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Piccole trasfigurazioni, di Rocco D'Ambrosio

creato da Rocco D'Ambrosio ultima modifica 21/07/2016 16:22
Forse non c’è più desiderio naturale – quando si vive in una situazione di difficoltà – del voler assistere a una “trasfigurazione” della propria realtà: quasi un colpo magico che porti a veder superata ogni difficoltà, dolore, prova e instaurata una situazione di gioia e serenità...

 

Il Vangelo odierno: In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giovanni e Giacomo e salì sul monte a pregare. Mentre pregava, il suo volto cambiò d’aspetto e la sua veste divenne candida e sfolgorante. Ed ecco, due uomini conversavano con lui: erano Mosè ed Elìa, apparsi nella gloria, e parlavano del suo esodo, che stava per compiersi a Gerusalemme.

Pietro e i suoi compagni erano oppressi dal sonno; ma, quando si svegliarono, videro la sua gloria e i due uomini che stavano con lui.

Mentre questi si separavano da lui, Pietro disse a Gesù: «Maestro, è bello per noi essere qui. Facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elìa». Egli non sapeva quello che diceva.

Mentre parlava così, venne una nube e li coprì con la sua ombra. All’entrare nella nube, ebbero paura. E dalla nube uscì una voce, che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’eletto; ascoltatelo!».

Appena la voce cessò, restò Gesù solo. Essi tacquero e in quei giorni non riferirono a nessuno ciò che avevano visto. (Lc 9, 28-36).

 

24.2.2013: Forse non c’è più desiderio naturale – quando si vive in una situazione di difficoltà – del voler assistere a una “trasfigurazione” della propria realtà: quasi un colpo magico che porti a veder superata ogni difficoltà, dolore, prova e instaurata una situazione di gioia e serenità, tanto da poter dire come Pietro, quanto è bello stare qui! Forse Gesù aveva percepito questo stato di disagio, di debole speranza, di insistente difficoltà dei suoi e per questo li ha portati ad assistere alla sua trasfigurazione. Ma più che i motivi per cui Gesù abbia potuto farlo, ci interessa la dinamica della trasfigurazione di Cristo. Essa avviene sul monte, lontani dagli altri ma… vicini alla loro storia. Mosè ed Elia sono li a testimoniare di quanto il Signore non voglia confermare la storia, la fede, le attese che i discepoli avevano: conoscere il Cristo. E Dio lo presenta loro così.

 

La manifestazione del Cristo avviene in un susseguirsi di stati emotivi contrastanti dei discepoli: sonno, risveglio, visione, gioia, stupore, paura, silenzio. E’ difficile quasi commentarli e seguirli uno a uno. Ma forse non serve tanto. Serve, piuttosto, capire che quando Dio si rivela, in piccoli come in grandi momenti, l’alternarsi di sentimenti contrastanti è nell’ordine delle cose. Ma non è questo il centro del tutto. Il focus è il fatto che Dio si faccia vedere, che ci dica qualcosa e così trasfiguri, poco o tanto che sia, la nostra realtà.

 

Per comprendere tutto ciò non dobbiamo pensare che questo riguardi apparizioni straordinarie e fuori del comune vivere ordinario; dobbiamo invece pensare a tutte le piccole manifestazioni quotidiane in cui Dio ci visita, ci da una mano a portare avanti il peso della giornata con piccoli ma significativi segni della sua presenza. Può essere un sorriso, un’attenzione, un aiuto, l’affetto che viene da altri oppure un’idea, un sentimento, un’intuizione che nasce in noi. Qual è il fine di questo modo di visitarci di Dio? Che noi amiamo e ascoltiamo di più il Suo Figlio. Tutto, sempre e comunque, in maniera ostinata e gelosa, deve tendere, ritornare e dar gloria al suo Figlio, il Cristo. Se si comprende ciò, soprattutto se lo si ricorda costantemente, si entra in quella dinamica di fede per cui non sono importanti il numero o la grandezza delle “trasfigurazioni” in cui siamo coinvolti, quanto il fatto che siamo più uniti al Cristo dopo averle ricevute. Ossia dopo averlo, ancora una volta, incontrato.

Rocco D’Ambrosio

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