 114
(2019 - Anno XIV)

quadratino rosso Tema: L'Europa

Scrivendo per il giornale

Se volete scrivere per il giornale:
direttore@cercasiunfine.it


  Il 116 è sulla COPPIA (cosa vuol dire oggi essere "coppia"? Quali i ruoli nella coppia? Cos è la fedeltà nella coppia?) testi da inviare entro il 30 aprile 2019.

 listing Il 117 è sul RAZZISMO (Dove nasce il razzismo? Cosa di fa diventare razzisti? C' il razzismo nella Chiesa?)  testi da inviare entro il 30 agosto 2019.


Se avete qualcosa da proporci su qualcuno di questi temi siamo ben lieti di accoglierlo. Accettiamo anche contributi in altre lingue.