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Potere e Croce, di Rocco D'Ambrosio

creato da Rocco D'Ambrosio ultima modifica 21/07/2016 16:19
Le questioni di potere emergono in tutti i contesti. Non esistono persone e ambienti che si possono ritenere lontani da questioni di potere o immuni da relative tentazioni, più o meno come è successo tra gli apostoli prima della Passione...

 

Dal Vangelo odierno della Passione di nostro Signore Gesù Cristo secondo Luca: E nacque tra loro anche una discussione: chi di loro fosse da considerare più grande. Egli disse: «I re delle nazioni le governano, e coloro che hanno potere su di esse sono chiamati benefattori. Voi però non fate così; ma chi tra voi è più grande diventi come il più giovane, e chi governa come colui che serve. Infatti chi è più grande, chi sta a tavola o chi serve? Non è forse colui che sta a tavola? Eppure e io sto in mezzo a voi come colui che serve. Voi siete quelli che avete perseverato con me nelle mie prove e io preparo per voi un regno, come il Padre mio l’ha preparato per me, perché mangiate e beviate alla mia mensa nel mio regno. E siederete in trono a giudicare le dodici tribù di Israele. Simone, Simone, ecco: Satana vi ha cercati per vagliarvi come il grano; ma io ho pregato per te, perché la tua fede non venga meno. E tu, una volta convertito, conferma i tuoi fratelli». E Pietro gli disse: «Signore, con te sono pronto ad andare anche in prigione e alla morte». Gli rispose: «Pietro, io ti dico: oggi il gallo non canterà prima che tu, per tre volte, abbia negato di conoscermi». Poi disse loro: «Quando vi ho mandato senza borsa, né sacca, né sandali, vi è forse mancato qualcosa?». Risposero: «Nulla». Ed egli soggiunse: «Ma ora, chi ha una borsa la prenda, e così chi ha una sacca; chi non ha spada, venda il mantello e ne compri una. Perché io vi dico: deve compiersi in me questa parola della Scrittura: “E fu annoverato tra gli empi”. Infatti tutto quello che mi riguarda volge al suo compimento». Ed essi dissero: «Signore, ecco qui due spade». Ma egli disse: «Basta!». (l'intero brano domenicale è Lc 22,14 - 23, 56).

 

24.3.2013. Le questioni di potere emergono in tutti i contesti. Non esistono persone e ambienti che si possono ritenere lontani da questioni di potere o immuni da relative tentazioni, più o meno come è successo tra gli apostoli: essi ebbero una discussione su chi di loro fosse da considerare più grande proprio nella notte cruciale della sua passione. Il sacrificio supremo di Gesù, il senso profondo e il fine sublime della sua missione è preceduto anche da una lite di potere. Non siamo sorpresi di questa umanità che emerge con forza; del resto tutti i racconti della passione, che leggiamo in questa domenica, sono densi di umanità, debole o forte che sia. Profondamente umani sono Pietro, gli apostoli, Giuda, i soldati, la serva, il Sinedrio, Pilato, il Cireneo, le donne di Gerusalemme, il centurione, Maria, i ladroni, Giuseppe d'Arimatea e diversi altri. L'umanità dei presenti si incrocia con il dramma del Cristo non come una semplice inserzione ma come carico che il Cristo assume, porta sulla croce e redime. Anche il potere.

Le parole di Gesù sul potere sono forti e chiari: I re delle nazioni le governano, e coloro che hanno potere su di esse sono chiamati benefattori. Voi però non fate così; ma chi tra voi è più grande diventi come il più giovane, e chi governa come colui che serve. Infatti chi è più grande, chi sta a tavola o chi serve? Non è forse colui che sta a tavola? Eppure e io sto in mezzo a voi come colui che serve.

