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Vibrare di giustizia, di Rocco D'Ambrosio

creato da Rocco D'Ambrosio ultima modifica 31/10/2015 19:44
Nella Chiesa e nel mondo, la virtù della giustizia va amata e perseguita con tutto se stessi. E’ per essa che dobbiamo “vibrare”, come scrive Milani.

 

Il Vangelo odierno: In quel tempo, vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo: «Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli. Beati quelli che sono nel pianto, perché saranno consolati. Beati i miti, perché avranno in eredità la terra. Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati. Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia. Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio. Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio. Beati i perseguitati per la giustizia, perché di essi è il regno dei cieli. Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli» (Mt 5, 1-12).

1 novembre 2015. Scriveva Lorenzo Milani in “Esperienze pastorali”: “Non vedremo sbocciare dei santi, finché noi ci saremo costruiti dei giovani che vibrino di dolore e di fede pensando all’ingiustizia sociale. Qualcosa, cioè, che sia al centro del momento storico che attraversiamo, al di fuori dell’angustia dell’io, al di sopra delle stupidaggini che vanno di moda”. Dolore e fede nei confronti dell’ingiustizia sociale sono spesso merce rara. Il papa che ne parla spesso non è accettato da tutti, anzi. Sarà questo il motivo perché sbocciano pochi santi? Forse si.

Ma Milani non è stato l’unico, negli anni dopo il Concilio, ad aiutare a ripensare le vie di santità, specie laicali. Pensatori saggi e impegnati come Jacques e Raissa Maritain, George Bernanos, Madalen Delbrel, Dietrich Bonhoeffer, Primo Mazzolari, Ernesto Balducci, Tonino Bello, per citare i maggiori, hanno pagine stupende, commoventi, illuminate per aiutarci a fare nostra l’indicazione conciliare: la vocazione universale alla santità.

Un’affermazione di Jacques Maritain credo vada posta a fondamento: “Non parliamo - scriveva il filosofo francese - di un tipo nuovo si santità, ma le condizioni storiche, mutando, possono dar luogo a modi nuovi, a stili nuovi di santità”. Lo stile nuovo oggi, come sessant’anni fa è quello del “vibrare di dolore e di fede” di fronte all’ingiustizia sociale. Come papa Francesco. Il brano delle Beatitudini, in materia, ci è di grande aiuto. Partiamo dal fatto che, unico caso nell’intero testo, le beatitudine relative alla giustizia sono due, quasi a voler sottolineare l’importanza della giustizia nella vita di un credente.

In particolare va notato che la prima beatitudine si riferisce a un modo di essere caratterizzante l’intera esistenza, espresso con l’espressione pregante dell’aver fame e sete. I collegamenti alla vita biologica – fame e sete – non sono da intendersi tanto come l’affermazione di un bisogno spontaneo e universale, nel senso che tutti e senza difficoltà si sentono orientati all’impegno per la giustizia, quanto piuttosto che, coloro che lo vivono, ne sono segnati in maniera radicale. Per loro la giustizia è un pane e un’acqua di cui non possono fare a meno. La loro beatitudine consiste nella tensione verso questa virtù, prima ancora che nella pratica di essa, nella persecuzione relativa e nella ricompensa del Regno di Dio (cfr. Mt 5, 10). Evangelicamente non esiste impegno per la giustizia che non sia passione per essa. Valga l’esempio del Battista, come di tutti i giusti della Scrittura.

La beatitudine, la felicità, Gesù le promette anche a chi è perseguitato per la giustizia: “Beati i perseguitati per la giustizia, perché di essi è il regno dei cieli” (Mt 5, 10). Questa seconda beatitudine ci proietta nella vita di relazione, evidenziando le sue difficoltà in termini di persecuzione. Evangelicamente non esiste impegno per la giustizia che non sia passione per essa. Valga l’esempio del Battista, come di tutti i giusti della Scrittura. Questo impegno non può essere portato avanti da coloro che non sono capaci di “impadronirsi del Regno” (Mt 11, 12), né dai tiepidi (Ap 3, 16). Nella Chiesa e nel mondo, la virtù della giustizia va amata e perseguita con tutto se stessi. E’ per essa che dobbiamo “vibrare”, come scrive Milani. In ciò sta la beatitudine, la santità, la felicità.

Rocco D’Ambrosio

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frankgreco
frankgreco :
01/11/2015 17:42
Per comprendere oggi l'ingiustizia sociale e' necessario avere la consapevolezza di quello che realmente accade attorno a noi, evitando di subire passivamente quanto ci viene generalmente propinato. Essere attenti alla realtà' significa viverla e insieme scoprire le sperequazioni e le ingiustizie che anche noi stessi operiamo. L'alterita' per noi non deve essere motivo di antagonismo puro ma un segnale di profonda richiesta di aiuto e comprensione al fine di costruire una società' arricchita dalle diversita' e dalla condivisione.
frankgreco
frankgreco :
01/11/2015 17:43
Per comprendere oggi l'ingiustizia sociale e' necessario avere la consapevolezza di quello che realmente accade attorno a noi, evitando di subire passivamente quanto ci viene generalmente propinato. Essere attenti alla realtà' significa viverla e insieme scoprire le sperequazioni e le ingiustizie che anche noi stessi operiamo. L'alterita' per noi non deve essere motivo di antagonismo puro ma un segnale di profonda richiesta di aiuto e comprensione al fine di costruire una società' arricchita dalle diversita' e dalla condivisione.
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