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Capire la croce, di Rocco D'Ambrosio

creato da Rocco D'Ambrosio ultima modifica 17/09/2015 12:36
Sono mille volti del Cristo in croce, come mille e più sono i sentimenti che, attraverso gli artisti, il Signore vuole trasmetterci.

 

 


Il Vangelo odierno: In quel tempo, Gesù disse a Nicodèmo: 
«Nessuno è mai salito al cielo, se non colui che è disceso dal cielo, il Figlio dell’uomo. E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna.
Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. 
Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui» (Gv 3, 13-17).

14.9.2014. Si può guardare alla croce di Cristo con tanti e tanti occhi. Grazie a Dio l’arte italiana, quella famosa come quella nascosta in luoghi sconosciuti ai più, raccoglie tante testimonianze bellissime. Sono i mille volti del Cristo in croce, come mille e più sono i sentimenti che, attraverso gli artisti, il Signore vuole trasmetterci. Qui in alto il particolare del Crocifisso di San Damiano in Assisi: davanti a esso Francesco d'Assisi stava pregando quando ricevette la richiesta del Signore di riparare la sua casa.
"Bisogna - dice Gesù - che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna". Mi colpisce il termine: "Bisogna". Umanamente parlando non c’è nessun bisogno che un innocente muoia ingiustamente e torturato. Anzi, c’è il bisogno contrario: liberarlo dall’ingiusto oppressore. Forse è quanto Pietro ha espresso appena ha sentito parlare di croce: "Dio non voglia, Signore; questo non ti accadrà mai" (Mt 16). Meditando la Scrittura sappiamo anche dare le motivazioni di quel bisogna: la volontà del Padre, l'obbedienza del Figlio, il piano di Dio e così via. Tuttavia, il sapere già la risposta, non ci esime, anzi per alcuni aspetti ci obbliga, dal compiere un cammino di contemplazione continua della croce di Cristo.
Potremmo scegliere il crocifisso di Francesco d'Assisi o un altro a cui magari siamo legati, per porlo davanti a noi, anche fisicamente, e aspettarci che il Signore ci illumini sulle radici profonde del bisogno. Ci illumini, anche, su come e quando è possibile trasformare la croce, da strumento di vergogna e dolore, in opera di forza e salvezza. Non dico questo come un'operazione semplice e immediata. Anzi! Spesso possiamo avere bisogno di tanto tempo, forse una vita intera, per capire il senso della croce di Cristo, di quelle del mondo e delle nostre personali, piccole o grandi che siano. Non ci aiutano certamente scritti e riflessioni, che spesso girano nei nostri ambienti, colmi di spiritualismi abbastanza dannosi. Problema molto serio e delicato: è importante ricordare che pastori e catechisti non preparati finiscono per trasmettere forme di devozione alla croce che hanno sapore vittimistico, anche magico, comunque molto lontano da quanto il Signore ci insegna. Si pensi a quanto male possono fare certi film (come quello di Mel Gibson, per citare uno tra i peggiori) o testi che inducono a non aver cura di sé, in nome di una infondata accettazione della croce, o a rassegnarsi al male in noi e attorno a noi, scambiandolo per una inevitabile croce.
Ritorniamo a contemplare il nostro crocifisso (preferito) con la parola di Dio tra le mani e facciamoci guidare da Lui per comprendere  e rispondere alle domande più profonde che portiamo dentro, sulla croce di Gesù e su tutte le altre.
Ha detto Francesco: "Guardiamoci intorno: quante ferite il male infligge all’umanità! Guerre, violenze, conflitti economici che colpiscono chi è più debole, sete di denaro, che poi nessuno può portare con sé, deve lasciarlo. Mia nonna diceva a noi bambini: il sudario non ha tasche. Amore al denaro, potere, corruzione, divisioni, crimini contro la vita umana e contro il creato! E anche - ciascuno di noi lo sa e lo conosce - i nostri peccati personali: le mancanze di amore e di rispetto verso Dio, verso il prossimo e verso l’intera creazione. E Gesù sulla croce sente tutto il peso del male e con la forza dell’amore di Dio lo vince, lo sconfigge nella sua risurrezione. Questo è il bene che Gesù fa a tutti noi sul trono della Croce. La croce di Cristo abbracciata con amore mai porta alla tristezza, ma alla gioia, alla gioia di essere salvati e di fare un pochettino quello che ha fatto Lui quel giorno della sua morte" (24 marzo 2013).

Rocco D'Ambrosio


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