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Imparare la tenerezza, di Rocco D'Ambrosio

creato da Rocco D'Ambrosio ultima modifica 01/08/2020 11:21
Etty Hillesum ci insegna che la tenerezza non nasce sull’onda di un contesto sano e portatore di amore e accoglienza, tutt’altro. Nasce, allora, come sfida di una persona, che nel suo sentire e pensare, non vuole rassegnarsi alla violenza e al male...

 

Il Vangelo odierno: In quel tempo, avendo udito [della morte di Giovanni Battista], Gesù partì di là su una barca e si ritirò in un luogo deserto, in disparte.
Ma le folle, avendolo saputo, lo seguirono a piedi dalle città. Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, sentì
compassione per loro e guarì i loro malati.
Sul far della sera, gli si avvicinarono i discepoli e gli dissero: «Il luogo è
deserto ed è ormai tardi; congeda la folla perché vada nei villaggi a comprarsi da mangiare». Ma Gesù disse loro: «Non occorre che vadano; voi stessi date loro da mangiare». Gli risposero: «Qui non abbiamo altro che cinque pani e due pesci!». Ed egli disse: «Portatemeli qui».
E, dopo aver ordinato alla folla di sedersi sull’erba, prese i cinque pani e i due pesci, alzò
gli occhi al cielo, recitò la benedizione, spezzò i pani e li diede ai discepoli, e i discepoli alla folla.
Tutti mangiarono a sazietà, e portarono via i pezzi avanzati: dodici ceste piene. Quelli che avevano mangiato erano circa cinquemila uomini, senza contare le donne e i bambini
(Mt 14, 13-21).

2 agosto 2020 In tanti ci ricordano che dobbiamo soccorrere coloro che stanno male, molto male, per fame e ingiustizie. Si chiamano profeti, ieri come oggi. Hanno tantissimi nomi; tra gli ultimi: Tonino Bello, Oscar Romero, Teresa di Calcutta, Francesco. Come per il Vangelo, reagiamo in diversi modi al loro appello per gli ultimi, agli inviti a sfamare gli affamati. Mi concentro su un piccolo-grande particolare: è una qualità necessaria e indispensabile perché gli appelli portino frutti. E’ contenuta in quel passaggio evangelico: Gesùvide una grande folla, sentì compassione per loro e guarì i loro malati”. Gli studiosi sono concordi sul considerare quella compassione come una vera e propria tenerezza. Gesù senti tenerezza per coloro che avevano fame ed erano ammalati.

Non ci manca la Parola di Dio, non ci mancano i profeti. Forse ci manca la tenerezza. Ci sono diversi modi di reagire quando ci dicono che altri, vicini o lontani, stanno male e hanno bisogno di noi. Al tempo stesso, per ognuna di queste reazioni, ci sono tante motivazioni, di tutti i tipi. Ma siamo teneri? No, molto spesso siamo duri: con i nostri giudizi, con l’indifferenza, con mille scuse per non darci da fare. Siamo duri, troppo duri. E molto, attorno a noi, ci spinge a diventarlo di più. La crisi sanitaria del Covid ci ha reso più teneri?

Esiste un modo per guarire dall’indifferenza? Ci si può educare alla tenerezza? Credo proprio di si. 

Con piccoli e grandi bisognerebbe iniziare col dire che essere teneri non riguarda solo l’intimità della nostra vita familiare e relazionale. Essere teneri è una virtù da spendere in ogni ambiente: lavorativo, sociale, politico economico e via dicendo. La tenerezza è così lontana dal nostro modo di ragionare che non riusciamo a scoprire nessun nesso tra tenerezza e vita professionale, o politica o economica. Tranne piccole eccezioni, dove la tenerezza è quasi sinonimo di stupidità. Eppure essere teneri è possibile, anzi è l'unica via per sfuggire all’indifferenza. Senza rinnegare la nostra ragione e il nostro buon senso, anzi potenziandoli.  

Etty Hillesum, nella tragicità di un lager, riesce a sentire un’infinita tenerezza e sceglie, così, di essere il “cuore pensante dell’intero campo di concentramento”. Testimonianza sublime, ma non per questo lontana e inutile per la nostra esperienza quotidiana. La sua tenerezza non nasce sull’onda di un contesto sano e portatore di amore e accoglienza, tutt’altro. Nasce, allora, come sfida di una persona, che nel suo sentire e pensare, non vuole rassegnarsi alla violenza e al male. E’ tenera perché ha un cuore pensante e il suo sentire e pensare sono profondi. “Io vivo – scrive nel Diario - vivo pienamente e la vita vale la pena viverla ora, oggi, in questo momento…E questo probabilmente esprime il mio amore per la vita. Io riposo in me stessa. E quella parte di me, la parte più profonda e la più ricca in cui riposo è ciò che io chiamo Dio”. La tenerezza, ossia un modo di essere e di rispondere alla durezza del mondo.

Rocco D’Ambrosio

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Cercasi un fine. Presentandoci
2020
13th of January 2020, BBC interviews our Director Rocco D'Ambrosio on the case of the book of Ratzinger-Sarah
Il nostro direttore Rocco D'Ambrosio intervistato dalla BBC
2020
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Auguriamo al gruppo di essere attivo e proficuo nella ricerca de nostro Fine come don Milani insegna: "Bisogna che il fine sia onesto. Grande. Il fine giusto è dedicarsi al prossimo. E in questo secolo come lei vuole amare se non con la politica o col sindacato o con la scuola? Siamo sovrani. Non è più il tempo delle elemosine, ma delle scelte".

 

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