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Un Re fedele e accogliente, di Rocco D'Ambrosio

creato da Rocco D'Ambrosio ultima modifica 17/09/2015 16:34
Sono molti i brani in cui Gesù fa riferimento e al suo essere Re e sorprende i suoi interlocutori. Non solo. Sorprende anche noi...

 

Il Vangelo odierno: In quel tempo, [dopo che ebbero crocifisso Gesù,] il popolo stava a vedere; i capi invece deridevano Gesù dicendo: «Ha salvato altri! Salvi se stesso, se è lui il Cristo di Dio, l’eletto».
Anche i soldati lo deridevano, gli si accostavano per porgergli dell’aceto e dicevano: «Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso». Sopra di lui c’era anche una scritta: «Costui è il re dei Giudei».
Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: «Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e noi!». L’altro invece lo rimproverava dicendo: «Non hai alcun timore di Dio, tu che sei condannato alla stessa pena? Noi, giustamente, perché riceviamo quello che abbiamo meritato per le nostre azioni; egli invece non ha fatto nulla di male».
E disse: «Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno». Gli rispose: «In verità io ti dico: oggi con me sarai nel paradiso» (Lc 23, 35-45).

24.1.2013. Sono molti i brani in cui Gesù fa riferimento e al suo essere Re e sorprende i suoi interlocutori. Non solo. Sorprende anche noi: la regalità di Gesù è così particolare e fuori da ogni schema che, nonostante il nostro frequente riferimento alla sua vita, supera e rivede tutte le nostre aspettative.

In questo brano è il Re in croce. E già questo dice molto. Ma lasciamo questo aspetto e concentriamoci sui dialoghi. Tutti chiedono a Gesù che si salvi e che salvi gli altri, proprio perché è Re. In termini moderni chiedono al Cristo di usare il suo potere, che più o meno gli riconoscono, per finalità pratiche e convenienti per tutti: salvarsi dalla croce. Ma Gesù tace e va dritto per la sua strada, ovvero obbedire al Padre e accettare il calice che gli ha preparato. Il suo potere è vissuto come obbedienza a un progetto più grande della salvezza e comodità del momento. Potere come obbedienza a Dio e non come comodità per se stessi.

Un altro elemento di riflessione. E l’altro ladrone: «Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno». Qui, il potere che Gesù manifesta, è accoglienza. Il cuore del ladrone si pente e si apre al Cristo. E lui lo accoglie, tanto da dirgli: «In verità io ti dico: oggi con me sarai nel paradiso». Quando il potere è vissuto come obbedienza al piano di Dio, gli altri non sono mai oggetti da usare o maltrattare, ma sono e restano persone sempre. E accoglierli nella loro povertà di vita e nel loro umile riconoscimento delle proprie colpe è uno dei modi più belli di vivere la regalità. Potere come apertura al cuore di chi apre il proprio cuore al leader.

C’è da riflettere. Non devono farlo solo i politici ma tutti noi. Perché tutti noi abbiamo piccole o grandi quote di potere: nelle varie istituzioni in cui siamo inseriti, da quelle più semplici come la famiglia o una piccola associazione a quelle più complesse come aziende, scuole, università, associazioni, comunità di credenti, sindacati, partiti politici, strutture burocratiche, organismi nazionali ed internazionali. Ovunque s’incontrano forme di potere.

Un riflessione evangelica sul potere non si può svolgere pensando che il potere è altro rispetto alla nostra vita, oppure che è solo di altri, con cui non abbiamo niente a che fare. Il potere s’impasta d’umano; dell’umanità esso è proprio e, per questo motivo, impone scelte etiche ad ognuno di noi. Volenti o nolenti sulla scena del potere ci siamo tutti. Il difficile è capire con quale parte e con quale motivazioni. Ci siamo come gli ebrei che chiedono salvezza per tuti, come il ladrone che disprezza Gesù o come quello che crede in Lui? Ci siamo come lo stesso Cristo? Il Cristo, ovvero il Re umile, fedele e accogliente.

Rocco D'Ambrosio

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