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In fretta verso la tomba vuota, di Rocco D'Ambrosio

creato da Rocco D'Ambrosio ultima modifica 17/09/2015 16:33
La resurrezione è una vicenda tanto importante e le donne e gli apostoli hanno fretta di sapere come va a finire. Anche noi abbiamo fretta di sapere se...

 

Il Vangelo odierno: Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro.
Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!».
Pietro allora uscì insieme all’altro discepolo e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò.
Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, e il sudario – che era stato sul suo capo – non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte.
Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. Infatti non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti
(Gv 20, 1-9).

20.4.2014. Nei racconti della resurrezione c’è un ritmo di azione espresso con parole quali di buon mattino e correre. Maria di Magdala va di buon mattino, corre da Simon Pietro e anche questi corre, insieme a Giovanni, verso il sepolcro (Gv 20, Lc 24); le donne, poi, corsero a dare l’annuncio ai suoi discepoli (Mt 28); fuggirono via dal sepolcro (Mc 16). E’ un correre che trova facilmente le sue spiegazioni: l’ansia di far visita alla tomba del Signore e, al tempo stesso, quasi di verificare la sua promessa di risurrezione. E’ una vicenda tanto importante e le donne e gli apostoli hanno fretta di sapere come va a finire.

Da parte sua Gesù appare per confermare e inviare. La conferma di Gesù è senza fretta, anzi il Signore è li per togliere qualsiasi timore e paura. L’angelo dice alle donne: Non abbiate paura, non temete… è risuscitato (Mt 28, Mc 15). La realtà della risurrezione è annuncio di gioia, è realtà di vita e toglie ogni paura: la vita ha vinto la morte per sempre. Su questa serenità si innesta l’invio missionario: Andate in Galilea (Mc 16), dite ai suoi discepoli: E’ risuscitato dai morti (Mt 28).

Il passare dalla fretta, chiamiamola pure paura o ansia, di rivedere il Signore come Risorto, l’essere da Lui tranquillizzati e poi inviati ad annunciarlo credo abbia molto da dire anche a noi che non siamo testimoni oculari della sua risurrezione.

L’ansia e la fretta. Spesso le due cose vanno insieme, specie quando riguardano obbiettivi importanti della nostra vita, in cui vogliamo vedere il bene trionfare subito e pienamente. Quanta fretta abbiamo di arrivare al mattino di Pasqua, alcune volte vorremmo saltare soprattutto il dolore e la passione del venerdì. Non è solo ogni cosa al suo tempo, ma è ben di più. La resurrezione è autentica solo se passa dalla croce.

La conferma. E’ prima di tutto una conferma emotiva: Non abbiate paura, non temete… è risuscitato. Le emozioni hanno il loro peso. E in questo caso sembrano avere più peso. credere che la vita vinca la morte, il bene sconfigga il male, la gioia debelli il dolore non è solo un fatto di testa. Si crede nel Risorto con tutto se stessi: corpo, mente e cuore. E spesso il cuore vacilla più della mente. Non abbiate paura, non temete… è risuscitato, ci ripete Gesù.

L’essere inviati. Gesù ci precede in Galilea. Non siamo soli, mai soli nell’annunciare il lieto evento della risurrezione. E anche quando ascenderà in Cielo ci darà come compagno di viaggio il Suo Spirito. Ma cosa annunciamo? Una volta ho sentito dire in una parrocchia: annunciamo quanto il Signore ha trasformato la nostra vita, annunciamo la nostra esperienza di fede. Ma che sciocchezza è questa? Annunciamo che il Signore è risorto! E la nostra vita? Certo, se l’evento ci ha toccato nel corpo, nel cuore e nella mente, ci trasforma eccome. Ma può anche essere che non ci abbia così trasformato; sarà per questo che non lo annunceremo? No lo annunceremo, sentendo tanta indegnità, ma l’annunceremo! Il Signore è risorto e ciò prescinde dalla mia coerenza. Grazie a Dio.

Il Signore è risorto, è veramente risorto! Ha scritto Ernesto Balducci: l’annuncio pasquale non è fatto per darci una provvisoria esaltazione immaginativa, è fatto per risospingerci alle radici dove noi elaboriamo le nostre scelte fondamentali. È lì che tutto si decide. Dio guarda nel cuore e non alle nostre chiacchiere o ai nostri riti. È in questa profondità, dove noi ci troviamo di continuo al bivio fra morte e vita, che decidiamo di noi stessi e decidiamo del futuro del mondo.

Rocco D’Ambrosio


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