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Parole e fatti, di Rocco D'Ambrosio

creato da Rocco D'Ambrosio ultima modifica 04/01/2020 21:08
C’è solo un rimedio al rischio di banalizzare il Natale e l’inizio anno: meditare...

 

Il Vangelo odierno: In principio era il Verbo,

e il Verbo era presso Dio

e il Verbo era Dio.

Egli era, in principio, presso Dio:

tutto è stato fatto per mezzo di lui

e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste.

In lui era la vita

e la vita era la luce degli uomini;

la luce splende nelle tenebre

e le tenebre non l’hanno vinta.

Venne un uomo mandato da Dio:

il suo nome era Giovanni.

Egli venne come testimone

per dare testimonianza alla luce,

perché tutti credessero per mezzo di lui.

Non era lui la luce,

ma doveva dare testimonianza alla luce.

Veniva nel mondo la luce vera,

quella che illumina ogni uomo.

Era nel mondo

e il mondo è stato fatto per mezzo di lui;

eppure il mondo non lo ha riconosciuto.

Venne fra i suoi,

e i suoi non lo hanno accolto.

A quanti però lo hanno accolto

ha dato potere di diventare figli di Dio:

a quelli che credono nel suo nome,

i quali, non da sangue

da volere di carne

da volere di uomo,

ma da Dio sono stati generati.

E il Verbo si fece carne

e venne ad abitare in mezzo a noi;

e noi abbiamo contemplato la sua gloria,

gloria come del Figlio unigenito

che viene dal Padre,

pieno di grazia e di verità.

Giovanni gli dà testimonianza e proclama:

«Era di lui che io dissi:

Colui che viene dopo di me

è avanti a me,

perché era prima di me».

Dalla sua pienezza

noi tutti abbiamo ricevuto:

grazia su grazia.

Perché la Legge fu data per mezzo di Mosè,

la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo.

Dio, nessuno lo ha mai visto:

il Figlio unigenito, che è Dio

ed è nel seno del Padre,

è lui che lo ha rivelato. (Gv 1, 1-18).

 

5 gennaio 2020. C’è solo un rimedio al rischio di banalizzare il Natale e l’inizio anno: meditare. Il brano odierno presenta spunti come rivoli infiniti di un fiume in piena: il Verbo, la Parola, il Logos dice il testo greco, ossia il concetto, il contenuto fondante si è…. fatto carne! Se non è notizia gioiosa questa? E’ Dio fedele alla sua promessa, che la realizza in Gesù. E’ il Dio di Abramo, di Isacco, di Giacobbe e di Gesù Cristo, che dice e fa. Come nella creazione (Gen 1): Dio dice e fa il cielo, la terra, il mare… la coppia umana. In Dio non c’è esitazione tra il dire e il fare, solo continuità di amore e realizzazione.

Dire e fare, senza soluzione di continuità, senza esitazione non appartiene tanto al nostro contesto. Dio esercita il suo potere, attraverso il suo Verbo, collegando parole e gesti. Ci aiuta comprendere questo passaggio un passo di Hannah Arendt: «Il potere è realizzato solo dove parole e azioni si sostengono a vicenda, dove le parole non sono vuote e i gesti non sono brutali, dove le parole non sono usate per nascondere le intenzioni ma per rivelare realtà, e i gesti non sono usati per violare e distruggere, ma per stabilire nuove relazioni e creare nuove realtà».

Il Verbo che si fa carne è monito continuo a collegare parole e gesti, a non dire chiacchiere, a dire meno parole, a dire solo quelle che possiamo realizzare, a evitare ogni vano discorso o ipocrisia. E’ un lungo cammino che ci attende. Il papa ha individuato diversi punti nel suo testo programmatico Evangelii gaudium.     

Il fondamento del rapporto parola-gesto sembra essere chiaramente espresso nel magistero di Francesco: “La Parola ha in sé una potenzialità che non possiamo prevedere. Il Vangelo parla di un seme che, una volta seminato, cresce da sé anche quando l’agricoltore dorme (cfr Mc 4,26-29). La Chiesa deve accettare questa libertà inafferrabile della Parola, che è efficace a suo modo, e in forme molto diverse, tali da sfuggire spesso le nostre previsioni e rompere i nostri schemi” (EG, 22).

E fra i tanti richiami ne riporto uno: “si tratta di amare Dio che regna nel mondo. Nella misura in cui Egli riuscirà a regnare tra di noi, la vita sociale sarà uno spazio di fraternità, di giustizia, di pace, di dignità per tutti. Dunque, tanto l’annuncio quanto l’esperienza cristiana tendono a provocare conseguenze sociali. (…).Una fede autentica – che non è mai comoda e individualista – implica sempre un profondo desiderio di cambiare il mondo, di trasmettere valori, di lasciare qualcosa di migliore dopo il nostro passaggio sulla terra. Amiamo questo magnifico pianeta dove Dio ci ha posto, e amiamo l’umanità che lo abita, con tutti i suoi drammi e le sue stanchezze, con i suoi aneliti e le sue speranze, con i suoi valori e le sue fragilità. La terra è la nostra casa comune e tutti siamo fratelli. Sebbene «il giusto ordine della società e dello Stato sia il compito principale della politica», la Chiesa «non può deve rimanere ai margini della lotta per la giustizia» (EG, 184).

Così il Verbo continua a farsi carne.

 

Rocco D’Ambrosio

 

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Auguriamo al gruppo di essere attivo e proficuo nella ricerca de nostro Fine come don Milani insegna: "Bisogna che il fine sia onesto. Grande. Il fine giusto è dedicarsi al prossimo. E in questo secolo come lei vuole amare se non con la politica o col sindacato o con la scuola? Siamo sovrani. Non è più il tempo delle elemosine, ma delle scelte".

 

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