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La Parola e la carne, di Rocco D'Ambrosio

creato da Rocco D'Ambrosio ultima modifica 03/01/2016 00:25
Quante parole si dicono nel mondo ogni giorno? Quante parole affollano la mia mente? Quante hanno senso e profondità?

 

Il Vangelo odierno: In principio era il Verbo,
e il Verbo era presso Dio
e il Verbo era Dio.
Egli era, in principio, presso Dio:
tutto è stato fatto per mezzo di lui
e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste.
In lui era la vita
e la vita era la luce degli uomini;
la luce splende nelle tenebre
e le tenebre non l’hanno vinta.
Venne un uomo mandato da Dio:
il suo nome era Giovanni.
Egli venne come testimone
per dare testimonianza alla luce,
perché tutti credessero per mezzo di lui.
Non era lui la luce,
ma doveva dare testimonianza alla luce.
Veniva nel mondo la luce vera,
quella che illumina ogni uomo.
Era nel mondo
e il mondo è stato fatto per mezzo di lui;
eppure il mondo non lo ha riconosciuto.
Venne fra i suoi,
e i suoi non lo hanno accolto.
A quanti però lo hanno accolto
ha dato potere di diventare figli di Dio:
a quelli che credono nel suo nome,
i quali, non da sangue
né da volere di carne
né da volere di uomo,
ma da Dio sono stati generati.
E il Verbo si fece carne
e venne ad abitare in mezzo a noi;
e noi abbiamo contemplato la sua gloria,
gloria come del Figlio unigenito
che viene dal Padre,
pieno di grazia e di verità.
Giovanni gli dà testimonianza e proclama:
«Era di lui che io dissi:
Colui che viene dopo di me
è avanti a me,
perché era prima di me».
Dalla sua pienezza
noi tutti abbiamo ricevuto:
grazia su grazia.
Perché la Legge fu data per mezzo di Mosè,
la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo.
Dio, nessuno lo ha mai visto:
il Figlio unigenito, che è Dio
ed è nel seno del Padre,
è lui che lo ha rivelato
(Gv 1, 1-18).

3 gennaio 2016. Quante parole si dicono nel mondo ogni giorno? Quante parole affollano la mia mente? Quante hanno senso e profondità? E quante non hanno nessun valore, cioè sono chiacchiere? Forse questo è un quadro che dovremmo tener presente quando siamo invitati a riflettere sul fatto che Gesù è “la Parola di Dio che si è fatta carne”. La Parola di Dio ci ci giunge, spesso sorprende, mentre siamo immersi e circondati da tante, tantissime parole umane, di ogni tipo e di diverso valore. Si potrebbe dire che la Parola si incarna nella confusione… che siamo noi e le nostre vite.
Da diversi anni, nel mio lavoro di formazione, le parole di don Milani mi accompagnano non solo come punto ideale di riferimento, ma anche come pungolo quotidiano. Scriveva il prete fiorentino nel 1956: «Ciò che manca ai miei figlioli è dunque solo questo: il dominio sulla parola. Sulla parola altrui per afferrarne l’intima essenza e i confini precisi, sulla propria perché esprima senza sforzo e senza tradimenti le infinite ricchezze che la mente racchiude». Allora lo sforzo è trovare questi luoghi – fisici, virtuali e mediali – in cui insegnare a dominare la parola. Lo sforzo dei cristiani è, ancor meglio, dominare le mie parole con la Parola fatta carne.
Il brano evangelico insegna, tra l’altro, che la Parola “illumina ogni uomo”. Cosa significa che la Parola Gesù illumina ogni persona, illumina me?  Scriveva Carlo Maria Martini: “La Parola di Dio incrocia la vita dell'uomo, secondo un complesso movimento che va dalla vita alla Parola e dalla Parola ritorna alla vita”. E’ questo doppio movimento che ci rende cristiani maturi: dalla Parola alla vita, dalla vita alla parola. E’ questo doppio movimento che ci permette di cogliere l’essenza e la ricchezza di tutte le parole umane.
Continuava Martini: “L’uomo accede alla Bibbia portando con sé la dignità e il peso della propria libertà, delle irrequiete ricerche, delle involuzioni spirituali, dei fremiti di coraggio e di speranza, delle conquiste effettive ma precarie nei vari settori dell’esperienza umana. L’intuizione, continuamente offuscata e rinnegata, ma sempre riaffiorante, di essere l’attonito, fragile, indegno custode dell’inafferrabile mistero di Dio; l’intuizione di essere lui stesso segno, cifra, parola di Dio, in un mondo che Dio solo può chiarire, determinare, liberare dall’ambiguità e dalle distorsioni; l’intuizione di potersi pienamente attuare solo in un evento che lo eccede e lo mette in una atteggiamento di confidente abbandono e di umile adorazione: ecco, proprio questa intuizione, in cui culminano e si inverano le varie esperienze umane, è la condizione spirituale che l’evento della Parola di Dio suppone e fonda nel medesimo tempo”.
E’ tutta questa ricca e affascinante storia di portare alla Parola di Dio, abbandonandosi totalmente in Lui che ci permette di iniziare a comprendere come la Parola di Dio si sta facendo carne. In noi.
Rocco D’Ambrosio
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