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Trasfigurare, di Rocco D'Ambrosio

creato da Rocco D'Ambrosio ultima modifica 20/02/2016 12:48
Si potrebbe dire che ogni nostro impegno, piccolo o grande che sia, è il tentativo di “trasfigurare” la realtà, di dare, a essa, nuove forme e sembianze...

 

Il Vangelo odierno: In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giovanni e Giacomo e salì sul monte a pregare. Mentre pregava, il suo volto cambiò d’aspetto e la sua veste divenne candida e sfolgorante. Ed ecco, due uomini conversavano con lui: erano Mosè ed Elìa, apparsi nella gloria, e parlavano del suo esodo, che stava per compiersi a Gerusalemme.
Pietro e i suoi compagni erano oppressi dal sonno; ma, quando si svegliarono, videro la sua gloria e i due uomini che stavano con lui.
Mentre questi si separavano da lui, Pietro disse a Gesù: «Maestro, è bello per noi essere qui. Facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elìa». Egli non sapeva quello che diceva.
Mentre parlava così, venne una nube e li coprì con la sua ombra. All’entrare nella nube, ebbero paura. E dalla nube uscì una voce, che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’eletto; ascoltatelo!».
Appena la voce cessò, restò Gesù solo. Essi tacquero e in quei giorni non riferirono a nessuno ciò che avevano visto
(Lc 9, 28-36).

21 febbraio 2016. Si potrebbe dire che ogni nostro impegno, piccolo o grande che sia, è il tentativo di “trasfigurare” la realtà, di dare, a essa, nuove forme e sembianze. Pensiamo alle nostre relazioni - in famiglia, al lavoro, con gli amici, nella società e in politica - e a quanto ci impegniamo per cambiarle, per dare a esse un volto nuovo. Pensiamo anche alla gioia dei nostri successi, che ci farebbe dire, più o meno, quello che dice Pietro: ”Maestro, è bello per noi essere qui. Facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elìa”. Ma pensiamo anche alle tante trasfigurazioni mancate, con i relativi sconforti e abbattimenti.

Torniamo a Gesù, allora, per imparare a “trasfigurare". La sua trasfigurazione avvenne mentre pregava. La prima battuta, che mi viene in mente, è che non “diceva le preghiere”, ma “pregava”. Sappiamo che c’è una grande differenza. Quella che Edith Stein individuava come la grande differenza tra “la soddisfazione di un essere buon cattolico” (preghiere annesse e connesse) e “il vivere una vita con la mano nella mano di Dio, guidata dalla sua mano, con la semplicità del bambino e l'umiltà del pubblicano”. Ma questo non è solo un insegnamento dell’autentico pregare, è anche la sola via per trasfigurare la nostra vita: “vivere con la mano nella mano di Dio”.

La trasfigurazione non è opera di superuomini o superdonne, la trasfigurazione è solo e solamente opera di Dio. “Intender non la può chi non la prova”, direbbe il Poeta. E cosa fa il buon Dio? Grosso modo quello che ha fatto nella trasfigurazione di Gesù: ci fa vedere la realtà del dolore e del limite in vista di una gloria più grande. Il testo, infatti, afferma che “Mosè ed Elìa, apparsi nella gloria, parlavano del suo esodo, che stava per compiersi a Gerusalemme”, ma Pietro e compagni erano oppressi dal sonno, tuttavia “quando si svegliarono, videro la sua gloria e i due uomini che stavano con lui”.

Dovremmo ritornare spesso su questi passaggi se vogliamo imparare a trasfigurare la nostra vita: buio paura, sonno, abbandono, luce nuova. Non certamente in quest’ordine, perché lo stesso brano ci presenta ritmi alterni di emozioni e situazioni di Pietro e compagni. Non è l’ordine che interessa, quanto il fatto che “dalla nube esce una voce: “Questi è il Figlio mio, l’eletto; ascoltatelo!”. Ascoltare Gesù diventa il porre la nostra mano nella sua mano, come bambini stanchi e assonati, o delusi e abbattuti. E Lui, solo così, ci porta a vedere la Sua gloria.

Rocco D’Ambrosio

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