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Giobbe e il suo Dio. L'incontro scontro con il semplicemente altro

creato da webmaster ultima modifica 06/03/2013 09:15
di Fabrizio Pieri
Titololo Giobbe e il suo Dio - l'incontro scontro con il semplicemente altro.
Autore Fabrizio Pieri
Editore GBP press (www.gbpress.net)
Dati Anno 2013;  80 pp
EAN 9788821577017

Breve descrizione: Il libro accompagna il lettore a focalizzare il rapporto Giobbe-Dio, che nella sua profonda valenza sapienziale si presenta non come un annuncio profetico né come un racconto di vicende storiche di Israele, ma come un libro profondamente umano ed esperienziale...

 

Dalla prefazione:

Attraverso uno studio di esegesi spirituale, il li libro accompagna il lettore a focalizzare il rapporto Giobbe-Dio. Il libro di Giobbe, infatti, nella sua profonda valenza sapienziale si presenta non come un annuncio profetico né come un racconto di vicende storiche di Israele, ma come un libro profondamente umano ed esperienziale, che comunica l’uomo all’uomo. Giobbe non è un eroe israelita, è uno straniero: la sua esperienza non è così vincolata né radicata nella vicenda storico‑spirituale di Israele, come popolo eletto, ma è universale. Giobbe è ogni uomo, è il “tipo” dell’uomo di sempre. Così ogni uomo può accostarsi a questo libro, a questa vicenda e constatare e contemplare questo sforzo sincero di riflessione sulla grande problematica della vita umana e della sua comunicazione. Così ecco che si snoda la problematica centrale ed essenziale del libro: il rapporto Dio‑uomo. L’interrogativo è grave: Dio è veramente per e con l’uomo? Chi è Dio se la vita è tanto crudele? Sono temi molto vivi e sempre attuali, che invitano ad una lettura del libro in un modo sempre nuovo ed originale. Questo libro è una vera e propria sfida, sia per la sua tematica complessa: la trascendenza di Dio, il problema del male, la sofferenza umana, la questione della retribuzione e l’amicizia, sia per il fatto di parlare di Dio partendo da una situazione limite: la sofferenza dell’innocente e l’interrogativo eterno dell’uomo‑Giobbe sulla sofferenza e sulla sua insicurezza e inquietudine nei confronti della morte e del dolore. Interrogativo che implicitamente racchiude in Giobbe, l’uomo credente, la speranza e la fiducia nella volontà di Dio. Dio non svela a Giobbe il perché del suo dolore, il senso misterioso della sua sofferenza, ma gli fa capire come il suo dramma non si possa risolvere con una spiegazione, con un processo logico, ma solo con un atto di fiducia, con la fede in Dio e nel suo amore: anche e specialmente quando non è possibile capire le vie.

Giobbe è ogni uomo, l’uomo di sempre e la sua storia assume dimensioni universali, emblema del dolore, anzi, canto del dolore innocente, attraverso il dramma che raggiunge vette di altissima poesia, ci illumina e ci coinvolge in un cammino inevitabile di contestazione teologica. È l’elogio dell’intelletto umano, del suo investigare e del suo trovare i valori primordiali della vita, è l’uomo che parla, che agisce, che litiga con Dio, e la reactio hominis all’ Actio‑Dei. L’uomo conoscendo la sua condizione e la sua storia, può costruire la realtà umana, esserne co‑creatore e portarla a compimento, è aperto alla speculazione e al dialogo, sottolinea cosa vuol dire essere persona umana e l’ ars vivendi. Il libro di Giobbe si presenta come un mašal bipolare, un “proverbio” biblico aperto, sempre provocante: si ha prima il punto di vista dell’uomo e poi quello di Dio, si ha la tesi, l’ antitesi, ma non la sintesi, che spetta a chi si relaziona con il testo: la soluzione è lasciata alla ricerca, alla riflessione e alla lettura personale di ciascuno di noi.

In un primo momento ai capitoli 1 e 2 troviamo un prologo in prosa, in cui si illustra il modus vivendi ed esistenziale di Giobbe che soffre, ma rimane paziente e si capisce che la sofferenza non viene dal suo peccato: è infatti un uomo di integrità e moralità profonda. Subito dopo, ai capitoli 3 e 31, abbiamo la contesa, il rîb; Giobbe è un giusto troppo perfetto, quasi asettico, per subire tante disgrazie. I tre amici però non comprendono il suo dolore e, legati ad una teoria che vede nella retribuzione terrena la norma della giustizia divina, lo condannano: percosso da Dio è senz’altro un peccatore e cercano di convincerlo della sua colpevolezza. Egli però, pur rassegnato nel dolore, non può accettare alcuna teoria, che tenti di soffocare la voce potente della sua coscienza, che lo dichiara innocente. Nel capitolo 29 si evidenzia la parafrasi di tutta la Bibbia: Giobbe si sente innocente perché fedele alla berît, mentre il Dio d’Israele è nel torto perché ha trasgredito la berît, il dramma fino al capitolo 38 si gioca tutto su questa teologia della berît. In un terzo momento incontriamo i discorsi di YHWH in poesia dove Giobbe viene annientato letteralmente da Dio, che rivendica a Sé il Suo ‘esah, la Sua regia, il Suo piano. Alla fine non ci resta che l’epilogo del capitolo 42 in prosa dove il giusto Giobbe viene remunerato. Dio afferma che Giobbe soffre ingiustamente, ma afferma anche la sua argomentazione è errata: la sola giustizia umana non basta per una chiave di lettura unica e per poter indagare sull’intima essenza e sulla ragione degli eventi, anche se questo è propriamente umano.

L’uomo non può comprendere il senso ultimo della vita senza fatica e sudore. La giustizia umana non può costituire la base di questa capacità di comprensione: però l’uomo creato a immagine e somiglianza di Dio (Gen 1,26), se accetta la vita, può diventare protagonista

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Il Gruppo "Il Seggio" di Cercasi un fine a Minervino

 

 

Si chiama "Il seggio": è il gruppo territoriale di Cercasi un fine, nato a Minervino, a fine anno 2021.

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Auguriamo al gruppo di essere attivo e proficuo nella ricerca de nostro Fine come don Milani insegna: "Bisogna che il fine sia onesto. Grande. Il fine giusto è dedicarsi al prossimo. E in questo secolo come lei vuole amare se non con la politica o col sindacato o con la scuola? Siamo sovrani. Non è più il tempo delle elemosine, ma delle scelte".

 

indirizzo:

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