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Un po' di tenerezza, di Rocco D'Ambrosio

creato da Rocco D'Ambrosio ultima modifica 14/09/2015 12:08
La tenerezza è di moda? Vivere momenti di tenerezza e riflettere su di essa è fondamentale per la nostra serenità...

 

Il Vangelo odierno: In quel tempo, gli apostoli si riunirono attorno a Gesù e gli riferirono tutto quello che avevano fatto e quello che avevano insegnato. Ed egli disse loro: «Venite in disparte, voi soli, in un luogo deserto, e riposatevi un po’». Erano infatti molti quelli che andavano e venivano e non avevano neanche il tempo di mangiare.
Allora andarono con la barca verso un luogo deserto, in disparte. Molti però li videro partire e capirono, e da tutte le città accorsero là a piedi e li precedettero.
Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, ebbe compassione di loro, perché erano come pecore che non hanno pastore, e si mise a insegnare loro molte cose.
(Mc 6, 30-34).

 

19 luglio 2015. Quali sono le “pecore senza pastore”? E io lo sono o posso diventarlo? Così come ne parla il Vangelo, l’essere senza pastore è sinonimo di abbandono, di mancanza di cura da parte di un altro, di stato di bisogno. Geremia (23), a nome di Dio, rimprovera i pastori che hanno “disperso le pecore, scacciate e non se ne sono preoccupati”. Nella Scrittura le pecore sono senza pastore, in termini crudi, per colpa dei pastori, almeno nella stragrande maggioranza dei casi.

Per chi è senza pastore Gesù sente “compassione”. Gesù vide una grande folla, ebbe compassione di loro, perché erano come pecore che non hanno pastore. Gli studiosi sono concordi sul considerare quella compassione come una vera e propria tenerezza. Gesù sentì tenerezza per coloro che erano come pecore senza pastore. Gesù sentì compassione e tenerezza per coloro che i pastori avevano dimenticato o maltrattato o rifiutato o condannato o escluso, e via discorrendo.

Non ci manca la Parola di Dio, non ci mancano pastori e profeti. Forse ci manca la tenerezza. Sarà forse per questo che Francesco insiste tanto sulla misericordia, sul mostrare, come Chiesa, un volto tenero e accogliente, sull’andare e amare soprattutto i lontani. Ma sarà, anche, per la nostra scarsa tenerezza che non lo comprendiamo o ci opponiamo a lui? Ma papa o non papa, è Gesù a mostrare tenerezza per tutti, non solo per i lontani. Infatti agli apostoli dice: “Venite in disparte, voi soli, in un luogo deserto, e riposatevi un po’”. E lo dice a coloro che sono da poco ritornati dalla missione che aveva loro affidati. Che tenerezza!

Si può imparare, la tenerezza? Nei nostri ambienti ho spesso sentito risposte del tipo: impariamo da Gesù - imitiamo Lui - preghiamo perché ci renda più teneri. Risposte certamente sacrosante. Ma non bastano. Aiutati che Dio ti aiuta, si dice. Ciò significa che dobbiamo imparare a vederci dentro, a essere onesti con noi nel riconoscere tutte le cattiverie, rifiuti, odi e antipatie che coviamo. Dobbiamo riconoscerle ed educarci a gestirle, superarle. La tenerezza di Dio deve trovare un terreno fertile in noi, altrimenti scivola come l’acqua sulla roccia. “Infatti - scrive Tommaso d’Aquino - la grazia non distrugge la natura, ma anzi la perfeziona” ("Summa Theologiae", I, q.1, art. 8).

Imparare la tenerezza è possibile. Non mi riferisco alla tenerezza che può ispirare in noi un piccolo, un fiore o una scena commovente. Mi riferisco, invece, a quella tenerezza maturata nelle difficoltà di vita. Essa è un esercizio faticoso ma benefico: fa bene al corpo come allo spirito. Fa scoprire energie nuove e apre la vita a una serenità e gioia inimmaginabili. Proviamo a guardarla e ammirarla negli occhi di chi la mostra continuamente, di chi ne ha fatto uno stile di vita. Le persone tenere non sono stupide, non sono insensibili verso il male altrui, non hanno una corazza che li protegge da tutti e da tutto. Una grande tenerezza, ha scritto Francesco nella “Laudato si’” (n. 242) non “è propria di chi è debole ma di chi è veramente forte, attento alla realtà per amare e servire umilmente”.

Rocco D’Ambrosio

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