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La pioggia che benedice, di Rocco D'Ambrosio

creato da Rocco D'Ambrosio ultima modifica 15/07/2017 15:21
La Parola continua a espandere la sua forza, la pioggia e la neve continuano a irrorare la terra. Dio non ci chiede il permesso per continuare la sua opera...

 

Il Vangelo odierno: Quel giorno Gesù uscì di casa e sedette in riva al mare. Si radunò attorno a lui tanta folla che egli salì su una barca e si mise a sedere, mentre tutta la folla stava sulla spiaggia.

Egli parlò loro di molte cose con parabole. E disse: «Ecco, il seminatore uscì a seminare. Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada; vennero gli uccelli e la mangiarono. Un’altra parte cadde sul terreno sassoso, dove non c’era molta terra; germogliò subito, perché il terreno non era profondo, ma quando spuntò il sole fu bruciata e, non avendo radici, seccò. Un’altra parte cadde sui rovi, e i rovi crebbero e la soffocarono. Un’altra parte cadde sul terreno buono e diede frutto: il cento, il sessanta, il trenta per uno. Chi ha orecchi, ascolti».

Gli si avvicinarono allora i discepoli e gli dissero: «Perché a loro parli con parabole?». Egli rispose loro: «Perché a voi è dato conoscere i misteri del regno dei cieli, ma a loro non è dato. Infatti a colui che ha, verrà dato e sarà nell’abbondanza; ma a colui che non ha, sarà tolto anche quello che ha. Per questo a loro parlo con parabole: perché guardando non vedono, udendo non ascoltano e non comprendono.

Così si compie per loro la profezia di Isaìa che dice:

“Udrete, sì, ma non comprenderete,

guarderete, sì, ma non vedrete.

Perché il cuore di questo popolo è diventato insensibile,

sono diventati duri di orecchi

e hanno chiuso gli occhi,

perché non vedano con gli occhi,

non ascoltino con gli orecchi

e non comprendano con il cuore

e non si convertano e io li guarisca!”.

Beati invece i vostri occhi perché vedono e i vostri orecchi perché ascoltano. In verità io vi dico: molti profeti e molti giusti hanno desiderato vedere ciò che voi guardate, ma non lo videro, e ascoltare ciò che voi ascoltate, ma non lo ascoltarono!

Voi dunque ascoltate la parabola del seminatore. Ogni volta che uno ascolta la parola del Regno e non la comprende, viene il Maligno e ruba ciò che è stato seminato nel suo cuore: questo è il seme seminato lungo la strada. Quello che è stato seminato sul terreno sassoso è colui che ascolta la Parola e l’accoglie subito con gioia, ma non ha in sé radici ed è incostante, sicché, appena giunge una tribolazione o una persecuzione a causa della Parola, egli subito viene meno. Quello seminato tra i rovi è colui che ascolta la Parola, ma la preoccupazione del mondo e la seduzione della ricchezza soffocano la Parola ed essa non dà frutto. Quello seminato sul terreno buono è colui che ascolta la Parola e la comprende; questi dà frutto e produce il cento, il sessanta, il trenta per uno». (Mt 13, 1-23).

16 luglio 2017. Quanti semi di bontà Dio ha seminato nella storia? In ogni tempo e in ogni luogo non ha mai mancato, e non manca, di spargere la parola del Regno. Questo è un punto fermo della nostra fede: se non crediamo in quest’opera costante e universale del buon Dio, finiamo per bestemmiare e dare a Lui delle colpe che non ha. Quanti semi di bontà Dio ha seminato nella storia? Tantissimi, e sempre, e comunque.

Prima di tutto non ci dobbiamo mai stancare di meditare sull'opera del seminatore e sulla potenza del seme che è la Parola di Dio. La potenza di Dio tante volte si è manifestata nel suo dire e fare strettamente congiunti. Pensiamo alla creazione, agli interventi nella storia del popolo ebraico, ai miracoli di Gesù, ai tanti eventi in cui Dio dice e fa, senza soluzione di continuità. E noi siamo spesso destinatari di questa azione, investiti di questa forza. Noi siamo il terreno. Noi tutti, con i nostri pregi e i nostri difetti.

Il Seminatore viene a farci visita molto spesso. Non si tratta di pensare moralisticamente che tipo di terreno siamo. Si tratta di contemplare prima di tutto la forza di questo seme che è la sua Parola. Contemplare vuol dire ammirare e gustare un'opera che prescinde dalla mia partecipazione.

Come dice Isaia: «Come la pioggia e la neve scendono dal cielo

e non vi ritornano senza avere irrigato la terra,

senza averla fecondata e fatta germogliare,

perché dia il seme a chi semina

e il pane a chi mangia,

così sarà della mia parola uscita dalla mia bocca:

non ritornerà a me senza effetto,

senza aver operato ciò che desidero

e senza aver compiuto ciò per cui l’ho mandata» (Is 55, 10-11).

Contemplare vuol dire osservare la pioggia e la neve e... immergersi dentro, ovvero nella loro delicata potenza e nella loro efficacia azione. Mi viene in mente la scena di Francesco che cammina per Assisi sotto la pioggia e loda Iddio, sempre e comunque. Forse una versione mistica di Singing in the rain!

Certo c’è anche una parte morale, non certo moralistica. Si tratta dell'attenzione al tipo di terreno che siamo. Si tratta di quello che è chiamato discernimento. Qui il tutto diventa strettamente personale: che terreno sono? Quanto sono distratto da chiusure mentali, facili entusiasmi, preoccupazioni del mondo e seduzioni della ricchezza?

Senza dubbio la Parola continua a espandere la sua forza, la pioggia e la neve continuano a irrorare la terra. Dio non ci chiede il permesso percontinuare la sua opera. Ci chiede solo di visitare il terreno della nostra vita e di portare anche li dei frutti. Ma per farlo dobbiamo ammirare la sua opera, non lamentarci che piove, ma aver un po’ di coraggio e correre sotto l’acqua, come Francesco. Singing in the rain and praising the Lord!

Rocco D'Ambrosio

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