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Porta stretta o religione comoda, di Rocco D'Ambrosio

creato da Rocco D'Ambrosio ultima modifica 24/08/2019 15:39
Le promesse sono tante e importanti. Naturalmente sorge la domanda: ciò che è promesso è per tutti? Ma la preoccupazione di Gesù sembra essere un’altra...

Il Vangelo odierno: In quel tempo, Gesù passava insegnando per città e villaggi, mentre era in cammino verso Gerusalemme.
Un tale gli chiese: «Signore, sono pochi quelli che si salvano?».
Disse loro: «Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, io vi dico, cercheranno di entrare, ma non ci riusciranno.
Quando il padrone di casa si alzerà e chiuderà la porta, voi, rimasti fuori, comincerete a bussare alla porta, dicendo: “Signore, aprici!”. Ma egli vi risponderà: “Non so di dove siete”. Allora comincerete a dire: “Abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza e tu hai insegnato nelle nostre piazze”. Ma egli vi dichiarerà: “Voi, non so di dove siete. Allontanatevi da me, voi tutti operatori di ingiustizia!”.
Là ci sarà pianto e stridore di denti, quando vedrete Abramo, Isacco e Giacobbe e tutti i profeti nel regno di Dio, voi invece cacciati fuori.
Verranno da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno e siederanno a mensa nel regno di Dio. Ed ecco, vi sono ultimi che saranno primi, e vi sono primi che saranno ultimi»
(Lc 13, 22-30).

21 agosto 2016. In giro per il mondo - come è sempre stato e papa Francesco lo ricorda con frequenza e precisione - c’è molta religione… che religione non è! Non parliamo dell’Italia! Di falsa religione, persino nelle aule parlamentari, ne stiamo vedendo tanta. Dal fanatismo al terrorismo, dalla magia al fondamentalismo, da rosai baciati in pubblico a quelli sbandierati, offensivamnte, nelle piazze, dalle processioni in mano ai mafiosi al dio denaro (adorato e venerato anche in alcune comunità di fede religiosa), c’è sempre da essere molto vigili: non sempre ciò che si definisce religione è veramente tale. Nella fede cristiana non basta la sola coscienza per verificare l’autenticità della fede, ma è necessario e indispensabile anche il confronto e la verifica comunitaria.

La domanda del Vangelo di oggi ci aiuta a precisare alcuni elementi della religione autentica. La domanda cruciale è: “Signore, sono pochi quelli che si salvano?”. Doveva essere una specie di assillo questa domanda che il tale gli pone. Del resto non poteva essere diversamente: è così in ogni religione. Le promesse sono tante e importanti. Naturalmente sorge la domanda: ciò che è promesso è per tutti? Ma la preoccupazione di Gesù sembra essere un’altra. Lui la chiama “porta stretta”. Confesso che essa mi spaventa un po’. Sia per cultura che per formazione ho sempre dato all’affermazione un carattere morale. La porta stretta è la coerenza con gli insegnamenti del Vangelo; è l’accettare quello che Dio ci manda, buono o cattivo che sia; è il no ad avere pretese e così via. 

Ma non basta la sola analisi morale. Porta stretta è, anche, discernere se attribuisco a Dio pensieri e sentimenti che sono miei, nostri, più che suoi. Porta stretta è, anche, liberarsi di atti esterni (processioni, facili devozionismi, preghiere dette senza cuore) e recuperare il cuore e la mente orientati a Dio, in semplicità e verità. Porta stretta è, anche, amare tutti, anche quelli che la pensano diversamente da me o quelli che hanno pelle o cultura o religione o lavoro diversi dal mio. Porta stretta è, anche, obbedire a Dio e non pretendere che Lui obbedisca a noi e alle sciocchezze che professiamo. La porta, spesso, è cosi stretta che ci fa anche sentire la terribile paura di non farcela, di essere tra quelli che sono rimasti fuori, a bussare alla porta, dicendo: “Signore, aprici!”. La terribile paura di sentirsi dire dal Signore: Non so di dove siete. Sarà così per me? Non penso di essere il solo a chiederselo.

Ritorniamo al brano. Chi sono quelli esclusi? Gesù dice: “Allontanatevi da me, voi tutti operatori di ingiustizia”. Forse può aiutare il chiederci cosa operiamo nella nostra vita. Giustizia o ingiustizia? 

Forse un po’ di paura - ma non troppa - conviene averla; gli antichi la chiamavano timor di Dio. Se non c’è timor di Dio si rischia di diventare presuntuosi come molti degli ascoltatori di Gesù, di pensare e credere che l’IO sia più grande di Dio. Sono quelli che si ritroveranno la sorpresa di vedere lì nella gloria Abramo, Isacco e Giacobbe e tutti i profeti nel regno di Dio, mentre loro cacciati fuori; sono quelli che hanno dimenticato che Dio sorprende e non è mai schiavo di schemi rigidi. Ci saranno quelli che abbiamo escluso dai nostri pensieri e dalle nostre opere. Ne vedremo di sorprese! “Verranno da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno e siederanno a mensa nel regno di Dio. Ed ecco, vi sono ultimi che saranno primi, e vi sono primi che saranno ultimi”.

Ma Dio non è solo sorpresa, è anche infinita misericordia. Ma la paura di non farcela resta. La porta resta stretta: richiede impegno costante di cuore, mente e opere. Credo che non ci sia altro da dire. Il resto è preghiera: Signore aiutaci…

Rocco D’Ambrosio

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