Ma non sono solo parole: il Cristo sta per esercitare il suo più grande servizio donando la vita sulla croce. Questo gesto quasi pone le parole in secondo piano. Davanti a questo sacrificio non ci sono parole che tengano e ogni retorica e ipocrisia sul potere viene smascherata, iniziando dagli apostoli per finire a Pilato. Il nostro pastore Francesco lo ha detto con estrema chiarezza: "Quando camminiamo senza la Croce, quando edifichiamo senza la Croce e quando confessiamo un Cristo senza Croce, non siamo discepoli del Signore: siamo mondani, siamo Vescovi, Preti, Cardinali, Papi, ma non discepoli del Signore" (omelia del 14 marzo 2013).

Il potere diventa autentico, grande, solo quando si fa servizio. E la testimonianza suprema è quella di Gesù: deteneva tutto il potere di Dio Padre, ma si è fatto servo di tutti, offrendo se stesso. Il servizio del Cristo è stato verso tutta la persona - dagli aspetti materiali e primari del dar da mangiare, lavare i piedi, soccorrere nelle indigenze e nelle malattie fino al guarire il fisico e l’interiorità - e verso tutte le persone, con la particolare predilezione per chi ha meno. Nella visione cristiana il servizio non va inteso come vuoto stile d’azione, ma come, serio e costante impegno nel dare la vita. E’ sempre un servizio in nome di qualcuno più grande e a favore di qualcuno, che incontro. Per questo Paolo afferma che l’autorità è al "servizio di Dio per il tuo bene" (Rm 13). E’ il bene voluto e realizzato, tangibile ed efficace, che dimostra la qualità del mio servizio.

Il parlare così facilmente – nelle comunità dei credenti come in contesti laici - del potere come servizio, spesso espone i leader ad una forte tentazione retorica, quasi sempre accompagnata da molta ipocrisia. Si pensi a quanto siano stucchevoli i riferimenti al servizio fatti da alcuni responsabili politici e religiosi, che non sono altro che lupi travestiti da pecore o mercenari travestiti da pastori. Tuttavia la semplice denuncia di queste vistose irresponsabilità non basta.

Emerge anche quanto sia importante che l'aver potere si fondi, non su segni esteriori, ma su una consacrazione – scrive Mounier - cioè sulla capacità di prendere su di sé il peso e le responsabilità degli altri, come fedeltà alla missione assegnata da Cristo ai cristiani. Si tratta di avere passione, umiltà, disponibilità al sacrificio: termini così pregnanti e nobili, che non richiedono discorsi, ma fatti. Chi parla troppo di servizio ed umiltà nel potere, molto spesso li vive poco. Inoltre il parlarne troppo può anche essere indice di carenze formative, specie frustrazioni e contraddizioni profonde, per cui si ha bisogno di grandi riferimenti, in termini di contenuti e di testimoni, per evitare di concentrarsi responsabilmente sulla propria prassi mediocre e dispotica. Bisogna ritornare a guardare la Croce.

Ora capire il potere guardando alla croce di Cristo può determinare due vie complementari e ugualmente necessarie: la prima quella della contemplazione silenziosa e umile della Croce di Cristo; la seconda quella della purificazione. Per essa intendo passare al vaglio tutte le nostre piccole e grandi responsabilità, i personali piccoli e grandi poteri che esercitiamo nella nostra vita e… sottoporli al vaglio della Croce. E il Cristo Crocifisso li purifica da ogni forma di ipocrisia, interesse, invidia, odio, antipatia, tornaconto, furti e autoreferenzialità.

La Croce ci aiuta anche a collegare parole e gesti. L’autenticità del potere sta solo dove parole e azioni traggono forza l’uno dall’altro, dove le parole non sono vuote e i gesti non sono brutali; dove le parole "non sono usate per nascondere, ma per manifestare se stessi e i gesti non sono usati per violare e distruggere, ma per stabilire nuove relazioni e creare nuove realtà" (Hannah Arendt). Come nella Croce di Cristo.

Rocco D’Ambrosio

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