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Tessere relazioni, di Rocco D'Ambrosio

creato da Rocco D'Ambrosio ultima modifica 26/02/2022 21:28
La guerra non è, ora, molto lontana da noi; dietro l’angolo nel nostro villaggio globale. E ogni guerra è crisi terribile di relazioni, di ogni tipo: personali, familiari, sociali, economiche, politiche, diplomatiche, internazionali. E’ distruzione di tutti, di tutto l’ambiente...

Il Vangelo odierno: In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli una parabola:
«Può forse un cieco guidare un altro cieco? Non cadranno tutti e due in un fosso? Un discepolo non è più del maestro; ma ognuno, che sia ben preparato, sarà come il suo maestro.
Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio? Come puoi dire al tuo fratello: “Fratello, lascia che tolga la pagliuzza che è nel tuo occhio”, mentre tu stesso non vedi la trave che è nel tuo occhio? Ipocrita! Togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello.
Non vi è albero buono che produca un frutto cattivo, né vi è d’altronde albero cattivo che produca un frutto buono. Ogni albero infatti si riconosce dal suo frutto: non si raccolgono fichi dagli spini, né si vendemmia uva da un rovo. L’uomo buono dal buon tesoro del suo cuore trae fuori il bene; l’uomo cattivo dal suo cattivo tesoro trae fuori il male: la sua bocca infatti esprime ciò che dal cuore sovrabbonda»
(Lc 6, 39-45). 

27 febbraio 2022. In settimana ho visto un bel film: Belfast di Kenneth Branagh, in bianco e nero, con una fotografia di qualità e una regia attenta. Il film è uno spaccato di relazioni familiari, vissute nella Belfast del 1969, all'inizio della prima fase dei Troubles, gli scontri fra Irlandesi Cattolici Repubblicani e gli Irlandesi Protestanti Unionisti. Un film dove tenerezza, cura, preoccupazione per i piccoli e gli anziani, umorismo e ironia, amore per la propria terra e cultura, voglia di vivere pacificamente con tutti, a prescindere da religione ed estrazione sociale convivono con atteggiamenti di segno opposto, come la rigidità, lo scontro, il fondamentalismo religioso (cattolico o protestante che sia), la violenza e la guerra, la chiusura, il razzismo, il gabbare gli altri.

Le indicazioni che Gesù offre, nel brano di oggi, aspirano, a mio parere, a una solidità di relazioni che possa farle crescere in autenticità e bene. Potrebbe iniziare la nostra personale verifica partendo dai frutti delle nostre relazioni. La logica evangelica è stringente: “Non vi è albero buono che produca un frutto cattivo, né vi è d’altronde albero cattivo che produca un frutto buono”. E’ bella l’immagine dell’albero, non solo in sé, ma anche applicata alle relazioni. Dal tronco della nostra persona si sviluppano tante relazioni: alcune forti, altre fragili; alcune rigogliose, altre un po’ rinsecchite e cosi via. Dobbiamo chiederci onestamente quanti e quali frutti portano. Se non sono buoni, vuol dire che la relazione non è sana: “Ogni albero infatti - dice Gesù - si riconosce dal suo frutto: non si raccolgono fichi dagli spini, né si vendemmia uva da un rovo”. Il libro del Siracide  afferma: “Il frutto dimostra come è coltivato l’albero” (Sir 27, 6). Se ci sono troppe spine e rovi nella nostra vita, non sarà forse tempo di tagliare qualche relazione? E’ sempre Gesù a ricordarci che “Ogni tralcio che in me non porta frutto, il Vignaiolo lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto” (Gv 15). Le relazioni sono alberi, sono tralci, vanno coltivate e ogni coltivazione esige strategie precise: seminare, curare, pianificare, innaffiare, difendere da erbe e agenti cattivi, potare, raccogliere, custodire i frutti… un lavoro continuo, spesso faticoso, ma con diverse gioie e soddisfazioni. Qualche buon contadino avrebbe molto da insegnarci. 

Mi ha sempre sorpreso come anche nella cultura classica, con presupposti e finalità diversi, le relazioni sono viste in rapporto alla crescita nella virtù. Scrive Aristotele: “L’amicizia perfetta è l’amicizia degli uomini buoni e simili per virtù” (Etica Nicomachea, 1156 b). Essa deve essere strumento per la crescita nelle virtù, specie la giustizia: “Per natura, poi, la giustizia cresce insieme con l’amicizia, perché esse si trovano nelle medesime persone ed hanno uguale estensione” (Etica Nicomachea,1160 a). 

La guerra non è, ora, molto lontana da noi; dietro l’angolo nel nostro villaggio globale. E ogni guerra è crisi terribile di relazioni, di ogni tipo: personali, familiari, sociali, economiche, politiche, diplomatiche, internazionali. E’ distruzione di tutti, di tutto l’ambiente. Eppure solo una riflessione saggia su tutte le relazioni può forse farci uscire dalla guerra in atto ed evitare di prepararne un’altra. Forse, con l’aiuto di Dio. 

Le relazioni, nel micro come nel macrocosmo, sono il tesoro più prezioso della nostra vita, dopo la stessa vita, la quale non può concepirsi senza di esse, ovvero della relazione con se stessi, con gli altri, con Dio e con la natura. Se ci conserviamo buon agricoltori avremo un cuore che sovrabbonderà, effonderà nelle relazioni il meglio di noi stessi e riceverà il meglio degli altri. Le relazioni: il sale delle nostre giornate, la gioia della nostra vita.

Rocco D’Ambrosio

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Auguriamo al gruppo di essere attivo e proficuo nella ricerca de nostro Fine come don Milani insegna: "Bisogna che il fine sia onesto. Grande. Il fine giusto è dedicarsi al prossimo. E in questo secolo come lei vuole amare se non con la politica o col sindacato o con la scuola? Siamo sovrani. Non è più il tempo delle elemosine, ma delle scelte".

 

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