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Morire di cupidigia, di Rocco D'Ambrosio

creato da Rocco D'Ambrosio ultima modifica 14/09/2015 18:01
Cupidigia è un termine quasi fuori moda. Usiamo più il termine avarizia, desiderio di ricchezze. Cupidigia un po’ meno. Eppure l’atteggiamento è tutt’altro che fuori moda: Avidità sfrenata - dice il vocabolario - di ricchezze, di possesso. Forse è così diffusa che...

 

Il Vangelo odierno: In quel tempo, uno della folla disse a Gesù: «Maestro, di’ a mio fratello che divida con me l’eredità». Ma egli rispose: «O uomo, chi mi ha costituito giudice o mediatore sopra di voi?».
E disse loro: «Fate attenzione e tenetevi lontani da ogni cupidigia perché, anche se uno è nell’abbondanza, la sua vita non dipende da ciò che egli possiede».
Poi disse loro una parabola: «La campagna di un uomo ricco aveva dato un raccolto abbondante. Egli ragionava tra sé: “Che farò, poiché non ho dove mettere i miei raccolti? Farò così – disse –: demolirò i miei magazzini e ne costruirò altri più grandi e vi raccoglierò tutto il grano e i miei beni. Poi dirò a me stesso: Anima mia, hai a disposizione molti beni, per molti anni; riposati, mangia, bevi e divertiti!”. Ma Dio gli disse: “Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita. E quello che hai preparato, di chi sarà?”. Così è di chi accumula tesori per sé e non si arricchisce presso Dio»
(Lc 12, 13-21).

4.8.2013. Cupidigia è un termine quasi fuori moda. Usiamo più il termine avarizia, desiderio di ricchezze. Cupidigia un po’ meno. Eppure l’atteggiamento è tutt’altro che fuori moda: Avidità sfrenata - dice il vocabolario - di ricchezze, di possesso. Forse è così diffusa che rifiutiamo di chiamarla per nome. Forse è così all’origine di tanti guai personali e sociali, nazionali e globali da far finta di non riconoscerla. Si ruba, si uccide, si spaccia, si traffica, si abusa del proprio potere, si falsano bilanci e leggi, si tradiscono amici, si abbandonano o si spaccano famiglie, si tradiscono amici, si vendono figli e persino sacramenti, ci si rende la vita infelice (la propria e l’altrui) pur di avere di più, sempre di più. Come l’uomo ricco di cui parla Gesù: accumula, accumula… Ma a che gli serve, se deve morire? E quello che ha accumulato di chi sarà? Forse di parenti litigiosi che si scanneranno perché anche loro devono accumulare sempre di più. Pensiamo ai drammi delle eredità contese tra figli, anche quando si tratta di poche centinaia di euro.

Quella dell’avidità è una spirale che va interrotta quanto prima. Prima che ci rovini la vita; se non l’ha già fatto. Essa è come l’avidità del cibo: si vive per mangiare, non si riesce a fare a meno di mangiare e mangiare sempre più. Ci si ammala patologicamente e si può anche morire per obesità e affini.

Ma come interrompere questa spirale di avidità? I maestri di vita spirituale indicano diverse vie. Iniziamo da una delle prime: l’accontentarsi di quello che si ha. Saper vivere con quello che si ha. Saper arrangiarsi anche quando quello che si ha rasenta la sufficienza. Saper ringraziare Iddio per quello che ci dona e ricordarci, con una carità operosa, di chi ha meno.

Ma perché accontentarsi di quello che si ha? Come imparare a essere sobri e misurati nel possedere? Soprattutto quando i modelli culturali emergenti sono quelli dei ricchi, pieni di soldi, successo e visibilità a ogni piè sospinto, come fare? Certo non sarà la TV commerciale o il pettegolezzo mondano a insegnarci ad accontentarci. Lo può fare solo il cuore ammaestrato dal buon Dio.

La nostra vita non dipende dai beni, ci ammonisce Gesù. Se siamo avidi, se non ci accontentiamo vuol dire che facciamo dipendere la nostra vita dai beni. Penso a tanti professionisti, avidi di denaro e ricchezze, che pensano di essere “buoni” imprenditori, medici, architetti, ingegneri, avvocati, commercialisti, consulenti, politici, ecclesiastici, e così via, solo perché guadagnano molto e rapidamente. La loro vita, la loro maturità e realizzazione professionale dipendono dai beni. Hanno perso il senso e il gusto di vivere. Sono morti, nel cuore e nella mente, di avidità. Che tristezza. Ma non sono solo loro così. Anche quelli meno ricchi, operai e lavoratori dipendenti, persino disoccupati, spesso, anche loro, sono morsi dall’avidità. Non perché hanno ma perchè vorrebbero avere e muoiono di invidia nel guardare chi ha. Tutti, ricchi e poveri, se son avidi, diceva Mazzolari son solo ingordi che vogliono mangiar ancora, mangiar sempre, null’altro che mangiare.

Che il Signore ci liberi tutti, ricchi e poveri, da questo tarlo. Nel finale della parabola Gesù ci ricorda: Così è di chi accumula tesori per sé e non si arricchisce presso Dio. Non so cosa significhi arricchire presso Dio. Tento un’interpretazione: cosa fa ricco nostro Signore? Non è l’amore e la tenerezza per tutti? Di amore possiamo e dobbiamo essere ricchi. Altrimenti non abbiamo gioia dell’urna, come diceva il Foscolo. Altrimenti ci siamo resi la vita infelice, solo perché il denaro è diventato più importante di persone e affetti. Ma non vale la pena dare tutto questo potere, nella nostra vita, al denaro e alle ricchezze. In nessun modo, per nessun motivo. Mai.

Fate attenzione - ci ricorda Gesù - e tenetevi lontani da ogni cupidigia perché, anche se uno è nell’abbondanza, la sua vita non dipende da ciò che egli possiede.

Rocco D'Ambrosio

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