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Senza durezza di cuore, di Rocco D'Ambrosio

creato da Rocco D'Ambrosio ultima modifica 07/10/2018 00:26
Le domande dei farisei, a Gesù, sono per metterlo alla prova, caso abbastanza classico. La risposta di Gesù inizia con un riferimento alla “durezza del cuore”...

Il Vangelo odierno: In quel tempo, alcuni farisei si avvicinarono e, per metterlo alla prova, domandavano a Gesù se è lecito a un marito ripudiare la propria moglie. Ma egli rispose loro: «Che cosa vi ha ordinato Mosè?». Dissero: «Mosè ha permesso di scrivere un atto di ripudio e di ripudiarla». 
Gesù disse loro: «Per la durezza del vostro cuore egli scrisse per voi questa norma. Ma dall’inizio della creazione [Dio] li fece maschio e femmina; per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due diventeranno una carne sola. Così non sono più due, ma una sola carne. Dunque l’uomo non divida quello che Dio ha congiunto». 
A casa, i discepoli lo interrogavano di nuovo su questo argomento. E disse loro: «Chi ripudia la propria moglie e ne sposa un’altra, commette adulterio verso di lei; e se lei, ripudiato il marito, ne sposa un altro, commette adulterio».
Gli presentavano dei bambini perché li toccasse, ma i discepoli li rimproverarono. Gesù, al vedere questo, s’indignò e disse loro: «Lasciate che i bambini vengano a me, non glielo impedite: a chi è come loro infatti appartiene il regno di Dio. In verità io vi dico: chi non accoglie il regno di Dio come lo accoglie un bambino, non entrerà in esso». E, prendendoli tra le braccia, li benediceva, imponendo le mani su di loro (Mc 10, 2-16).

8 ottobre 2018. Le domande dei farisei, a Gesù, sono per metterlo alla prova, caso abbastanza classico. La risposta di Gesù inizia con un riferimento alla “durezza del cuore”. Ma di che si tratta? Sembra riferirsi a quell’indurirsi di cuore e mente da parte di alcuni farisei, scribi e dottori della legge che avevano tradito lo spirito originario del rapporto con Dio e l’avevano ridotto a prescrizioni e norme che loro stessi non muovevano “neppure con un dito” (Lc 11, 46).

L’atteggiamento della durezza di cuore e le conseguenze negative per la fede e la prassi religiosa non sono solo caratteristiche di alcuni settori ebraici. Sono, invece, tipici di tutte le religioni. In Italia sono convinto che l’atteggiamento ideologico abbia che fare con l’aver preso coscienza che la società italiana non sia più cristianamente ispirata, in termini di costumi, idee, atteggiamenti personali e sociali, leggi e prassi politiche. Non siamo più negli anni ’50, caratterizzati da una cultura con i suoi blocchi monolitici (cattolici, comunisti, liberali), con una sensibile presenza cattolica, che dava alla fede molto visibilità sociale e politica. Sinceramente nutro qualche dubbio se quei tempi fossero caratterizzati da una fede profonda e sentita, accettata consapevolmente e vissuta coerentemente; ma questa è materia per gli storici. A noi, in questa sede, preme solo prendere atto di questo dato. Se l’Italia è scristianizzata - o secolarizzata o senza fede, o come dir si voglia – ovviamente non si può tenerne conto: siamo servi del Vangelo e siamo inviati ad incarnarlo nei vari contesti umani, conoscendo e condividendo le gioie e le speranze (GS, 1) delle realtà in cui sono inseriti.

Tuttavia ho diversi dubbi su alcuni stili di evangelizzazione, specie in materia familiare, sessuale e di bioetica. In alcuni settori ecclesiali, nelle scelte di diversi pastori e laici, si privilegia uno stile di affermazione forte di alcuni temi. In alcuni casi si ha l’impressione che più l’affermazione è forte – dal punto di vista contenutistico e mediatico – tanto più si crede di aver successo. Per affermazione forte intendo un modo di concepire, vivere e trasmettere la fede segnato da alcune caratteristiche, che, pur in tempi e luoghi diversi, si ripetono come delle costanti. Con molta durezza di cuore.

La durezza di cuore non è tipica solo dei conservatori. E’ una tentazione di tutti, a prescindere da posizioni, tradizioni culturali e situazioni di vita. Bisogna continuamente essere vigili nel non indurire cuore e mente, nel restare piccoli. Il brano si chiude proprio con il riferimento ai bambini. Dobbiamo imitarli nella loro semplicità, purezza e abbandono. Lo chiediamo per il papa, i padri sinodali, noi stessi e la Chiesa intera. Dio non ama i duri di cuore, i superbi; li “disperde nei pensieri del loro cuore” (Lc 1, 51). Dio ama chi resta piccolo e umile.

Rocco D’Ambrosio

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