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Potere e libertà, di Rocco D'Ambrosio

creato da Rocco D'Ambrosio ultima modifica 18/09/2015 21:26
La necessità di essere liberi, per esercitare bene un potere, è uno dei temi più appassionanti della storia dell’umanità. L’avidità per le cose materiali, e non, ha rovinato tanta gente...

 

Il Vangelo odierno: In quel tempo, Gesù chiamò a sé i Dodici e prese a mandarli a due a due e dava loro potere sugli spiriti impuri. E ordinò loro di non prendere per il viaggio nient’altro che un bastone: né pane, né sacca, né denaro nella cintura; ma di calzare sandali e di non portare due tuniche.
E diceva loro: «Dovunque entriate in una casa, rimanetevi finché non sarete partiti di lì. Se in qualche luogo non vi accogliessero e non vi ascoltassero, andatevene e scuotete la polvere sotto i vostri piedi come testimonianza per loro».
Ed essi, partiti, proclamarono che la gente si convertisse, scacciavano molti demòni, ungevano con olio molti infermi e li guarivano
(Mc 6, 7-13).

 

12 luglio 2015. Deve essere stato un momento molto difficile, per i Dodici, quando Gesù li manda ad annunziare il Regno, con la Parola e i segni concreti. Non finiremo mai, però, di riflettere su quelli che sono i requisiti fondamentali per essere inviati. “Ordinò loro - scrive il Vangelo - di non prendere per il viaggio nient’altro che un bastone: né pane, né sacca, né denaro nella cintura; ma di calzare sandali e di non portare due tuniche”. L’invito di Gesù credo vada collegato a quanto dice immediatamente prima: “diede loro potere”. Ho sempre pensato che il potere che Gesù affida necessita di una condizione: essere liberi da qualsiasi vincolo materiale.

 

La necessità di essere liberi, per esercitare bene un potere, è uno dei temi più appassionanti della storia dell’umanità. L’avidità per le cose materiali, e non, ha rovinato tanta gente, non solo semplici cittadini, ma soprattutto coloro che hanno responsabilità verso gli altri. Chi è troppo legato a guadagni, tornaconti, denaro e beni materiali, legato alla propria immagine e idolatra di sé, è facilmente esposto a trasformare il proprio potere in esercizio costante di corruzione e perversione.  Bisogna essere liberi, sempre e comunque. Non a caso Jung ha ricordato che ci si ammala di potere quando si inizia a non volerlo lasciare e ci si attacca con tutto se stessi, perdendo la propria libertà. Le dimissioni sono un atto nobile e raro, sempre più raro (a parte Benedetto XVI), visto che la gente attaccata al potere cresce come l’edera e… si attacca, al potere, come l’edera!

 

Non solo bisogna essere liberi dalle cose materiali ma anche da certe relazioni. Leggo in questa chiave il prosieguo del brano, quando Gesù dice: “Se in qualche luogo non vi accogliessero e non vi ascoltassero, andatevene e scuotete la polvere sotto i vostri piedi come testimonianza per loro”. È molto difficile - più o meno quanto la prima condizione - essere liberi da coloro che si oppongono, non tanto a noi, quanto al piano di Dio. Non si ha una responsabilità per legare le persone a sé, ma per legarle a Dio. E se queste non lo vogliono, è un problema loro. Ciò non significa che gli altri hanno sempre toro e noi non sbagliano nell’esercizio del nostro potere. Un sano e onesto discernimento aiuta tutti, dirigenti e diretti, responsabili e semplici membri di un’istituzione, a capire e verificare per quale finalità lavoriamo, con quali contenuti, mezzi e stile. Se fine, mezzi e stile si discostano dal Vangelo, è bene, doveroso e salutare “scuotere la polvere dai piedi” e andar via. Dimettersi.

 

Mi convinco sempre piè che l’opposizione, interna alla Chiesa, alla persona di papa Francesco sia dovuta al fatto che, con semplicità e forza, rimprovera tutti coloro, pastori e laici, che sono tanto schiavi del denaro e del potere e trovano ogni scusa per non convertirsi e, intanto, accusare il papa. Del resto potrebbe essere diversamente? Penso proprio di no. Ci vuole molta onestà per dare ragione al papa e riconoscere i propri limiti e nefandezze. Specie quando Francesco pronunzia parole del tipo: “E l’ultima: la malattia del profitto mondano, degli esibizionismi, [è] quando l’apostolo trasforma il suo servizio in potere, e il suo potere in merce per ottenere profitti mondani o più poteri. è la malattia delle persone che cercano insaziabilmente di moltiplicare poteri e per tale scopo sono capaci di calunniare, di diffamare e di screditare gli altri, perfino sui giornali e sulle riviste. Naturalmente per esibirsi e dimostrarsi più capaci degli altri. Anche questa malattia fa molto male al Corpo, perché porta le persone a giustificare l’uso di qualsiasi mezzo pur di raggiungere tale scopo, spesso in nome della giustizia e della trasparenza!”.

 

Rocco D’Ambrosio

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