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La stoltezza improduttiva, di Rocco D'Ambrosio

creato da Rocco D'Ambrosio ultima modifica 07/11/2020 19:41
Non sappiamo se le vergini stolte avessero buone intenzioni, ma supponiamo di si. Tuttavia le loro buone intenzioni non bastano; non sono state responsabili...

 

Il Vangelo odierno: In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola:
«Il regno dei cieli sarà simile a dieci vergini che presero le loro lampade e uscirono incontro allo sposo. Cinque di esse erano stolte e cinque sagge; le stolte presero le loro lampade, ma non presero con sé l’olio; le sagge invece, insieme alle loro lampade, presero anche l’olio in piccoli vasi. Poiché lo sposo tardava, si assopirono tutte e si addormentarono.
A mezzanotte si alzò un grido: “Ecco lo sposo! Andategli incontro!”. Allora tutte quelle vergini si destarono e prepararono le loro lampade. Le stolte dissero alle sagge: “Dateci un po’ del vostro olio, perché le nostre lampade si spengono”. Le sagge risposero: “No, perché non venga a mancare a noi e a voi; andate piuttosto dai venditori e compratevene”.
Ora, mentre quelle andavano a comprare l’olio, arrivò lo sposo e le vergini che erano pronte entrarono con lui alle nozze, e la porta fu chiusa. Più tardi arrivarono anche le altre vergini e incominciarono a dire: “Signore, signore, aprici!”. Ma egli rispose: “In verità io vi dico: non vi conosco”.
Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l’ora».
(Mt 25, 1-13).

8 novembre 2020. Un po’ irresponsabili, un po’ troppo, le vergini stolte, lo sono state! Sono giorni in cui si parla molto di responsabilità e… le vergini stolte non mancano. Pensiamo a mascherina e disposizioni sanitarie obbligatorie e necessarie, se non indispensabili. Certo non mancano coloro che esercitano responsabilità sociali, sanitarie e politiche con scienza e coscienza, come le vergini sagge. Ma ci sono, purtroppo, anche quelli che lo fanno meno, quasi per niente, coloro che vivono nell’eterna lamentela e nell’interminabile critica di tutti e di tutto. E tra questi coloro che non rispettano le regole, non usano la mascherina e ne fanno anche un vessillo ideologico e politico. È innegabile che proveniamo da una cultura, in buona parte, che si crea regole a seconda dei casi o non le rispetta affatto. E qui il problema è di testa e non di DCPM. “La cultura viene prima delle regole – ha scritto Gherardo Colombo – se non cambia la cultura, le regole, che non le sono coerenti, non vengono rispettate”. E tra i deficit della nostra cultura legale si insidiano i “senza mascherina né ora né mai – quella a seconda dei casi – la mascherina sotto mento – quella secondo me” e così via. È preoccupante vedere quanto questi atteggiamenti negativi siano contagiosi, specie tra piccoli e giovani: essi provano la scarsa tenuta etica del nostro Paese (e non solo). Cresce l’irresponsabilità, spesso, alla stesso modo della curva del virus di questi giorni.

Non vanno dimenticate, allora, le parole del papa in Fratelli tutti: “Ogni giorno ci viene offerta una nuova opportunità, una nuova tappa. Non dobbiamo aspettare tutto da coloro che ci governano, sarebbe infantile. Godiamo di uno spazio di corresponsabilità capace di avviare e generare nuovi processi e trasformazioni” (n. 77). 

Non sappiamo se le vergini stolte avessero buone intenzioni, ma supponiamo di si. Tuttavia le loro buone intenzioni non bastano; non sono state responsabili, non hanno calcolato le conseguenze prevedibili delle loro azioni. Dovevano portarsi un po d’olio, non l’hanno fatto. E’ finito e sono rimaste senza. Ogni azione ha, poi, una conseguenza: lo sposo non le accetta alla festa. E’ interessante notare che, quando non vogliamo riconoscere le nostre responsabilità, le conseguenze delle nostre azioni, diverse iniziamo a scaricare sugli altri, sul destino, o persino su Dio. Dobbiamo assumerci le nostre responsabilità, punto e basta.  

L’esercizio di responsabilità, inoltre, verso gli altri ci porta a scelte di collaborazione e comunione per realizzare progetti ispirati al Regno di giustizia e di pace. «Ora – afferma l’apostolo Paolo - quanto si richiede negli amministratori è che ognuno risulti fedele» (1 Cor. 4, 2). 

La fedeltà è al progetto di Dio a cui liberamente si è aderito. Essa va intesa come orientamento a solidificare gli impegni assunti e a portarli avanti non ritirando la parola data, ma confermandola con il proprio impegno costante a realizzare il bene prefissato. Non aiuta ad essere fedeli né la mentalità di irresponsabilità che si riscontra in molti contesti (familiare, interpersonale, sociale, professionale, politico, ecclesiale), né il ritenere la persona umana incapace di assumere e mantenere impegni a lungo tempo. Solo uno stile quotidiano di fedeltà a Dio, a se stessi, agli altri e alla natura può far comprendere e accettare, qualora il Signore ce lo chiedesse, la fedeltà suprema richiesta nel martirio. E’ qui la saggezza. La stoltezza, invece, non porta a niente, se non a rimanere soli e fuori della festa.

Rocco D’Ambrosio

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