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Calcoli e amore, di Rocco D'Ambrosio

creato da Rocco D'Ambrosio ultima modifica 14/09/2015 11:52
Esiste una gelosia di Dio. Non riguarda celebrazioni, “valori non negoziabili”, morale sessuale-familiare, formalismi ecclesiastici e così via, ma solo la rinuncia ai propri averi...

 

Il Vangelo odierno: In quel tempo, una folla numerosa andava con Gesù. Egli si voltò e disse loro: «Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo. Colui che non porta la propria croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo.
Chi di voi, volendo costruire una torre, non siede prima a calcolare la spesa e a vedere se ha i mezzi per portarla a termine? Per evitare che, se getta le fondamenta e non è in grado di finire il lavoro, tutti coloro che vedono comincino a deriderlo, dicendo: “Costui ha iniziato a costruire, ma non è stato capace di finire il lavoro”.
Oppure quale re, partendo in guerra contro un altro re, non siede prima a esaminare se può affrontare con diecimila uomini chi gli viene incontro con ventimila? Se no, mentre l’altro è ancora lontano, gli manda dei messaggeri per chiedere pace. Così chiunque di voi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo»
(Lc 14, 25-33).

8.9.2013. Si può con ragione affermare che quanto ci chiede il Signore Gesù è esigente, è duro, è una porta stretta, in termini evangelici.Su questo nessun dubbio. Tuttavia la radicalità della fede, nel brano odierno, Gesù la sottopone… a un calcolo! Si parla di torre da costruire, esercito nemico da affrontare: tutte cose che richiedono, umanamente, forme di pianificazione, previsione, discernimento, calcolo. Ma perché dovremmo seguire Gesù e fare tutte queste operazioni di calcolo? La risposta sta nella parte finale del brano: Così chiunque di voi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo. Seguire Gesù è certamente anche frutto di un calcolo, ma di un calcolo a perdere, ossia rinunciare ai propri averi. Non si parla di riti, celebrazioni, “valori non negoziabili”, morale sessuale-familiare, formalismi ecclesiastici e così via, ma solo di rinuncia ai propri averi. Questo è il calcolo, la pianificazione, la previsione, il discernimento. Ma perché mai? Perché è facile attaccassi ai beni, al denaro più di quanto lo siamo a Dio. E il calcolo da fare è praticamente la scelta.

Nessun servitore può servire due padroni, perché o odierà l'uno e amerà l'altro, oppure si affezionerà all'uno e disprezzerà l'altro - ricorda Gesù - Non potete servire Dio e la ricchezza (Lc 16, 13). In altri termini credo che sia necessario un discernimento continuo sul cuore e sulla mente per verificare se ci stiamo attaccando al denaro, alla ricchezza più di quanto lo siamo a Dio. E la crisi economica non aiuta. Chi è più povero, per ovvie ragioni, è tentato di attaccarsi al poco che ha, perché si accorge drammaticamente di quanto non gli basti. Chi è ricco si attacca - e spesso anche di più dei poveri - perché vede perdere molte delle sue sicurezze. In poche parole, o per paura o per avidità, i calcoli si fanno non per donare ma per accumulare.

Così chiunque di voi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo, ricorda Gesù. E’ la gelosia di Dio: non vuole concorrenti, vuole che lo amiamo senza ostacoli e, se proprio dobbiamo fare dei calcoli, vuole che li facciamo per amarlo di più. E’ troppo esigente? E chi non lo è in amore?

Rocco D'Ambrosio

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