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La pazienza dell'attesa, di Rocco D'Ambrosio

creato da Rocco D'Ambrosio ultima modifica 30/11/2019 07:35
William Shakespeare ha scritto nel suo "King Lear": “Gli uomini debbono pazientare per uscire da questo mondo proprio come per entrarvi; tutto sta nell’essere pronti”...

 

Il Vangelo odierno: In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Come furono i giorni di Noè, così sarà la venuta del Figlio dell’uomo. Infatti, come nei giorni che precedettero il diluvio mangiavano e bevevano, prendevano moglie e prendevano marito, fino al giorno in cui Noè entrò nell’arca, e non si accorsero di nulla finché venne il diluvio e travolse tutti: così sarà anche la venuta del Figlio dell’uomo. Allora due uomini saranno nel campo: uno verrà portato via e l’altro lasciato. Due donne macineranno alla mola: una verrà portata via e l’altra lasciata.Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà. Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa. Perciò anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo». (Mt 24, 37-44).

1 dicembre 2019. Conserva ancora il suo profondo valore quanto ha scritto William Shakespeare nel suo "King Lear": “Gli uomini debbono pazientare per uscire da questo mondo proprio come per entrarvi; tutto sta nell’essere pronti”. Come dire che vita e morte hanno bisogno di preparazione. E chi lo può negare? Ci vuole solo onestà e saggezza per ammetterlo, a prescindere dalla cultura e/o religione da cui proveniamo. Dobbiamo essere pronti. Non solo per entrare nel mondo o per uscirvi, ma anche per continuare a starci.

“Tenetevi pronti”, dice Gesù. Facile a dirsi, difficile, molto difficile, a farsi. E, oggigiorno, credo, soprattutto perché siamo distratti: da lavoro, da relazioni, da impegni, dalla tecnologia e via discorrendo. Spesso la nostra mente fa come la gazza: raccoglie tutto quello che luccica. Cosi ci riempiamo le giornata e la vita di tanto, di troppo. Tutto di valore? Dubito. Cosi l’attesa perde valore  perché abbiamo già riempito molti spazi della nostra mente e del nostro cuore, come della nostra vita. Che senso ha, allora, attendere? Chi? E perché?

Una vita troppo piena, attende poco. Attende poco le cose belle e autentiche, le persone di valore e, in primis, il Signore. Si può porre rimedio a questo deficit di attesa? Ossia esistono cammini educativi per imparare ad attendere il Signore? Risponderei che essi sono non molto diversi da quelli di fede, in senso lato. Chi crede, ama e attende. Se non attende, qualcosa non va nella sua fede e nel suo amore per il Signore. Tutto qui? Sembra proprio di si: si può passare la vita mangiando e bevendo, prendendo moglie e marito, lavorando e divertendosi senza accorgersi di ciò che conta, di ciò che è vero, di ciò che dura. Si può anche far finta di credere nel Signore senza che questa discutibile fede ci smuova più di tanto, nei pensieri, nei sentimenti, come nella vita. Se stiamo in questa situazione saremo tra quelli che non entreranno nel suo Regno: “Allora due uomini saranno nel campo: uno verrà portato via e l’altro lasciato. Due donne macineranno alla mola: una verrà portata via e l’altra lasciata”, dice Gesù. 

Ha ragione Shakespeare che dobbiamo “pazientare per uscire da questo mondo proprio come per entrarvi”, ma è anche vero che questa fatica è orientata. Pazientiamo per volgere al meglio la nostra vita, per renderla autentica e portatrice di frutti. In un parola: pazientiamo per vedere il Signore. Vi sembra poco?

Rocco D’Ambrosio

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