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Accogliere e unire, di Rocco D'Ambrosio

creato da Rocco D'Ambrosio ultima modifica 21/07/2016 16:25
Scrivo queste note dopo aver visto le immagini del funerale di don Andrea Gallo. Pensare alla sua testimonianza, credo, sia un bel modo per celebrare la festa della Trinità: un uomo che ha fatto di tutto per unire e unire nella Chiesa, accogliendo tutti e non avendo paura della diversità...

 

Il Vangelo odierno: In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso.
Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future.
Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà».
(Gv 16, 12-15)

26.5.2013: Scrivo queste note dopo aver visto le immagini del funerale di don Andrea Gallo. Pensare alla sua testimonianza, credo, sia un bel modo per celebrare la festa della Trinità: un uomo che ha fatto di tutto per unire e unire nella Chiesa, accogliendo tutti e non avendo paura della diversità. Anzi facendo un cammino dalla diversità all’unità. Affermava in un’intervista a Rai Tre (La storia siamo noi del 3.8.2007): Chi riconosce l'appartenenza alla famiglia umana, come fa a non aprire le porte? Poi io, come cristiano, come faccio a non essere accogliente? E io ti accolgo come sei, come persona, perché ancora prima di essere maschio, femmina, omosessuale o straniero, uno è persona, cioè un soggetto di autonomia.

E non è questo uno dei significati della Trinità: accogliere nell’unità? Certo parliamo del fondamento della nostra fede cristiana, di cui possiamo balbettare solo pochi e limitatissimi elementi. Eppure quel Dio Padre-Figlio-Spirito Santo non cessa di sorprenderci manifestandosi nella storia e ispirando uomini e donne a incarnarlo, a incarnare il suo profondo essere unità nella diversità, comunione di amore, dialogo di salvezza. Sono quei testimoni - don Gallo riceve oggi l’ultimo saluto mentre don Pino Puglisi è beatificato - che ci manifestano una Trinità all’opera nella storia. Ed essi - tanti uomini e donne - mossi dallo Spirito Santo ci aiutano a portare il peso, di cui parla Gesù nel Vangelo. Ma anche ci aiutano, sorretti dallo Spirito, a ricordare l’essenza del Vangelo e ad annunciare le cose future. Ancora don Andrea Gallo: Io trovo del cristianesimo negli altri, trovo del cristianesimo nelle prostitute, trovo del cristianesimo nei miei carissimi barboni, trovo del cristianesimo nell'ateo... Cioè la buona novella, chi mi dà una buona notizia è un evangelista (Che tempo che fa del 15.10.2011).

Non così quei pastori e fedeli laici che hanno ingabbiato il Vangelo negli equilibrismi del dogmatismo e dell’opportunità ecclesiastica e politica, fino a stravolgere vita e senso dei testimoni autentici. Lo so, niente di nuovo nella vita del popolo di Dio! Di profeti autentici, ancora oggi, ce ne sono diversi: ma perché la comunità cattolica, specie alcuni pastori e laici impegnati, spesso non li ascoltano? Oppure, ancor peggio, perché spesso i profeti sono condannati e uccisi? «Guai a voi – dice Gesù - perché costruite i sepolcri dei profeti, e i vostri padri li uccisero. Voi dunque testimoniate delle opere dei vostri padri e le approvate; perché essi li uccisero e voi costruite loro dei sepolcri. Per questo la sapienza di Dio ha detto: “Io manderò loro dei profeti e degli apostoli; ne uccideranno alcuni e ne perseguiteranno altri", affinché del sangue di tutti i profeti sparso fin dall'inizio del mondo sia chiesto conto a questa generazione; dal sangue di Abele fino al sangue di Zaccaria che fu ucciso tra l'altare e il tempio; sì, vi dico, ne sarà chiesto conto a questa generazione. Guai a voi, dottori della legge, perché avete portato via la chiave della scienza! Voi non siete entrati, e a quelli che volevano entrare l'avete impedito» (Lc 11, 47-52).

E’ innegabile, infatti, che ci siano alcuni ambienti cattolici, che sono diventati terribilmente impermeabili, refrattari alla profezia. Sono quegli ambienti che oscurano persone e singole comunità che cercano di conservare uno stile profetico. Le logiche per compiere questo oscuramento o annientamento della profezia sono quelle tipiche di tutte le istituzioni fortemente in crisi.

Ma il progetto di Dio nel mondo va avanti. La Trinità non va mai in ferie e semina il suo bene nelle nostre vite. Celebrarla vuol dire glorificarla e, glorificare, come il Vangelo ricorda vuol dire prendere quello che si è ricevuto e annunciarlo. A tutti. Sempre.

Spiega Romano Guardini: «Profeti non si diviene per qualità d’ingegno, ma per lo Spirito di Dio che chiama al servizio della sua scienza salutifera. Il termine di riferimento per il profeta è il volere di Dio: il suo operare e la storia che risulta da quell’operare. Il profeta è tale non perché legge il futuro, ma perché riferisce la storia alla volontà salvifica di Dio, e questa volontà fa parlare nella storia. Profetismo è un dischiudersi della storia al senso che viene da Dio».

Rocco D’Ambrosio

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