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Un anno di stupore, di Rocco D'Ambrosio

creato da Rocco D'Ambrosio ultima modifica 17/09/2015 10:46
Che fine ha fatto lo stupore? E’ una domanda ricorrente in un mondo che molto spesso si affida solamente a previsioni e calcoli. E' una domanda di inizio anno?

 

Il Vangelo odierno: In quel tempo, [i pastori] andarono, senza indugio, e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia. E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro.
Tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette loro dai pastori. Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore.
I pastori se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com’era stato detto loro.
Quando furono compiuti gli otto giorni prescritti per la circoncisione, gli fu messo nome Gesù, come era stato chiamato dall’angelo prima che fosse concepito nel grembo (Lc 2, 16-21).

1.1.2014. Che fine ha fatto lo stupore? E’ una domanda ricorrente in un mondo che molto spesso si affida solamente a previsioni e calcoli. Siamo ben lontani da Platone che affermava: La meraviglia è propria della natura del filosofo; e la filosofia non si origina altro che dallo stupore. Ci stupiamo raramente e per poche cose, spesso solo per quelle tanto (troppo) straordinarie, o fantastiche o del tutto inaspettate. Poco stupore, poca filosofia, e, forse, poca fede.

Sullo stupore ci invita anche a riflettere il brano evangelico. Specie il passo che dice: Tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette loro dai pastori. Le cose dette sono quella della venuta del Verbo, della sua incarnazione, del suo Natale povero e sacrificato in una stalla, della sollecitudine di Maria e Giuseppe, della partecipazione dei pastori e degli angeli. Sono materia sufficiente per stupirsi? Per loro si, per noi forse no. Del resto la nascita di Gesù sarebbe, oggigiorno, facilmente rubricata come un evento accaduto a due malcapitati che non hanno trovato posto in albergo e hanno partorito in una stalla.

Allora dobbiamo stupirci come i pastori? E perché? Perché le cose più belle stanno nei particolari semplici e profondi. Dobbiamo stupirci perché Dio non ci tradisce, nonostante i nostri peccati e marachelle, anzi ci ama nonostante tutto. Dobbiamo stupirci perché non sono le cose spettacolari che fanno la storia, ma quelle vere e profonde come il Cristo. Dobbiamo stupirci perché i significati ci sono donati e non dovuti. Come tutto, del resto. Dobbiamo stupirci perché ci è dato tutto in dono: la vita, la storia personale e globale, gli affetti, il lavoro, le relazione, i beni materiali, i significati di tutto…

Ma ci si può stupire quando si hanno problemi seri e previsioni di vita, di affetti e di lavoro poco rosei? Non so molto rispondere. Penso ancora ai pastori: si sono stupiti perché non avevano problemi? O si sono stupiti perché si sono fatti coinvolgere e trasportare da quella storia più grande di loro?

E cosa succede se non ci stupiamo. Albert Einstein diceva che Chi non è più in grado di provare né stupore né sorpresa è per cosi dire morto; i suoi occhi sono spenti. Si spengono gli occhi, si spegne il gusto, la vita e quanto ha in se. Ci siamo mai chiesti perché una fine o inizio anno, in alcuni, è accompagnata da malinconia e chiusura in sé. Forse (ma non solo) perché lo stupore si è spento. Come gli occhi.

Si può iniziare un anno all’insegna dello stupore? Si, si può. Perché di bene, di Dio all’opera vedremo ancora molto. Quando e come non sappiamo. Se sapessimo non ci stupiremmo. Allora, speranza e auguri di buon anno, significano solo questo: farci sorprendere dal buon Dio mentre ci trascina in quella storia più grande.

Rocco D'Ambrosio

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