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Semi di bene, non di razzismo, di Rocco D'Ambrosio

creato da Rocco D'Ambrosio ultima modifica 17/06/2018 05:44
Stanno succedendo delle brutte cose in Italia. Il cuore di molti si sta chiudendo, non solo politici in vista, ma anche cittadini comuni, cristiani ordinari...

 

Il Vangelo odierno: In quel tempo, Gesù diceva [alla folla]: «Così è il regno di Dio: come un uomo che getta il seme sul terreno; dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce. Come, egli stesso non lo sa. Il terreno produce spontaneamente prima lo stelo, poi la spiga, poi il chicco pieno nella spiga; e quando il frutto è maturo, subito egli manda la falce, perché è arrivata la mietitura».
Diceva: «A che cosa possiamo paragonare il regno di Dio o con quale parabola possiamo descriverlo? È come un granello di senape che, quando viene seminato sul terreno, è il più piccolo di tutti i semi che sono sul terreno; ma, quando viene seminato, cresce e diventa più grande di tutte le piante dell’orto e fa rami così grandi che gli uccelli del cielo possono fare il nido alla sua ombra».
Con molte parabole dello stesso genere annunciava loro la Parola, come potevano intendere. Senza parabole non parlava loro ma, in privato, ai suoi discepoli spiegava ogni cosa
(Mc 4,26-34).

17 giugno 2018. Stanno succedendo delle brutte cose in Italia. Il cuore di molti si sta chiudendo, non solo politici in vista, ma anche cittadini comuni, cristiani ordinari. Razzismo, schiavismo, odio e rifiuto stanno crescendo e diversi sono coloro che li fomentano. Non è un problema di Salvini SI o NO, è un problema di cultura, di fede cristiana per chi ci crede. Non si può credere nella Costituzione e/o nel Vangelo e sottoscrivere frasi ignobili sui migranti. No, non si può. E’ bene fare chiarezza: razzismo e odio sono contro la Costituzione e il Vangelo. Non c’è scusa politica o di opportunità sociale che tenga.

Questa domenica dobbiamo riflettere sul Regno di Dio: la realtà che Gesù inaugura con la sua persona e che affida alle nostre mani, in attesa che Lui ritorni e lo instauri in modo definitivo. E il Regno c’entra con il nostro modo di accogliere ed essere lievito inel nostro Paese, nel nostro contesto vitale. Non ci sono dubbi che, se abbiamo creduto e seguito nostro Signore, per il Regno dobbiamo lavorare. Ma come? Gesù, nel Vangelo odierno, ci offre la logica della terra per comprendere lo stile del nostro lavoro: “gettare semi”, si direbbe in sintesi. Nella vita, nel nostro quotidiano, gettiamo tanti semi, purtroppo non sempre buoni: sono parole, gesti, emozioni, piccole e grandi opere che realizziamo, relazioni. Oltre a chiederci se sono buoni o cattivi, secondo il Regno o meno, dovremmo verificare cosa facciamo una volta che li abbiamo seminati.

Il Vangelo dice, relativamente al seminatore, che “dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce. Come, egli stesso non lo sa. Il terreno produce spontaneamente…”. Non è una logica molto moderna: è poco tecnica. Nel nostro mondo si programma, si verifica, si monitora, si fanno rendiconti a breve, medio e lungo termine, analisi provvisionali e via discorrendo. Il contadino evangelico semina e va a casa, “dorma o vegli, il seme germoglia e cresce”.

E non possiamo negare che, negli ultimi decenni, come cattolici, abbiamo pensato solo ad alcuni temi (morali, familiari, bioetici) e abbiamo trascurato altri: solidarietà, accoglienza, bene comune, giustizia e trasparenza. E i frutti si vedono: vescovi, preti, fedeli laici che inneggiano al razzismo più becero oppure, ipocritamente, si nascondono dietro problemi di frontiere, economie e disoccupazione, non volendo riconoscere che i migranti sono cittadini come gli altri, sono fratelli bisognosi e il Cristo si identifica con loro.

Ci attendono tempi bui. Dobbiamo seminare tanto e il Signore ci aiuterà a raccogliere frutti di comunione e giustizia. Bisogno essere chiari, avere pazienza e lavorare per l Regno, sempre e comunque, nonostante i ministri razzisti. Scriveva Milani per i giovani, ma credo valga per tutti: bisogna seminare perché i credenti “vibrino di dolore e di fede pensando all’ingiustizia sociale. Qualcosa, cioè, che sia al centro del momento storico che attraversiamo, al di fuori dell’angustia dell’io, al di sopra delle stupidaggini che vanno di moda”.

Rocco D’Ambrosio

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