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Prima il leader, di Rocco D'Ambrosio

creato da Rocco D'Ambrosio ultima modifica 17/09/2015 17:05
Nella letteratura politica è molto studiato il rapporto tra leader e seguaci che svolgono una funzione di preparazione dell’attività dello stesso leader. Non a caso noi chiamiamo, il profeta Giovanni, il Precursore...

 

Il Vangelo odierno: In quel tempo, Giovanni, vedendo Gesù venire verso di lui, disse: «Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo! Egli è colui del quale ho detto: “Dopo di me viene un uomo che è avanti a me, perché era prima di me”. Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare nell’acqua, perché egli fosse manifestato a Israele». 
Giovanni testimoniò dicendo: «Ho contemplato lo Spirito discendere come una colomba dal cielo e rimanere su di lui. Io non lo conoscevo, ma proprio colui che mi ha inviato a battezzare nell’acqua mi disse: “Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito, è lui che battezza nello Spirito Santo”. E io ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio» (Gv 1, 29-34).

19.1.2014. Nella letteratura politica è molto studiato il rapporto tra leader e seguaci che svolgono una funzione di preparazione dell’attività dello stesso leader. Non a caso noi chiamiamo, il profeta Giovanni, il Precursore. Sono molti i passi che ci aiutano a comprendere la profondità e la bellezza del loro rapporto.

Iniziamo da quanto è espresso in questo brano: Giovanni, vedendo Gesù venire verso di lui, disse: Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo! L’attenzione primaria è nel riconoscere Gesù nella sua piena identità. Chi lavora autenticamente per un leader, in questo caso Gesù, non è un propagandista, né un self promoter, è una persona che crede nel leader e si sente coinvolto in tutto e per tutto dalla sua missione. Giovanni è cosciente che la sua missione si basi sul fatto che il Cristo venga dopo di lui ma è davanti a lui, perché era prima di lui. Il Cristo deve brillare più di chi lo annuncia, ci ricorda Francesco (EG, 138).

Parliamo molte volte di testimonianza e, spesso, pensiamo che la testimonianza si riduca solo a… dare il buon esempio! Non si tratta di presentarsi come migliori, ma come persone che hanno incontrato il Cristo e ne sono rimasti colpiti. Scrive Francesco nell’Evangelii Gaudium: È l’annuncio che si condivide con un atteggiamento umile e testimoniale di chi sa sempre imparare, con la consapevolezza che il messaggio è tanto ricco e tanto profondo che ci supera sempre. A volte si esprime in maniera più diretta, altre volte attraverso una testimonianza personale, un racconto, un gesto, o la forma che lo stesso Spirito Santo può suscitare in una circostanza concreta (128).

Il riconoscimento, inoltre, non è privato, anche se ha origine nell’intimità. Il professare la fede nel Cristo è pubblico. Giovanni dice agli altri, testimonia. E cosa dice? Semplicemente chi è il Cristo. Lo fa riconoscendolo come: l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo! – colui su cui lo Spirito è disceso come una colomba dal cielo ed è rimasto su di lui - il Figlio di Dio. Quest’opera di riconoscimento procede da eventi e interpretazioni. Giovanni vede e crede, cioè vede e dice chi è il Cristo. E’ così anche nella nostra vita?

Rocco D’Ambrosio

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Esso nasce dall'iniziativa dei soci fondatori e ordinari di Cuf, residenti a Minervino. Il gruppo (attraverso un apposito Regolamento) è un'emanazione territoriale della nostra Associazione, di cui condivide statuo, finalità, contenuti e strategie associative.

Auguriamo al gruppo di essere attivo e proficuo nella ricerca de nostro Fine come don Milani insegna: "Bisogna che il fine sia onesto. Grande. Il fine giusto è dedicarsi al prossimo. E in questo secolo come lei vuole amare se non con la politica o col sindacato o con la scuola? Siamo sovrani. Non è più il tempo delle elemosine, ma delle scelte".

 

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