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Gesù e la questione potere, di Rocco D'Ambrosio

creato da Rocco D'Ambrosio ultima modifica 24/04/2021 09:52
In questo cammino pandemico di rinascita la questione potere è una chiave fondamentale. Chi sono i veri leader?

Il Vangelo odierno: In quel tempo, Gesù disse: «Io sono il buon pastore. Il buon pastore dà la propria vita per le pecore. Il mercenario – che non è pastore e al quale le pecore non appartengono – vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge, e il lupo le rapisce e le disperde; perché è un mercenario e non gli importa delle pecore.
Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, così come il Padre conosce me e io conosco il Padre, e do la mia vita per le pecore. E ho altre pecore che non provengono da questo recinto: anche quelle io devo guidare. Ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge, un solo pastore.
Per questo il Padre mi ama: perché io do la mia vita, per poi riprenderla di nuovo. Nessuno me la toglie: io la do da me stesso. Ho il potere di darla e il potere di riprenderla di nuovo. Questo è il comando che ho ricevuto dal Padre mio»
(Gv 10, 11-18).

25 aprile 2021. Quanti veri leader ci sono oggi nel mondo? Pochissimi. Tutto, con questa crisi, sta cambiando: relazioni, potere, politica, economia, religioni, Europa, mondo globale. È terribilmente vero. Ma non è assolutamente automatico, né che il cambio sarà positivo o che impareremo dagli errori commessi nel presente e nel passato. Le crisi svelano anche il peggio di noi stessi e della nostra società. E il potere è strumento quotidiano con coloro che, in questa crisi, sono diventati migliori, ma anche, purtroppo, sono diventati peggiori.

In questo cammino pandemico di rinascita la questione potere è una chiave fondamentale. Tutto quello che abbiamo vissuto finora ha prodotto meno danni dove i responsabili delle varie istituzioni, con la collaborazione dei cittadini, sono stati persone mature umanamente ed eticamente, sufficientemente competenti e disposte a farsi aiutare, e risolvere le varie emergenze, da scienziati ed esperti. Ma ha prodotto più danni dove i responsabili sono stati immaturi, riprovevoli dal punto di vista etico e incompetenti. E tante sono state le domande, che in piena crisi, ci siamo posti sul senso del potere. 

Nel linguaggio di Gesù il leader è il pastore, che si oppone, come modello e come prassi, al mercenario. Il primo conosce le pecore, le ascolta, ne ha cura, le difende, le guida, le riconduce all’ovile, offre la vita per loro; il secondo ruba, uccide, distrugge, abbandona la scena e fugge via quando le pecore sono in pericolo. Detto altrimenti, il pastore ama, mentre il mercenario odia; il pastore si prende cura e ha passione per gli altri, il mercenario trascura.

E’ ormai una moda parlare di leader, come di percorsi formativi per la leadership. Come tutte le mode culturali nasconde alcune analisi ed esigenze reali e, purtroppo un sacco di chiacchiere. Leader, per diversi aspetti, si nasce e la formazione, necessaria e indispensabile, deve portare a sviluppare e migliorare doti naturali, già esistenti. Natura insegna che non tutto è per tutti. Leadership inclusa. Del resto basta osservare le passerelle dei politici di italiani, di vecchia o nuova leva, e capire come, forse, metà di loro dovrebbero cambiare mestiere. Pochi leader autentici e, come direbbe Gesù, molti mercenari. La domanda è: i percorsi formativi sulla leadership sono solo tecnici o aiutano anche a fare discernimento sull’assetto perverso del potere (mercenari) e quello positivo (bontà del pastore)?

Il discorso di Gesù sembra essere orientato a farci comprendere come la passione per gli altri - da tradurre come amore, tenerezza, aver cura, sguardo profondo - sia qualità fondamentale ed essenziale, non solo nella normale vita cristiana, ma anche in quella di responsabilità, cioè dell’esercito del potere, nella Chiesa come nel mondo. Evangelicamente non si può concepire un potere, che non sia esercizio di passione e intelligenza, cura degli altri e dono di sé. E come cattolici italiani, più che pensare a partiti e partitini, schieramenti e strategie, dovremmo chiederci quanto i nostri leader cattolici (politici e preti e vescovi) vivono il loro potere come cura onesta e dedizione evangelica. I pericoli sono tanti.

Ne cito uno, per esempio. "Noi non abbiamo più un imperatore anticristiano che ci perseguita, ma dobbiamo lottare contro un persecutore ancora più insidioso, un nemico che lusinga; non ci flagella la schiena ma ci accarezza il ventre; non ci confisca i beni (dandoci così la vita), ma ci arricchisce per darci la morte; non ci spinge verso la libertà mettendoci in carcere, ma verso la schiavitù invitandoci e onorandoci nel palazzo; non ci colpisce il corpo, ma prende possesso del cuore; non ci taglia la testa con la spada, ma ci uccide l’anima con il denaro, il potere, il successo, i primi posti nella nostra società”. Lo scriveva Ilario di Poitiers, molti secoli fa.

Rocco D’Ambrosio

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