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Attratti e attirati, di Rocco D'Ambrosio

creato da Rocco D'Ambrosio ultima modifica 21/03/2015 14:33
La curiosità di vedere Gesù può portare anche all'essere attratti da Lui, dalla sua opera nel mondo...

 

Il Vangelo odierno: In quel tempo, tra quelli che erano saliti per il culto durante la festa c’erano anche alcuni Greci. Questi si avvicinarono a Filippo, che era di Betsàida di Galilea, e gli domandarono: «Signore, vogliamo vedere Gesù».
Filippo andò a dirlo ad Andrea, e poi Andrea e Filippo andarono a dirlo a Gesù. Gesù rispose loro: «È venuta l’ora che il Figlio dell’uomo sia glorificato. In verità, in verità io vi dico: se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna. Se uno mi vuole servire, mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servitore. Se uno serve me, il Padre lo onorerà. Adesso l’anima mia è turbata; che cosa dirò? Padre, salvami da quest’ora? Ma proprio per questo sono giunto a quest’ora! Padre, glorifica il tuo nome».
Venne allora una voce dal cielo: «L’ho glorificato e lo glorificherò ancora!».
La folla, che era presente e aveva udito, diceva che era stato un tuono. Altri dicevano: «Un angelo gli ha parlato». Disse Gesù: «Questa voce non è venuta per me, ma per voi. Ora è il giudizio di questo mondo; ora il principe di questo mondo sarà gettato fuori. E io, quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me». Diceva questo per indicare di quale morte doveva morire
(Gv 12, 20-33).

22 marzo 2015. È una richiesta spontanea quella dei Greci a Filippo: "Vogliamo vedere Gesù". La risposta di Gesù è molto più complessa. Ma partiamo dal desiderio di questi Greci. Chi non vorrebbe vedere un profeta autentico, che opera segni straordinari e dice cose profonde? Chi non vorrebbe ricevere luce e conforto da un uomo di Dio? In questo frangente il desiderio di vedere Gesù incontra non una carezza o una parola consolatori, ma un invito.
Il momento è tragico, siamo molto vicini ai giorni della passione, e Gesù invita a comprendere che non c'è fecondità senza morte, non c'è gloria senza croce, non c'è sicurezza di vita senza il dono della propria vita. Sono parole dure, difficili, apparentemente poco consolanti. Sono ciò che Gesù sta per vivere sulla sua pelle e che indica a chi lo vuol seguire seriamente.
Seguirlo, prendere la croce, perdere la propria vita, sono espressioni che spesso abbiamo banalizzato o reso così retoriche quanto stucchevoli. Oppure le abbiamo relegate al campo delle malattie o disgrazie naturali. C'è ben di più qui. Siamo al cuore del mistero di Cristo, alla sua "ora", decisiva per lui, quanto per noi. Il Signore non è venuto in terra per far scomparire i nostri guai, quasi alla maniera di un Deus ex machina, che risolve ogni incidente di percorso. La Redenzione di Cristo non è il supermercato delle soluzioni facili. È l'opera di Dio in questo mondo, è un progetto di salvezza, di pace e giustizia, di gioia e serenità in Lui e per mezzo di Lui.
"Ora è il giudizio di questo mondo; ora il principe di questo mondo sarà gettato fuori". Affermazione un po' oscura. Nel momento in cui Gesù si offre, ci salva e getta fuori il diavolo da questo mondo. Ci redime, cioè ci ricompra a prezzo del suo sangue. Seguirlo vuol dire non tanto sopportare malattie, contrarietà e persecuzioni; questo lo fanno anche i non credenti e spesso meglio di noi. Seguirlo vuol dire partecipare a questa grande storia di redenzione.
Il solo pensare queste cose ci può far tremare le gambe. È possibile per noi? Forse noi come i Greci abbiamo solo chiesto di vedere Gesù e di essere da Lui consolati e aiutati. Ma Lui vuole di più per noi. Ci vuole con sé e ci fa entrare nel grande gioco della Redenzione. Per nostro merito? Non diciamolo neanche per scherzo! Per pura, purissima grazia. Noi lo vogliamo vedere. Lui fa molto di più: "E io, quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me".
Rocco D'Ambrosio

 

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