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Darsi da fare , di Rocco D'Ambrosio

creato da Rocco D'Ambrosio ultima modifica 17/09/2015 16:43
“Darsi da fare" è un’espressione molto comune tra persone che hanno obiettivi, scadenze, ristrettezze di tempo. Solo ai nostri giorni? Forse no, visto che Gesù...

 

Il Vangelo odierno: In quel tempo, quando la folla vide che Gesù non era più là e nemmeno i suoi discepoli, salì sulle barche e si diresse alla volta di Cafàrnao alla ricerca di Gesù. Lo trovarono di là dal mare e gli dissero: «Rabbì, quando sei venuto qua?».
Gesù rispose loro: «In verità, in verità io vi dico: voi mi cercate non perché avete visto dei segni, ma perché avete mangiato di quei pani e vi siete saziati. Datevi da fare non per il cibo che non dura, ma per il cibo che rimane per la vita eterna e che il Figlio dell’uomo vi darà. Perché su di lui il Padre, Dio, ha messo il suo sigillo».
Gli dissero allora: «Che cosa dobbiamo compiere per fare le opere di Dio?». Gesù rispose loro: «Questa è l’opera di Dio: che crediate in colui che egli ha mandato».
Allora gli dissero: «Quale segno tu compi perché vediamo e ti crediamo? Quale opera fai? I nostri padri hanno mangiato la manna nel deserto, come sta scritto: “Diede loro da mangiare un pane dal cielo”». Rispose loro Gesù: «In verità, in verità io vi dico: non è Mosè che vi ha dato il pane dal cielo, ma è il Padre mio che vi dà il pane dal cielo, quello vero. Infatti il pane di Dio è colui che discende dal cielo e dà la vita al mondo».
Allora gli dissero: «Signore, dacci sempre questo pane». Gesù rispose loro: «Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non avrà sete, mai!»
(Gv 6, 24-35).

2 agosto 2015. “Darsi da fare" è un’espressione molto comune tra persone che hanno obiettivi, scadenze, ristrettezze di tempo. Solo ai nostri giorni? Forse no, visto che Gesù la usa anche per i suoi discepoli. Fa un po’ parte dell’umanità, in ogni luogo e in ogni tempo, “darsi da fare” per qualcuno, per qualcosa, per un progetto, per una “causa” (dicevano gli gnostici), per un futuro (dicono i politicanti di ultima leva). Il non darsi da fare è sinonimo di noia, apatia, abulia, forse è già l’anticamera della morte.

I bisogni, gli “appetiti” (li chiamavano i medioevali), basandosi su istinti fondamentali sono il primo motore del nostro darci da fare. E’ così per il cibo, il riposo, la vita sessuale, il desiderio di conoscenza; ma, in seconda battuta, lo è anche per denaro e potere. Per tutte queste cose, in maniera diversa, a seconda dei soggetti coinvolti e delle circostanze, noi ci diamo da fare.

Gesù non critica direttamente il darsi da fare dei discepoli per “mangiare pane e saziarsi”; se lo avesse fatto avrebbe negato la nostra natura e questa è un dono del Padre, anche nei suoi appetiti, con buona pace di tutti quei credenti integralisti e reazionari, che, fra i diversi sport che seguono, inseriscono anche quello del negare la natura e i suoi doni, offendendo il buon Dio e tutte le sue creature.

Quindi Gesù non critica la nostra natura istintiva, ma invita a elevarsi un po’. In un altro passo dice: “Non di solo pane vive l’uomo” (Mt 3). Dicendo “solo” ammette che si viva “anche“ di pane, anche se “non solo”. Il problema, allora, è capire o ricordare che non esistono solo gli appetiti immediati, ma anche quelli un po’ più celati, ma comunque essenziali per la nostra crescita e serenità.

Dice Gesù: “Datevi da fare non per il cibo che non dura, ma per il cibo che rimane per la vita eterna e che il Figlio dell’uomo vi darà”. Il prosieguo del brano non lascia spazio a dubbi: il cibo che rimane è credere in Lui e nutrirsi di Lui. Si potrebbe semplificare - lasciando ad altri contesti uno studio delle due dinamiche del credere e nutrirsi, simili e complementari tra di loro - dicendo che il vero cibo è Lui e il vero darsi da fare è per Lui e in Lui.

E qui mi fermo. Non con le mie parole, ma con quelle di sant’Efraim, che a proposito di appetiti e di sete, ha scritto con amabile profondità: “L'assetato si rallegra quando beve, non si rattrista se gli cessa la sete perché sa che la fonte non si essicca. Sia sempre la tua sete a terminare e mai la fonte ad essiccarsi. Sia sempre la fonte a vincere la tua sete e non la tua sete a vincere la fonte”.

Rocco D’Ambrosio

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Francesco Fravolini
Francesco Fravolini :
03/08/2015 11:48
Gentile Prof. Rocco D'Ambrosio,

bellissime le parole del Vangelo che già conoscevo e di cui ho sempre fatto tesoro. I tempi, però, credo siano fortemente cambiati. Mi sono sempre "dato da fare" per cercare di migliorare situazioni sociali, per proporre argomenti, per offrire il mio contributo professionale.

Ciò che mi ha sempre amareggiato - credo sia una realtà ormai consolidata in Italia - è osservare con quanta tenacia le oligarchie di potere (cattoliche e laiche) facciano continuamente "muro" di fronte a persone che si "danno da fare".

E' veramente inquietante sapere di confrontarsi con un "muro" perché si è consapevoli che non potrà "mai" rispondere.

A questo punto cosa fare? Continuare a darsi "da fare" nella speranza che un giorno, prima della morte, qualcuno abbia la pietà di ascoltare?

La triste realtà italiana nella quale tutti siamo costretti a vivere è questa, e dovremmo cercare di cambiarla per evitare derive sociali incontrollate.
Francesco Fravolini
Francesco Fravolini :
03/08/2015 11:48
Gentile Prof. Rocco D'Ambrosio,

bellissime le parole del Vangelo che già conoscevo e di cui ho sempre fatto tesoro. I tempi, però, credo siano fortemente cambiati. Mi sono sempre "dato da fare" per cercare di migliorare situazioni sociali, per proporre argomenti, per offrire il mio contributo professionale.

Ciò che mi ha sempre amareggiato - credo sia una realtà ormai consolidata in Italia - è osservare con quanta tenacia le oligarchie di potere (cattoliche e laiche) facciano continuamente "muro" di fronte a persone che si "danno da fare".

E' veramente inquietante sapere di confrontarsi con un "muro" perché si è consapevoli che non potrà "mai" rispondere.

A questo punto cosa fare? Continuare a darsi "da fare" nella speranza che un giorno, prima della morte, qualcuno abbia la pietà di ascoltare?

La triste realtà italiana nella quale tutti siamo costretti a vivere è questa, e dovremmo cercare di cambiarla per evitare derive sociali incontrollate.
direttore
direttore :
04/08/2015 00:20
Caro Francesco,
penso che in ogni tempo e luogo sia sempre stato abbastanza difficile, dove più e dove meno, testimoniare giustizia e pace, bene comune e amore. Cio non ci deve far desistere... oltre tutto noi non lo facciamo perché i muri sono meno alti o distrutti del tutto. Noi lo facciamo per il buon Dio, perché il suo Regno sia più stabile fra noi. Un caro saluto. God bless you
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