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Operai, e non padroni, di Rocco D'Ambrosio

creato da Rocco D'Ambrosio ultima modifica 17/09/2015 16:44
Del Regno di Dio siamo operai, e non padroni. Questo dice molto alla nostra vita quotidiana...

 

Il Vangelo odierno: In quel tempo, Gesù diceva [alla folla]: «Così è il regno di Dio: come un uomo che getta il seme sul terreno; dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce. Come, egli stesso non lo sa. Il terreno produce spontaneamente prima lo stelo, poi la spiga, poi il chicco pieno nella spiga; e quando il frutto è maturo, subito egli manda la falce, perché è arrivata la mietitura».
Diceva: «A che cosa possiamo paragonare il regno di Dio o con quale parabola possiamo descriverlo? È come un granello di senape che, quando viene seminato sul terreno, è il più piccolo di tutti i semi che sono sul terreno; ma, quando viene seminato, cresce e diventa più grande di tutte le piante dell’orto e fa rami così grandi che gli uccelli del cielo possono fare il nido alla sua ombra».
Con molte parabole dello stesso genere annunciava loro la Parola, come potevano intendere. Senza parabole non parlava loro ma, in privato, ai suoi discepoli spiegava ogni cosa
(Mc 4,26-34).

 

14 giugno 2015. Tanto è stato scritto sul Regno di Dio: la realtà che Gesù inaugura con la sua persona e che affida alle nostre mani, in attesa che Lui ritorni e lo instauri in modo definitivo. Tuttavia il Vangelo sembra essere poco interessato a definirlo nella sua natura, quanto a dire che esso “è come…”, cioè a fornirci metafore e similitudini che ci aiutino a comprenderlo… lavorando per esso.

 

Non ci sono dubbi che, se abbiamo creduto e seguito nostro Signore, per il Regno dobbiamo lavorare. Ma come? Gesù, nel Vangelo odierno, ci offre la logica della terra per comprendere lo stile del nostro lavoro: gettare semi, si direbbe in sintesi. Nella vita, nel nostro quotidiano, gettiamo tanti semi, purtroppo non sempre buoni: sono parole, gesti, emozioni, piccole e grandi opere che realizziamo, relazioni. Oltre a chiederci se sono buoni o cattivi, secondo il Regno o meno, dovremmo verificare cosa facciamo una volta che li abbiamo seminati.

 

Il Vangelo dice, relativamente al seminatore, che “dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce. Come, egli stesso non lo sa. Il terreno produce spontaneamente…”. Non è una logica molto moderna: è poco tecnica. Nel nostro mondo si programma, si verifica, si monitora, si fanno rendiconti a breve, medio e lungo termine, analisi provvisionali e via discorrendo. Il contadino evangelico semina e va a casa, “dorma o vegli, il seme germoglia e cresce”.

 

Il Vangelo, tuttavia, conosce la logica della previsione o, in altri termini, del discernimento.  Chi vuole realizzare un progetto deve essere attento a capire se ne possiede le capacità per farlo o è disposto a farsi aiutare da chi le possiede. E’ quanto ci ricorda il Vangelo: “Chi di voi, volendo costruire una torre, non si siede prima a calcolarne la spesa, se ha i mezzi per portarla a compimento? Per evitare che, se getta le fondamenta e non può finire il lavoro, tutti coloro che vedono comincino a deriderlo, dicendo: Costui ha iniziato a costruire, ma non è stato capace di finire il lavoro. Oppure quale re, partendo in guerra contro un altro re, non siede prima a esaminare se può affrontare con diecimila uomini chi gli viene incontro con ventimila?” (Lc 14, 28-33). Ma tutto questo viene prima, in fase di preparazione. Una volta che il lavoro è compiuto bisogna andare a casa.

 

Bisogna imparare a seminare, ma poi a distaccarsi. Non siamo noi a far crescere il Regno. Noi siamo solo servi inutili che offrono il loro modesto contributo. L’opera è del buon Dio: Lui l’ha pensata, la conduce, la fa crescere e la porta a frutti. Siamo operai, e non padroni.

Rocco D'Ambrosio

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