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In cammino con noi, di Rocco D'Ambrosio

creato da Rocco D'Ambrosio ultima modifica 30/04/2017 12:18
E’ una parabola della nostra vita: Gesù cammina con noi e noi non lo riconosciamo...

 

Il vangelo odierno: Ed ecco, in quello stesso giorno [il primo della settimana] due dei [discepoli] erano in cammino per un villaggio di nome Èmmaus, distante circa undici chilometri da Gerusalemme, e conversavano tra loro di tutto quello che era accaduto. Mentre conversavano e discutevano insieme, Gesù in persona si avvicinò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano impediti a riconoscerlo.

Ed egli disse loro: «Che cosa sono questi discorsi che state facendo tra voi lungo il cammino?». Si fermarono, col volto triste; uno di loro, di nome Clèopa, gli rispose: «Solo tu sei forestiero a Gerusalemme! Non sai ciò che vi è accaduto in questi giorni?». Domandò loro: «Che cosa?». Gli risposero: «Ciò che riguarda Gesù, il Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; come i capi dei sacerdoti e le nostre autorità lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e lo hanno crocifisso. Noi speravamo che egli fosse colui che avrebbe liberato Israele; con tutto ciò, sono passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; si sono recate al mattino alla tomba e, non avendo trovato il suo corpo, sono venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo. Alcuni dei nostri sono andati alla tomba e hanno trovato come avevano detto le donne, ma lui non l’hanno visto».

Disse loro: «Stolti e lenti di cuore a credere in tutto ciò che hanno detto i profeti! Non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?». E, cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui.

Quando furono vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. Ma essi insistettero: «Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto». Egli entrò per rimanere con loro.

Quando fu a tavola con loro, prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma egli sparì dalla loro vista. Ed essi dissero l’un l’altro: «Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture?».

Partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, i quali dicevano: «Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone!». Ed essi narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane (Lc 24, 13-35).

30 aprile 2017. Non è solo la prima Eucaristia che Gesù celebra da Risorto, non è solo l’incontro del Risorto con due discepoli delusi e sconfortati, non è solo uno spiegare la Parola e un frazionare il pane. E’ molto di più, questo brano. E’ una parabola della nostra vita: Gesù cammina con noi e noi non lo riconosciamo; e per riconoscerlo abbiamo bisogno che Lui ci spieghi la Parola e spezzi il pane per noi.

E’ parabola della nostra vita anche perché i discepoli dicono di sé, della loro tristezza, dei loro dubbi e della loro ricerca. Sono sinceri e aperti, fino in fondo. Credere in Gesù Risorto non è affatto semplice, anzi è così naturale pensare che sia tutto una bella favola. Non mi hanno mai convinto credenti, di qualsiasi religione o credo laico, che non incontrassero difficoltà. A dire il vero mi fanno un po' paura coloro che non hanno mai difficoltà e ripensamenti, per diversi motivi... Le difficoltà fanno parte della vita. Accettarle e tentare di superarle è segno di saggezza. anche quando riguardano il rapporto con il buon Dio.

Parlo di difficoltà e non di dubbi. La difficoltà consiste nel credere ma nel non saper spiegarsi come; il dubbio è il dilemma tra è vero o non è vero. Crediamo che Gesù è risorto, ci precede sulle nostre strade, non ci abbandona mai; ma non sappiamo quando ci fa visita, non siamo sicuri di riconoscerlo. Tante difficoltà. I discepoli non hanno paura di confessare le loro difficoltà: “Noi speravamo che egli fosse colui che avrebbe liberato Israele; con tutto ciò…”.

Ma non basta confessare le difficoltà. Ci vuole anche ascolto. I discepoli aprono il loro cuore in un clima di ascolto: “E, cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui”. E poi più avanti affermano: “Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture?".

A chi raccontiamo le nostre difficoltà, di fede e non? A chi chiediamo spiegazioni? Chi veramente ascoltiamo? C’è una bella differenza tra un momento di sfogo, con un amico o un parente o un maestro, e un momento di ascolto. Presunzione e superbia ci chiudono all’ascolto. Stupidamente crediamo di sapere tutto e che nessuno possa dipanare le nostre difficoltà. Gesù non ci verrà mai affianco: Dio resiste ai superbi, li disperde "nei pensieri del loro cuore" (Lc 1, 51). Scrive il Siracide: “Molti sono gli uomini orgogliosi e superbi, ma ai miti Dio rivela i suoi segreti” (3,19). E i discepoli di Emmaus, sono miti! Per questo Gesù fa “ardere il loro cuore”. E cosa c’è di più bello, nei momenti di difficoltà, di un amico che ti fa ardere il cuore?

Le Scritture e lo spezzare il pane, ovvero la Parola di Dio e l’Eucaristia, ritmano questo brano. Le difficoltà dei discepoli si incontrano con esse e si incastonano in esse, attingono a esse e da esse traggono forza, cioè da Gesù Parola di Dio che si fa pane per noi, da noi si fa mangiare. Parola di Dio ed Eucaristia. E lì tutte le nostre difficoltà, tutta la nostra esistenza. Si fa così se si vuole che Gesù ci faccia ardere il cuore.

Rocco D’Ambrosio

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