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Tentati, di Rocco D'Ambrosio

creato da Rocco D'Ambrosio ultima modifica 08/03/2014 23:17
Se si digita "tentazioni" su un motore di ricerca la stragrande maggioranza di immagini riguarda le tentazioni sessuali e quelle culinarie. Si tratta di uno stereotipo molto diffuso...
Il vangelo odierno: In quel tempo, Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo. Dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame. Il tentatore gli si avvicinò e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ che queste pietre diventino pane». Ma egli rispose: «Sta scritto: “Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio”».
Allora il diavolo lo portò nella città santa, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gettati giù; sta scritto infatti: “Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo ed essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra”». Gesù gli rispose: «Sta scritto anche: “Non metterai alla prova il Signore Dio tuo”».
Di nuovo il diavolo lo portò sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria e gli disse: «Tutte queste cose io ti darò se, gettandoti ai miei piedi, mi adorerai». Allora Gesù gli rispose: «Vattene, satana! Sta scritto infatti: “Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto”».
Allora il diavolo lo lasciò, ed ecco degli angeli gli si avvicinarono e lo servivano. (Mt 4, 1-11).
9.3.14. Se si digita "tentazioni" su un motore di ricerca la stragrande maggioranza di immagini riguarda le tentazioni sessuali e quelle culinarie. Si tratta di uno stereotipo molto diffuso: sembrerebbe che le tentazioni più frequenti e, per alcuni, più importanti riguardino solo l'attività sessuale e lo stare a tavola. 
Il brano delle tentazioni di Gesù ci dice molto di più. Certamente il cibo è affrontato nella prima tentazione, ma non sembra essere un cardine dell'intero discorso. Sembrerebbe che a Gesù prema, piuttosto, mettere in evidenza come gli appetiti (sessuale, nutritivo, intellettuale, emotivo), se assolutizzati, ci portano lontani da Dio. Ma lo stesso si può dire della seconda e terza tentazione, dove in discussione sono il desiderare che Dio sia a nostro servizio e l'adorare regni, ricchezze, potere, e persino il diavolo, invece che adorare solo e solamente il buon Dio.
Quindi, senza voler essere riduttivo, le tentazioni hanno a che fare con il nostro rapporto con Dio e lo sconvolgono, o, meglio, cercano di sconvolgerlo nel suo profondo. Il Signore non vuole concorrenti. Siamo sempre, e comunque, nell'ambito del primo comandamento: Io sono il Signore, tuo Dio... non avrai altri dèi di fronte a me (Es 20, 2-3). Per comprendere sempre più le tentazioni potremmo citare il seguito del riferimento al primo comandamento: Perché io, il Signore, tuo Dio, sono un Dio geloso, che punisce la colpa dei padri nei figli fino alla terza e alla quarta generazione, per coloro che mi odiano, 6ma che dimostra la sua bontà fino a mille generazioni, per quelli che mi amano e osservano i miei comandamenti (Es 20, 5-6). La gelosia di Dio è una profonda traccia per comprendere le tentazioni. Lui ci ama e non ammette concorrenti. Se c'è altro o altri devono essere amati in Lui e per mezzo di Lui. Vale per se stesso, moglie, marito, figli, parenti, amici, ma anche per cibo, lavoro, potere, ricchezze.
Forse è opportuna un'ultima domanda: ma chi è tentato o più tentato? Va da sé che la tentazione è una categoria che interessa i credenti in Dio o, per altri versi, chi crede in principi morali fermi e chiari. Quindi sono tentati i credenti e più si crede, più si è tentati. Una falsa idea della coerenza e santità cristiana ci porta a pensare che le tentazioni scompaiano quando si cresce in santità e giustizia. La vita dei santi mostra l'esatto contrario. Scrive papa Francesco: "Quando si cerca di ascoltare il Signore è normale avere tentazioni" (EG, 153). È normale! Quindi nessuna sorpresa. È stato tentato Gesù, lo siamo anche noi. Un servo non è più grande del suo padrone (Gv 15, 20).
Rapportarsi alla tentazione quasi come a un fatto normale della nostra vita cristiana la demitizza e la riporta nel suo alveo proprio. Toglie anche qualsiasi forma di ansia, paura o esasperazione. Ci porta anche ad avere sobrietà nel linguaggio. È il caso di dire che sono ridicoli tutti quei riferimenti a diavoli tentatori, fatti a ogni piè sospinto, confondendo spesso contrarietà di vita e limiti psico-fisici con le vere tentazioni.
In sintesi le tentazioni non devono essere mai comprese e affrontate prescindendo dal nostro rapporto con Dio. È fede ricordarci che il buon Dio ci è affianco e ci sostiene per superare ogni tentazione. Come Gesù meditiamo e portiamo la Sua Parola nel cuore. Sarà il modo migliore per ricevere forza e allontanare il tentatore. E vincere.
Rocco D'Ambrosio
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