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Umiltà e sorriso, di Rocco D'Ambrosio

creato da Rocco D'Ambrosio ultima modifica 23/10/2016 17:52
A essere onesti fino in fondo qualche presunzione l’abbiamo tutti; chi più, chi meno. Con ciò non voglio dire che siamo tutti uguali: grazie a Dio ci sono molte persone umili come il pubblicano, anche oggi...

 

Il Vangelo odierno: In quel tempo, Gesù disse ancora questa parabola per alcuni che avevano l’intima presunzione di essere giusti e disprezzavano gli altri: “Due uomini salirono al tempio a pregare: uno era fariseo e l’altro pubblicano. Il fariseo, stando in piedi, pregava così tra sé: “O Dio, ti ringrazio perché non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adulteri, e neppure come questo pubblicano. Digiuno due volte alla settimana e pago le decime di tutto quello che possiedo”. Il pubblicano invece, fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo: “O Dio, abbi pietà di me peccatore”. Io vi dico: questi, a differenza dell’altro, tornò a casa sua giustificato, perché chiunque si esalta sarà umiliato, chi invece si umilia sarà esaltato». (Lc 18, 9-14).

23.10.2016: Il “salire al tempio” è il nostro “andare in chiesa”. E sono molti gli atteggiamenti, i pensieri e le emozioni di coloro che salgono al tempio o entrano in una chiesa. Migliaia di testi sociologici, psicologici, filosofici e teologici hanno cercato e cercano di investigare sulle radici profonde del nostro credere e pregare. Eppure la parabola è diretta solo a una categoria di persone: “alcuni che avevano l’intima presunzione di essere giusti e disprezzavano gli altri”.

Che brutta bestia la presunzione. E’ un vortice terribile: perdiamo la misura di noi stessi, immaginiamo di essere quello che non siamo, roviniamo i rapporti con gli altri, ci poniamo su un perenne piedistallo, trattiamo gli altri da inferiori e via discorrendo. Basterebbe una campagna elettorale (in USA, Italia o altrove), oppure un ambiente ecclesiastico degenerato (papa Francesco li ricorda spesso) per riscontrare la lunga lista di quelli “che avevano l’intima presunzione di essere giusti e disprezzavano gli altri”.

A essere onesti fino in fondo qualche presunzione l’abbiamo tutti; chi più, chi meno. Con ciò non voglio dire che siamo tutti uguali: grazie a Dio ci sono molte persone umili come il pubblicano, anche oggi. Ma il problema non è a quale categoria si appartiene, bensì cosa si pensa di se stessi, sia nel silenzio della nostra solitudine, sia quando siamo di fronte al buon Dio.

Ha scritto un grande maestro di vita spirituale, Thomas Merton: “Non è umiltà insistere nell’essere qualcosa che non sei”. Quello che sono: né più, ne meno. La domanda allora è: mi conosco? Trovo molto interessanti tutti quei percorsi e studi, delle scienze umane, che aiutano a definire se stessi con competenza e profondità. Del resto la filosofia, con Socrate, è nata come grande invito a conoscere se stessi. Dobbiamo conoscere il più possibile noi stessi, per essere noi stessi: autenticamente, senza ipocrisie, con misura e, sopratutto, rendendo gloria a Dio, perché tutto è suo dono. Tutto è grazia.

Quando iniziamo a conoscerci autenticamente diventiamo sobri, diventiamo come il pubblicano, abbiamo la misura vera di noi stessi: “O Dio, abbi pietà di me peccatore”. L’atteggiamento e le parole del fariseo, allora, ci sembreranno cosi lontane, false, stupide e persino ridicole. L’umiltà vera nasce dalla profonda conoscenza di noi stessi davanti a Dio. E davanti a Lui tutto è dono suo e tutto è cosi caduco e deficitario da invocare sempre la sua misericordia: “O Dio, abbi pietà di me peccatore”.

L’umiltà vera va accompagnata a un sincero umorismo: il fariseo è ridicolo… perché non sa ridere di sé! Crede di essere chissà chi, ma in fondo è come me e te, ma non riesce a capirlo. Quando iniziamo a ridere di noi stessi ci accorgiamo di ciò che veramente vale e di ciò che è superfluo e dannoso. Ancora Merton: “L’uomo umile prende quanto nel mondo lo aiuta a trovare Dio e lascia da parte il resto”.

Ho sempre pensato che il buon Dio ascoltando le parole del fariseo lo abbia guardato un po’ preoccupato, fermo lì e forse pensando: Ma guarda questo sciocco, non ha capito niente…

Mentre ho sempre creduto che alle parole del pubblicano sia “sceso” dal tempio e lo abbia teneramente abbracciato. Sorridendo.

Rocco D’Ambrosio


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