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Profeti veri, profeti falsi, di Rocco D'Ambrosio

creato da Rocco D'Ambrosio ultima modifica 21/09/2015 12:24
La parola profeta forse è un po’ abusata, negli ultimi tempi. Ma chi erano veramente i profeti?

 

Il Vangelo odierno: In quel tempo, Gesù, entrato di sabato nella sinagoga, [a Cafàrnao,] insegnava. Ed erano stupiti del suo insegnamento: egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità, e non come gli scribi. 
Ed ecco, nella loro sinagoga vi era un uomo posseduto da uno spirito impuro e cominciò a gridare, dicendo: «Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? Io so chi tu sei: il santo di Dio!». E Gesù gli ordinò severamente: «Taci! Esci da lui!». E lo spirito impuro, straziandolo e gridando forte, uscì da lui. 
Tutti furono presi da timore, tanto che si chiedevano a vicenda: «Che è mai questo? Un insegnamento nuovo, dato con autorità. Comanda persino agli spiriti impuri e gli obbediscono!». 
La sua fama si diffuse subito dovunque, in tutta la regione della Galilea (Mc 1, 21-28).

1 febbraio 2015. La parola profeta forse è un po’ abusata, negli ultimi tempi. Si da questa qualifica un po’ troppo spesso. Non parlo dell’uso banale e improprio del termine - chiamare profeta chi riesce a predire il futuro - ma mi riferisco al definire profeta chiunque si discosti un po’ dal sentire comune, con qualche intuizione di rilievo. Ma chi erano veramente i profeti?

Non ci sono dubbi sul fatto che la nostra fede cristiana, a partire dalla sua radice ebraica, sia sostanzialmente legata a figure di profeti. Tramite essi il buon Dio rivela il Suo volere, il suo piano di Dio nella storia e, al tempo stesso, esprime un giudizio sulla comunità dei credenti e sul mondo perché questi ritornino a Lui con tutto il cuore (cfr. Gl 2, 12-17). I profeti annunciano la continua presenza di Dio in mezzo al suo popolo.

Non solo la nostra fede ha conosciuto, e conosce, veri profeti, ma anche quelli falsi. Distinguerli, alcune volte, è certamente difficile: la Parola di Dio ci soccorre perché ci offre preziose indicazioni per operare questo discernimento. Il profeta Geremia (cfr. 23) ci ricorda che i falsi profeti sono coloro che fanno vaneggiare, annunciano fantasie del loro cuore e non quanto viene dalla bocca del Signore, disprezzano la sua Parola, si rubano gli uni gli altri le parole divine, traviano il popolo. Lo stesso Gesù inveisce contro i falsi profeti perché hanno vesti di pecore, ma dentro sono lupi rapaci e invita a riconoscerli dai loro frutti (cfr. Mt 7). La fedeltà sincera e profonda alla Parola di Dio, da una parte, e la condotta di vita coerente, dall’altra, sono i criteri guida per distinguere veri da falsi profeti.

Gesù, in questo brano come altrove, riceve lo stupore e il timore perché riconosciuto come vero profeta e, al tempo stesso, il rifiuto da parte dello spirito immondo: "Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? Io so chi tu sei: il santo di Dio!" E’ la storia di tutti i profeti: ricevere onore e gloria e, al tempo stesso, rifiuto e condanna.

L’attenzione qui si sposta sulla comunità dei credenti. Perché la comunità cattolica spesso non li ascolta? Oppure, ancor peggio, perché spesso i profeti sono condannati e uccisi? E’ innegabile, infatti, che ci siano alcuni ambienti cattolici, che sono diventati terribilmente impermeabili, refrattari alla profezia. Sono quegli ambienti che oscurano persone e singole comunità che cercano di conservare uno stile profetico. Pensiamo alla non accoglienza e all’astio verso papa Francesco in alcuni ambienti cattolici, tanto per fare un esempio.

Le logiche per compiere questo oscuramento o annientamento della profezia sono quelle tipiche di tutte le istituzioni fortemente in crisi. E’ proprio un grave sintomo del loro disagio non accogliere le voci profetiche, proprio perché queste puntano il dito su zone d’ombra, quali la gestione del potere, la facoltà di scelta e di nomina dei responsabili, l’amministrazione delle risorse finanziarie; aspetti di vita comunitaria su cui raramente le istituzioni sono disponibili a farsi mettere in crisi e a rinnovarsi.

Chi non condivide prassi e testimonia, con la sua vita prima di tutto, e poi con le sue analisi e proposte un rinnovamento dell’istituzione in cui opera – lo si chiami profeta o in altro modo – si ritroverà ad affrontare, molto spesso, una serie di calunnie, diffamazioni, sospetti, insinuazioni, oppressione psicologica, mobbing, menzogne, ricatti; in alcuni casi persino la violenza fisica. Certo costruiranno anche per lui, post mortem, un sepolcro, con annessi farisaici elogi, ma ciò cambierà poco il contesto da cui proveniva: esso resterà comunque refrattario ad ogni profezia.

Spiega Romano Guardini: «Profeti non si diviene per qualità d’ingegno, ma per lo Spirito di Dio che chiama al servizio della sua scienza salutifera. Il termine di riferimento per il profeta è il volere di Dio: il suo operare e la storia che risulta da quell’operare. Il profeta è tale non perché legge il futuro, ma perché riferisce la storia alla volontà salvifica di Dio, e questa volontà fa parlare nella storia. Profetismo è un dischiudersi della storia al senso che viene da Dio». Chi non accoglie i profeti forse non crede in Dio, perché crede in un altro dio, denaro o potere che sia. Certamente non crede in Gesù Cristo.

Rocco D’Ambrosio

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