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La fatica di dare a Cesare, di Rocco D'Ambrosio

creato da Rocco D'Ambrosio ultima modifica 21/10/2017 18:40
Quello dei doveri verso Dio e di quelli verso la comunità civile e politica è un tema che crea molte difficoltà tra i cattolici italiani. Ci sarebbe un impellente bisogno di riaprire luoghi di discussione...

 

Il Vangelo odierno: In quel tempo, i farisei se ne andarono e tennero consiglio per vedere come cogliere in fallo Gesù nei suoi discorsi. Mandarono dunque da lui i propri discepoli, con gli erodiani, a dirgli: «Maestro, sappiamo che sei veritiero e insegni la via di Dio secondo verità. Tu non hai soggezione di alcuno, perché non guardi in faccia a nessuno. Dunque, di’ a noi il tuo parere: è lecito, o no, pagare il tributo a Cesare?». Ma Gesù, conoscendo la loro malizia, rispose: «Ipocriti, perché volete mettermi alla prova? Mostratemi la moneta del tributo». Ed essi gli presentarono un denaro. Egli domandò loro: «Questa immagine e l’iscrizione, di chi sono?». Gli risposero: «Di Cesare». Allora disse loro: «Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio». (Mt 22, 15-21).

22 ottobre 2017. Quello dei doveri verso Dio e di quelli verso la comunità civile e politica è un tema che crea molte difficoltà tra i cattolici italiani. Ci sarebbe un impellente bisogno di riaprire luoghi di discussione e dialogo nelle parrocchie, associazioni e movimenti su questo tema. E in questi incontri il primato della Parola di Dio deve essere sacrosanto: il Signore ci comanda di adempiere ai nostri doveri di cittadini di questo mondo, quanto lo fa per quelli verso Dio. Sono ambedue importanti. Al tempo stesso ci chiede di fuggire l'idolatria del potere (cf. Lc 4) e di amarlo e servirlo in ogni nostra azione.

La risposta di Gesù - “Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio" - è virtuosamente tra due estremi: la teocrazia, da una parte, con la sua tendenza a concepire ed assorbire qualsiasi forma di potere nella sfera religiosa (si pensi ad alcuni stati arabi) e, dall’altra, l’invadenza del potere politico nella sfera della libertà personale, specie religiosa, fino a negarla (si pensi ad alcune dittature totalitarie). Esistono poteri e poteri, ciascuno con il proprio ordine e prerogative a cui rispondere: né il potere statale può sostituire quello religioso, né viceversa. Il discorso di Gesù non fa una grinza, ma la prassi ecclesiale italiana lascia spesso a desiderare.

Non ho qui lo spazio per affrontare l'analisi delle cause storiche e teologiche che hanno portato molti cattolici italiani a credere che assolvendo (solo alcuni) doveri verso Dio fosse quasi automatica la strada per il paradiso. E molto spesso, nelle nostre omelie e incontri di formazione, abbiamo dimenticato di riferirci alla fedeltà a Dio che si "traduce" in una fedeltà alla persona, a ogni persona. E, per alcuni aspetti, anche viceversa: amiamo gli altri, paghiamo le tasse, perché crediamo che gli altri sono immagine di Dio e a Lui mi portano.

Ha scritto Edward Schillebeeckx: “Il Cristianesimo radicalizza e relativizza a un tempo la costruzione della città umana”. I due intenti vanno presi insieme, sempre e comunque. Gesù relativizza l’obbedienza a Cesare perché riconosce che esiste anche un’obbedienza a Dio, diversa e più importante: “Gesù rispose al diavolo: Gesù gli rispose: «Sta scritto: Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto»” (Lc 4, 8). Gesù, inoltre, radicalizza il nostro impegno nel mondo “consacrando” uno dei doveri più difficile: quello di pagare le tasse. Paolo preciserà: “Per questo infatti voi pagate anche le tasse: quelli che svolgono questo compito sono a servizio di Dio. Rendete a ciascuno ciò che gli è dovuto: a chi si devono le tasse, date le tasse; a chi l'imposta, l'imposta; a chi il timore, il timore; a chi il rispetto, il rispetto” (Rom 13, 6-7). Quanto ci sarebbe da dire su tutti quei cattolici italiani che credono che la vita cristiana si riduca a pochi atti liturgici e a precise posizioni n materia familiare e sessuale, dimenticando e oscurando tutti i doveri verso gli altri e la comunità politica, nazionale e internazionale.

Prego le parole di David Maria Turoldo: “Signore, salvami dall'indifferenza, da questa anonimia di uomo adulto. E' il male di cui soffriamo senza averne coscienza. Esso è la morte di ogni religione e di ogni possibilità lirica per la creazione; l'indifferenza e l'assenza dello spirito sono la causa della nostra schiavitù e decadenza. Quando un popolo è indifferente, allora sorgono le dittature e l'umanità diventa un gregge solo, appena una turba senza volto; allora il bene è uguale al male, il sacro uguale al profano; e l'amore è unicamente piacere, un male il sacrificio, un peso la libertà e la ricerca”.

Rocco D'Ambrosio


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